Spocciatura ad Alberese, l’antico rito dei butteri maremmani | MaremmaOggi Skip to content

Cavalli dentro la mandria e butteri al lavoro: il rito che ad Alberese si ripete da generazioni

È la spocciatura, tradizionalmente celebrata il primo lunedì di ottobre: i piccoli di 6-10 mesi vengono separati dalle madri e comincia la scelta dei capi che resteranno nella Tenuta
Un momento della spocciatura 2026 ad Alberese
Un momento della spocciatura 2026 ad Alberese

ALBERESE. Prima bisogna riunirle tutte. Le grandi vacche maremmane, con le corna a lira, e accanto i vitelli nati nei mesi scorsi. Poi comincia il lavoro degli uomini e dei cavalli. Non ci sono recinti da aprire e chiudere per dividere semplicemente un gruppo dall’altro. Bisogna entrare nella mandria, leggerne i movimenti, accompagnarla e, usando anche il corpo dei cavalli, riuscire poco alla volta a separare i piccoli dalle loro madri.

Ad Alberese questo lavoro ha un nome antico: spocciatura.

E ha anche un giorno preciso. La tradizione vuole che si faccia il primo lunedì di ottobre. E così è stato anche oggi, 5 ottobre, nell’Azienda regionale di Alberese, all’interno del Parco della Maremma.

Un rito che arriva dal passato ma che qui non viene rappresentato per ricordare come si lavorava una volta. Si fa perché è ancora parte del lavoro vero dei butteri e della gestione della mandria di razza Maremmana.

«È una tradizione alla quale teniamo e che vogliamo mantenere», spiega Donatella Ciofani, direttrice del Parco della Maremma, che ha seguito la spocciatura insieme al presidente Simone Rusci.

I quattro butteri dentro la mandria

A guidare il lavoro sono stati i quattro butteri dell’azienda: Luca Bettiol di Alberese, Luca De Santis di Latina, Alessandro Angeletti di Orbetello e Daniele Appolloni di Viterbo. Con loro anche altri cavalcanti, fra i quali anche una donna. Ma il progetto è anche di aprire una scuola per i butteri, per trovare nuove figure professionali.

Uomini e cavalli sono entrati al lavoro dopo che i bovini dell’azienda erano stati riuniti. È in quel momento che comincia una delle operazioni più delicate dell’intero anno.

I vitelli da separare hanno tra i 6 e i 10 mesi. Sono quelli nati indicativamente tra gennaio e maggio e che fino a questo momento sono rimasti insieme alle madri.

La stessa organizzazione naturale dell’allevamento di Alberese segue il ritmo delle stagioni: le fonti del Parco indicano infatti nella primavera il periodo principale delle nascite e nei primi giorni di ottobre quello dello svezzamento.

Il cavallo diventa lo strumento di lavoro del buttero

Guardare una spocciatura significa capire perché, ad Alberese, il cavallo non sia soltanto un simbolo della Maremma. È uno strumento di lavoro. I butteri devono riuscire a muoversi dentro un branco di animali allevati allo stato brado, anticiparne gli spostamenti e creare progressivamente una separazione tra le vacche e i loro piccoli.

Il cavallo diventa quasi un prolungamento del corpo del buttero. Con la sua presenza occupa uno spazio, chiude un passaggio, indirizza un animale verso una parte o l’altra della mandria.

È un sapere che difficilmente può essere imparato soltanto sui libri.

Ancora oggi i butteri di Alberese trascorrono buona parte delle proprie giornate a cavallo: controllano gli animali, gli spostamenti delle mandrie, i pascoli, le recinzioni e i punti d’acqua, individuano le femmine prossime al parto e seguono le monte. La spocciatura è uno dei momenti nei quali tutte queste competenze devono essere utilizzate insieme.

Per i vitelli comincia una nuova vita

Separare i vitelli dalle madri è però soltanto la prima parte del lavoro. Una volta conclusa la spocciatura comincia infatti la selezione dei giovani animali. È questo uno degli aspetti che rende la giornata del primo lunedì di ottobre fondamentale per il futuro dell’allevamento.

Viene fatta una prima scelta dei capi, orientata soprattutto alla conservazione delle razze autoctone e delle diverse linee genetiche.

Una parte degli animali resterà nell’azienda di Alberese. Altri saranno invece destinati al mercato. La selezione non serve dunque soltanto a decidere quali animali vendere: serve anche a stabilire quali caratteristiche della mandria dovranno essere portate nel futuro.

LE FOTO

Ad Alberese si custodisce la razza Maremmana

È qui che un rito apparentemente antico incontra la zootecnia moderna. L’allevamento della Tenuta è brado: gli animali vivono all’aperto durante tutto l’anno e vengono gestiti ancora oggi dai butteri in sella ai cavalli maremmani. Ma dietro questa immagine, che sembra appartenere a un’altra epoca, c’è un preciso lavoro di selezione.

Le vacche vengono accoppiate con i tori secondo piani genetici, proprio per conservare le caratteristiche della razza ed evitare problemi nelle linee di sangue.

Ad Alberese ha sede anche il Centro di selezione Anabic per i torelli di razza Maremmana, dove le prove puntano a migliorare le caratteristiche produttive senza perdere ciò che rende questa razza unica: rusticità, resistenza e capacità di vivere negli ambienti difficili dell’allevamento brado.

E a Spergolaia sono conservati i registri nei quali sono annotati nomi, genealogie e destino degli animali nati e allevati nella Tenuta. La memoria della mandria, generazione dopo generazione.

IL VIDEO

Una razza che è parte del paesaggio della Maremma

La Maremmana non è soltanto una razza bovina. È uno degli animali che hanno contribuito a costruire l’immagine stessa di questo territorio: il mantello grigio, le grandi corna a lira, la capacità di vivere all’aperto nella macchia, nei boschi e nei pascoli.

Una razza rustica, selezionata per secoli in un ambiente nel quale gli animali dovevano essere capaci di adattarsi a condizioni non semplici.

E proprio la tutela di questo patrimonio genetico spiega perché una giornata come quella della spocciatura abbia ancora oggi un valore che va ben oltre la tradizione.

Il momento più importante dell’anno

«È il momento più importante dell’anno di lavoro dell’azienda», spiega ancora Donatella Ciofani. Perché in quelle ore si incontrano tutte le anime di Alberese. Ci sono i butteri e i loro cavalli. Ci sono le vacche maremmane e i vitelli nati durante l’anno. Ci sono una tecnica di lavoro tramandata nel tempo e una selezione genetica che guarda invece agli anni che verranno.

E c’è una data che continua a essere rispettata. Il primo lunedì di ottobre.

Quando arriva quel giorno, ad Alberese si raduna la mandria e i butteri tornano a fare quello che generazioni di uomini a cavallo hanno fatto prima di loro.

Non per mettere in scena il passato, ma perché, qui, quel passato serve ancora per costruire il futuro della razza Maremmana.

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