Pietro Buso è morto, lutto nel calcio maremmano | MaremmaOggi Skip to content

Addio a Pietro Buso, il calcio maremmano perde uno dei suoi padri nobili

Storico segretario della Figc grossetana, aveva attraversato trent’anni di calcio provinciale diventando un punto di riferimento per società e dirigenti. I funerali giovedì 8 ottobre alla Santa Famiglia
Pietro Buso
Pietro Buso

GROSSETO. Per decenni, per chiunque avesse a che fare con il calcio in provincia di Grosseto, Pietro Buso è stato semplicemente una certezza. Una di quelle persone che non avevano bisogno di stare sotto i riflettori per diventare un punto di riferimento per tutti.

Pietro Buso è morto a 87 anni, lasciando un grande vuoto nel mondo dello sport maremmano. La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente tra società, dirigenti e addetti ai lavori, suscitando dolore e facendo riaffiorare i ricordi di tantissime persone che, nel corso degli anni, avevano avuto modo di conoscerlo.

Buso è stato infatti uno dei padri nobili del calcio maremmano, protagonista di una storia costruita soprattutto dietro le quinte, con discrezione, competenza e una passione che lo ha accompagnato per gran parte della sua vita.

Dal Barbanella alla Figc, una vita dentro il calcio

Il suo percorso nel mondo del pallone era cominciato come dirigente del Barbanella, prima dell’ingresso nella Federazione italiana gioco calcio.

Da lì sarebbe iniziata una lunghissima esperienza, durata circa trent’anni, che lo avrebbe portato a diventare lo storico segretario della Figc grossetana.

Buso attraversò diverse stagioni del calcio provinciale e lavorò durante le presidenze di Gianni Canuti, Fabrizio Comandi e Agide Rossi. Cambiavano le società, i dirigenti e le generazioni di calciatori, ma lui restava lì, punto di riferimento della struttura federale e soprattutto delle tante realtà calcistiche sparse in tutta la Maremma.

Per intere generazioni di dirigenti Pietro Buso era la persona alla quale rivolgersi quando c’era un problema da risolvere, un dubbio da chiarire o semplicemente la necessità di confrontarsi con qualcuno che conosceva profondamente quel mondo.

Il ricordo che va oltre il suo incarico

Raccontare Pietro Buso soltanto attraverso gli incarichi ricoperti, però, significherebbe raccontarne solo una parte.

In tanti anni aveva costruito una rete enorme di rapporti umani. Era conosciuto in tutta la provincia e aveva incontrato centinaia di dirigenti, collaboratori, allenatori e appassionati. Molti di loro oggi ricordano soprattutto la sua disponibilità, la serietà e il modo semplice e diretto di stare tra le persone.

È anche per questo che la notizia della sua morte ha suscitato un dolore così diffuso. Perché se ne va un uomo che ha attraversato una parte importante della storia sportiva grossetana e che, per moltissimi protagonisti di quella storia, aveva un volto e un nome ben precisi.

Uno dei volti della storia sportiva di Grosseto

Pietro Buso apparteneva a una generazione di uomini di sport abituati a lavorare lontano dai riflettori. Persone che raramente finivano sulle prime pagine, ma senza le quali sarebbe stato molto più difficile mandare avanti società, campionati e federazioni.

Trent’anni in Figc significano migliaia di partite, decine di campionati e generazioni intere di dirigenti e calciatori. Significano anche aver visto cambiare profondamente il calcio dilettantistico, restando però sempre al servizio di chi quel calcio lo viveva ogni giorno.

Ed è forse questo il lascito più importante di Pietro Buso: essere diventato parte della storia dello sport maremmano senza aver mai avuto bisogno di esserne protagonista.

I funerali saranno celebrati giovedì 8 ottobre nella chiesa della Santa Famiglia a Grosseto. L’orario sarà comunicato dopo la conferma della famiglia.

A Elia, Patrizia e Claudio e a tutta la famiglia Buso vanno le più sentite condoglianze della redazione.

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