Fotovoltaico a Braccagni: assemblea su undici progetti | MaremmaOggi Skip to content

Undici progetti nelle campagne della Maremma: a Braccagni cresce la paura per paesaggio e case

All’assemblea della Pro Loco illustrati undici progetti tra fotovoltaico e agrivoltaico, per circa 432 MW secondo i dati presentati. I timori dei residenti, le critiche di Italia Nostra e delle Sentinelle e la posizione favorevole di Borgia
Un impianto agrivoltaico
Un impianto agrivoltaico come quelli che sono previsti nella zona di Braccagni, Gavorrano e dintorni

BRACCAGNI. Le case acquistate con i risparmi di una vita, i terreni coltivati, gli orizzonti aperti della piana: sono questi i luoghi che i cittadini temono di vedere cambiare. Undici progetti tra fotovoltaico e agrivoltaico, per circa 432 MW secondo i dati presentati durante la serata, hanno acceso il confronto nell’assemblea di venerdì 9 ottobre, promossa dalla Pro Loco Braccagni–Montepescali. Fra le preoccupazioni per il paesaggio e il valore delle abitazioni, le critiche al «latifondo energetico» e la difesa delle possibilità dell’agrivoltaico, emerge una richiesta: valutare che cosa potrebbe accadere al territorio se più impianti venissero realizzati insieme.

Secondo i dati illustrati durante l’incontro, sarebbero undici i progetti tra fotovoltaico e agrivoltaico, per una potenza complessiva di circa 432 MW, distribuiti nell’area tra Grosseto, Braccagni, Sticciano e Gavorrano. A questi, nel quadro presentato ai partecipanti, si aggiungono sistemi di accumulo energetico e un progetto eolico.

Numeri che hanno alimentato un confronto sul consumo dei terreni agricoli, sul cambiamento del paesaggio e sulla distribuzione dei benefici economici della produzione energetica. Ma anche una discussione fra posizioni differenti: accanto alle critiche rivolte ai grandi impianti, durante la serata è stata sostenuta la possibilità di far convivere agricoltura e produzione di energia.

La questione emersa con maggiore forza riguarda l’effetto complessivo dei progetti: che cosa accadrebbe alla piana se più impianti, oggi esaminati attraverso procedimenti distinti, venissero realizzati nello stesso territorio?

Undici progetti e il timore di una trasformazione della piana

L’incontro, descritto dagli organizzatori come affollato, ha riportato al centro del dibattito le conseguenze che le nuove installazioni potrebbero avere per chi nella campagna vive, lavora e ha investito.

Il dato dei circa 432 MW è quello presentato durante l’assemblea. Va riferito ai progetti illustrati, senza confonderlo con una potenza già installata o con un insieme di opere tutte autorizzate e destinate certamente alla costruzione.

È però la concentrazione delle proposte a preoccupare i partecipanti. Oltre ai pannelli, il confronto ha riguardato le strutture di sostegno, le cabine, i collegamenti elettrici, gli accumuli e le altre opere necessarie al funzionamento degli impianti.

Da qui la richiesta di considerare il territorio nel suo insieme, valutando come le diverse installazioni potrebbero interagire fra loro e con le attività agricole, le abitazioni e il paesaggio.

Pratesi: «Il paesaggio è una risorsa economica fondamentale»

Fra gli intervenuti c’era Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, che ha richiamato l’attenzione sul valore economico del paesaggio.

Il suo ragionamento parte dal rapporto fra qualità dell’ambiente e capacità di un territorio di attrarre turismo, sostenere l’agricoltura e mantenere la propria attrattività residenziale.

«Il paesaggio non è soltanto un patrimonio estetico o culturale, ma una risorsa economica fondamentale, soprattutto in una regione come la Toscana e in un territorio come la Maremma, la cui attrattività turistica, agricola e residenziale dipende in larga misura dalla qualità dell’ambiente. Trasformare campagne e colline in distese di pannelli fotovoltaici significa compromettere un capitale collettivo che non potrà essere ricostituito una volta distrutto».

Pratesi ha inoltre contestato una rappresentazione del fotovoltaico come energia semplicemente “pulita”. Secondo il presidente di Italia Nostra Toscana, una valutazione ambientale completa deve comprendere anche materie prime, energia e processi industriali impiegati nella produzione dei pannelli, oltre alle questioni relative allo smaltimento e al riciclo a fine vita.

Una posizione che porta la discussione oltre il momento della produzione elettrica e invita a considerare l’intero ciclo di vita delle apparecchiature e gli effetti della loro collocazione.

Marini e il rischio di un «latifondo energetico»

Patrick Marini, fondatore del comitato “Le Sentinelle”, ha concentrato il proprio intervento sulle conseguenze economiche e sociali della diffusione dei grandi progetti.

Marini ha descritto il fenomeno come una forma di colonizzazione energetica, proponendo un paragone con l’antico latifondo. Nella sua lettura, il controllo economico delle superfici agricole rischia di concentrarsi nelle mani di grandi operatori dell’energia, mentre una parte significativa dei profitti viene trasferita verso centri finanziari e decisionali esterni al territorio, anche all’estero.

«Il rischio è quello di una nuova forma di latifondo energetico», ha osservato.

Il punto sollevato dalle Sentinelle riguarda quindi il rapporto fra chi ricava i principali benefici economici e chi convive con la trasformazione dei luoghi. Secondo Marini, le comunità rischiano di sostenere le conseguenze ambientali e paesaggistiche delle installazioni senza partecipare in misura corrispondente alla ricchezza prodotta.

È una critica al modello di sviluppo e alla distribuzione dei suoi vantaggi, che pone al centro il ruolo delle popolazioni locali nelle scelte sul territorio.

Borgia difende l’agrivoltaico e invita a visitare il progetto pilota

Durante l’assemblea è stata espressa anche una posizione favorevole alle possibilità offerte dalle energie rinnovabili.

Giulio Borgia, produttore di biogas, ha difeso in particolare le potenzialità dell’agrivoltaico, sostenendo la possibilità di conciliare produzione energetica e attività agricola. Per rendere concreto il confronto, ha invitato i presenti a visitare il proprio progetto pilota.

L’intervento ha alimentato una discussione vivace, nella quale dal pubblico sono arrivate numerose osservazioni critiche.

La presenza di questa posizione aggiunge un elemento importante alla serata: il confronto ha riguardato anche le condizioni alle quali un impianto possa integrarsi con l’agricoltura e il modo in cui verificare tale integrazione.

La possibilità di continuare a coltivare, sostenuta da Borgia, si è così confrontata con le preoccupazioni relative alle dimensioni dei progetti, alla loro concentrazione e agli effetti sul paesaggio.

Le case in campagna e la paura di perdere valore

Fra gli interventi dei cittadini è emerso il timore che la vicinanza a grandi impianti possa incidere sul valore delle abitazioni e dei terreni circostanti.

Una preoccupazione legata anche ai sacrifici economici compiuti per acquistare una casa in campagna, costruirla o recuperare un edificio esistente. Per diverse famiglie, il contesto nel quale si trova l’immobile rappresenta una parte essenziale della scelta di viverci e dell’investimento effettuato.

Durante la serata è stata quindi posta la questione di chi dovrebbe farsi carico di un’eventuale perdita di valore e di quali strumenti possano tutelare i proprietari e le comunità.

Si tratta di timori espressi nel confronto pubblico: il resoconto dell’assemblea non riporta perizie o misurazioni che consentano di quantificare un deprezzamento. Ma la domanda rende evidente quanto il dibattito venga percepito come vicino alla vita quotidiana delle persone.

Alcuni dei progetti discussi in assemblea

Questi sono alcuni dei progetti discussi in assemblea, per i quali i documenti pubblici permettono di individuare potenze e riferimenti amministrativi. La ricognizione non costituisce l’elenco completo degli undici richiamati durante la serata; inoltre, i valori devono essere letti distinguendo potenza di picco, potenza nominale e versioni progettuali.

Progetto Potenza riportata nei documenti
Braccagni 38,47 MWp
Poggione 45,78 MWp di picco e 44 MW nominali
Grosseto Alfepo 68,284 MWp
GR Gavorrano 44,2925 MWp, con accumulo da 22 MW
Agrivoltaico avanzato Gavorrano 39 MW, con accumulo da 12 MW
GR Rugginosella 66,43 MWp, con accumulo da 61,80 MW
AGV Le Rogaie 44,99 MWp
La Maremmana 49 MWp, con accumulo da 18 MW

I progetti Braccagni, Poggione, Grosseto Alfepo e GR Gavorrano sono identificabili attraverso i fascicoli ministeriali. Gli altri trovano riscontro nella documentazione ministeriale e regionale, compreso l’avviso del 2026 relativo a Rugginosella.

I sistemi di accumulo BESS sono una componente distinta: immagazzinano energia e la restituiscono successivamente. La loro potenza non va aggiunta a quella dei pannelli per descrivere la capacità di produzione solare.

Sul progetto di Braccagni la Regione ha già espresso parere contrario

Una delle questioni discusse dalla comunità ha un riscontro negli atti regionali.

Con la delibera 123 del 16 febbraio 2026, la Regione Toscana ha espresso parere contrario nell’ambito della VIA statale sul progetto di Grosseto Green Power a Braccagni: 38,47 MWp, circa 57,25 ettari e 55.748 pannelli. Il parere regionale va distinto dalla decisione ministeriale conclusiva. 

Le criticità riguardano paesaggio, effetti cumulativi, definizione delle opere elettriche e verifiche idrauliche. L’istruttoria riconosce i benefici energetici e la prevista continuità agricola, ma ritiene irrisolti problemi rilevanti di inserimento territoriale. Il confronto sull’agrivoltaico, quindi, riguarda anche la compatibilità del singolo progetto con il luogo scelto. 

Il progetto eolico amplia il quadro

Il dibattito ha riguardato anche l’eolico. Sul portale ministeriale figura il “Parco Eolico Grosseto” da 60 MW, con impianto e opere connesse nei comuni di Castiglione della Pescaia, Gavorrano e Grosseto. 

La presenza di tecnologie e infrastrutture differenti amplia il quadro delle trasformazioni possibili e rende centrale la richiesta di una valutazione complessiva.

Il punto sollevato durante l’assemblea è proprio questo: esaminare le singole installazioni mantenendo visibile anche lo scenario territoriale che potrebbe derivare dalla loro realizzazione contemporanea.

Nel confronto entra anche il nucleare

Durante la serata si è discusso inoltre di energia nucleare, indicata in alcuni interventi come un’alternativa da valutare per l’elevata densità energetica e il consumo di territorio ritenuto più contenuto rispetto ai grandi impianti solari ed eolici.

Dal resoconto degli organizzatori emerge un orientamento favorevole a prendere in considerazione questa tecnologia nel dibattito sulla decarbonizzazione.

Il tema è stato affrontato come possibile alternativa nel confronto sulle politiche energetiche: non come proposta di localizzazione di un impianto in Maremma.

La richiesta di poter partecipare alle scelte

L’assemblea di Braccagni ha riportato al centro il rapporto fra transizione energetica e futuro delle comunità rurali.

Da una parte c’è la possibilità, sostenuta nell’intervento di Borgia, di associare attività agricola e produzione energetica. Dall’altra ci sono le preoccupazioni di associazioni e cittadini per il paesaggio, il controllo economico dei terreni e il patrimonio delle famiglie.

Fra questi aspetti si colloca la richiesta emersa dalla serata: conoscere i progetti, comprenderne gli effetti complessivi e partecipare alle decisioni che possono cambiare i luoghi nei quali si vive.

Perché nella piana intorno a Braccagni la discussione sui pannelli coinvolge il lavoro nei campi, l’attrattività turistica, le abitazioni e il valore attribuito al paesaggio. Ed è su questo insieme di interessi che cittadini e associazioni chiedono un confronto pubblico.

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