GROSSETO. Ci sono luoghi della Maremma che abbiamo visto centinaia di volte. Un vicolo che sale, una scala consumata, un arco tra due case, un muro di pietra, una porta, una prospettiva che si apre improvvisamente oltre una curva. Poi arriva qualcuno che li guarda attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica e quegli stessi luoghi sembrano diventare altri.
È quello che accade nelle fotografie di Eugenio Benesperi, protagonista della mostra “Antichi borghi di Maremma”, che dall’8 al 18 ottobre 2026 sarà ospitata nei locali della redazione di MaremmaOggi, in piazza Mensini 1, nel centro storico di Grosseto.
Una mostra alla quale teniamo particolarmente e alla quale vogliamo invitare i nostri lettori e tutti i maremmani. Perché quelle appese alle pareti non saranno soltanto fotografie. Saranno pezzi della nostra terra.
La Maremma raccontata senza colori
Benesperi ha scelto il bianco e nero. E proprio togliendo il colore riesce, paradossalmente, a far emergere particolari che rischieremmo di non vedere. Le pietre diventano materia. Le ombre disegnano le strade. Le linee delle case accompagnano lo sguardo. Archi, scalinate, muri, tetti, porte e vicoli raccontano una storia che viene da molto lontano.
È una Maremma diversa da quella delle cartoline. Non ci sono tramonti da copertina, spiagge o immagini costruite per stupire. Ci sono i paesi e ciò che il tempo ha lasciato sulle loro pietre.
È proprio questo uno degli elementi sottolineati da Pietro Pettini, architetto grossetano, storico e profondo conoscitore del territorio, nell’introduzione che accompagna il lavoro di Benesperi.
Il bianco e nero, scrive Pettini, mette in risalto «l’essenza della scena» e consegna alle fotografie un valore senza tempo e una maggiore forza narrativa. I protagonisti diventano così le linee geometriche, i paramenti murari, i particolari costruttivi, i volumi e le prospettive. Ma anche le superfici ruvide delle pietre, quasi capaci di uscire dalla fotografia.
Quei borghi nati sulle colline per difendersi
Guardare queste immagini significa anche capire perché la Maremma che conosciamo oggi ha questa forma. Pettini ricostruisce il lunghissimo processo storico che, dopo la crisi delle antiche città romane, spinse le popolazioni verso le alture. I paesi salirono sulle colline, dove era più facile difendersi, controllare il territorio e costruire insediamenti protetti.
Le strade di crinale diventarono grandi vie di comunicazione e attorno ad esse crebbero nuclei abitati, castelli e villaggi.
È la storia della Maremma medievale, della sua “città diffusa”, fatta non da un unico grande centro urbano ma da tanti insediamenti sparsi sul territorio.
Alcuni sono sopravvissuti e cresciuti. Altri hanno perso progressivamente abitanti. Altri ancora conservano nelle loro strade una struttura che racconta, ancora oggi, ciò che accadeva molti secoli fa.
Le pietre raccontano chi eravamo
Ci sono i centri di sommità, quelli di crinale, quelli costruiti su uno sperone e quelli nati ai piedi di un colle. La forma di ciascun paese non è casuale: è stata modellata dal terreno e dalla necessità degli uomini che lo abitavano.
E dietro quei castelli ci sono anche le grandi famiglie che hanno attraversato la storia della Maremma: dagli Aldobrandeschi ai Pannocchieschi, dagli Ardengheschi ai Gherardeschi, dai Giudieschi agli Alberti, prima delle dominazioni senese e medicea. Sono secoli di storia rimasti impressi nelle cinte fortificate, nelle torri, nelle chiese, nei palazzi civici, ma anche nelle cose apparentemente più piccole.
Una scalinata. Un sottopasso. Un arco che sostiene un’abitazione. Una fontanella. Un vicolo stretto tra due muri.
Sono proprio questi particolari che l’obiettivo di Benesperi va a cercare. E, messi uno accanto all’altro, diventano il ritratto di una terra.
Centinaia di fotografie per raccontare i paesi della Maremma
Quella esposta a MaremmaOggi è soltanto una parte di un lavoro molto più grande. Benesperi ha realizzato centinaia e centinaia di immagini, costruendo negli anni una vera indagine fotografica sui borghi e sugli antichi centri del territorio grossetano.
Un lavoro che assume un significato ancora più forte in un momento nel quale alcuni di questi luoghi devono fare i conti con spopolamento e abbandono.
La fotografia diventa così anche memoria. Fissa ciò che esiste oggi, ma inevitabilmente pone una domanda sul domani: che cosa resterà di questi paesi e chi continuerà ad abitare quelle case, quei vicoli, quelle piazze?
Chi è Eugenio Benesperi
Eugenio Benesperi è nato nel 1939 e vive a Grosseto.
Ha iniziato a fotografare con assiduità negli anni Ottanta, inizialmente durante i suoi viaggi all’estero. L’incontro con paesi, paesaggi e realtà sociali differenti ha alimentato una curiosità che nel tempo si è trasformata in una ricerca continua attraverso la fotografia.
Ha cominciato con le diapositive, è passato alla camera oscura e alla fotografia in bianco e nero e, con l’arrivo del digitale, alla reflex.
Nel corso degli anni ha fatto parte di diverse realtà fotografiche grossetane: Il Contrasto, Grosseto Immagine, Maremma Fotoclub e Photodigital Grosseto, partecipando a mostre, corsi e concorsi.
Tra i suoi soggetti preferiti ci sono il reportage e i paesaggi naturali e urbani. Ma alla base di tutto rimane una parola: curiosità. È quella che lo porta a fermarsi davanti a qualcosa che molti altri attraverserebbero senza accorgersene.
Dal 8 ottobre le porte di MaremmaOggi si aprono alla città
La mostra “Antichi borghi di Maremma” sarà inaugurata giovedì 8 ottobre alle 18 nella redazione di MaremmaOggi, in piazza Mensini 1, nel centro storico di Grosseto. Con un aperitivo di benvenuto. La mostra è sponsorizzata da Beyfin (fornitori di gasolio e gpl per riscaldamento e autotrazione a privati e aziende) e supermercati Conad di Grosseto.
Resterà aperta fino a domenica 18 ottobre. Gli orari di visita sono dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 19.30.

E questa volta l’invito ai nostri lettori è particolarmente semplice: venite a trovarci. Entrate in redazione, fermatevi davanti alle fotografie di Eugenio Benesperi e provate a guardarle senza fretta.
Magari riconoscerete un paese, una strada, un angolo nel quale siete passati decine di volte. Oppure scoprirete un pezzo di Maremma che non avete mai visto. Perché a volte basta togliere il colore per ritrovare tutta la storia di una terra.



