La Maremma ha pochi stranieri, ma senza di loro sarebbe ancora più vecchia: la fotografia che cambia i paesi | MaremmaOggi Skip to content

La Maremma ha pochi stranieri, ma senza di loro sarebbe ancora più vecchia: la fotografia che cambia i paesi

Il Rapporto 2026 della Regione fotografa una delle aree con minore incidenza della Toscana. Ma proprio qui la popolazione straniera si concentra nelle età del lavoro e diventa importante nei territori che combattono contro spopolamento e invecchiamento
Donne straniere in piazza Dante

GROSSETO. Sono meno che in molte altre parti della Toscana. Ma proprio nella Maremma che perde abitanti, invecchia e fatica a mantenere vivi i paesi più piccoli, la loro presenza assume un peso che va ben oltre la semplice percentuale sul totale della popolazione.

È una delle letture più interessanti che emerge dal nuovo Rapporto sull’immigrazione in Toscana 2026, realizzato dall’Osservatorio sociale regionale insieme ad Anci Toscana. Un lavoro che analizza non soltanto quanti siano i residenti stranieri, ma dove vivano, quanti anni abbiano, come lavorino, studino e si inseriscano nei territori. 

E la Maremma presenta una situazione particolare.

La Toscana è all’11,8%, la Maremma è tra le aree con i valori più bassi

In Toscana vivono 433.381 cittadini stranieri, pari all’11,8% della popolazione. Se al dato sulla cittadinanza si aggiungono gli italiani nati all’estero e le seconde generazioni naturalizzate, la popolazione con background migratorio arriva a circa il 15%. 

La geografia regionale, però, è estremamente diversa.

Tra le zone-distretto l’incidenza degli stranieri oscilla infatti dal 6,75% al 22,46%: più del triplo tra un territorio e l’altro.

E proprio le aree costiere meridionali, insulari e appenniniche sono quelle con i valori più bassi. Dentro questa fascia ricadono le due grandi articolazioni della provincia grossetana considerate dal rapporto: Amiata Grossetana-Colline Metallifere-Grossetana e Colline dell’Albegna.

La spiegazione indicata dagli stessi ricercatori riguarda soprattutto la distribuzione delle opportunità di lavoro e l’accessibilità ai servizi. Nei comuni-polo delle aree interne l’incidenza degli stranieri arriva mediamente al 13,5%, per diminuire man mano che aumenta la distanza dai centri dove sono disponibili i servizi essenziali.

Ma gli stranieri sono soprattutto nelle età in cui si lavora e si fanno figli

Ed è qui che il dato assume un significato particolare per una provincia come Grosseto.

La popolazione italiana e quella straniera hanno infatti due strutture per età profondamente differenti.

Tra gli stranieri, la fascia 35-49 anni rappresenta il 30% della popolazione, contro appena il 17% tra gli italiani. Complessivamente, gli under 30 sono il 33,2%, contro il 24,3% degli italiani.

All’altra estremità della piramide demografica, gli over 65 sono appena il 7,8% degli stranieri, mentre rappresentano il 29,3% della popolazione italiana. L’immigrazine in Toscana_2026_i…

Il rapporto sottolinea per questo che la presenza straniera si concentra proprio nelle classi di età lavorative e riproduttive, quelle nelle quali la popolazione italiana si sta progressivamente assottigliando. L’immigrazine in Toscana_2026_i…

Un elemento particolarmente significativo in una Maremma alle prese con l’invecchiamento e lo spopolamento delle aree interne.

La comunità romena resta la più numerosa

C’è poi una geografia dentro la geografia.

Nel 2025 la comunità cinese è diventata la più numerosa della Toscana, superando per la prima volta quella romena. Ma la situazione cambia radicalmente spostandosi verso sud.

Nella Toscana meridionale, infatti, la cittadinanza romena resta quella maggiormente presente.

Il rapporto spiega che queste differenze non sono casuali: nel tempo si sono create vere e proprie specializzazioni territoriali legate alle catene migratorie e alle caratteristiche dell’economia locale.

Il lavoro è il punto debole delle aree periferiche

La Maremma compare anche nelle mappe dedicate al lavoro.

La Regione rileva che i tassi di occupazione degli stranieri sono maggiori nei sistemi produttivi della Toscana centrale e diminuiscono nelle aree periferiche e in alcune zone meridionali, dove i mercati del lavoro sono più deboli o maggiormente legati alla stagionalità.

La stessa dinamica compare nell’inattività: questa aumenta nelle aree montane e meridionali e il rapporto cita espressamente Colline dell’Albegna e Amiata tra i territori nei quali una quota maggiore della popolazione straniera rimane fuori dal mercato del lavoro.

In Maremma 53 enti impegnati nell’integrazione

C’è infine un dato meno visibile, ma significativo.

Nella zona Amiata Grossetana-Colline Metallifere-Grossetana risultano 43 enti del Terzo settore che dichiarano di occuparsi anche di accoglienza umanitaria e integrazione sociale dei migranti: 23 associazioni di promozione sociale, 14 organizzazioni di volontariato e 6 altri enti.

Nelle Colline dell’Albegna sono altri 10.

In totale fanno 53 realtà nei due territori maremmani considerati dal rapporto.

La zona Amiata-Colline Metallifere-Grossetana conta inoltre 8 cooperative sociali di tipo B o A+B impegnate nell’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate; nelle Colline dell’Albegna sono 3.

Una rete che racconta l’altra faccia dei numeri: in una delle province più anziane e territorialmente disperse della Toscana, l’immigrazione pesa meno percentualmente che altrove, ma si concentra proprio nelle generazioni che lavorano, hanno figli e possono contribuire a mantenere vive comunità e servizi.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati