Federica muore a soli 40 anni, la città perde il suo sorriso: «Tendeva sempre una mano agli altri» | MaremmaOggi Skip to content

Federica muore a soli 40 anni, la città perde il suo sorriso: «Tendeva sempre una mano agli altri»

Aveva lavorato da Hobby Casa e Maisons du Monde, amava dipingere ed era una grande tifosa dell’Inter. L’amico: «Tendeva sempre una mano agli altri». Lunedì 28 settembre l’ultimo saluto al Cottolengo
Federica Cicaloni
Federica Cicaloni

GROSSETO. Ha colorato la sua vita come faceva con i suoi disegni. Anche quando la malattia tornava a bussare, dopo averle fatto credere che forse, questa volta, avrebbe potuto lasciarsela alle spalle. Federica Cicaloni è morta a 40 anni, compiuti soltanto pochi mesi fa, nel reparto di leniterapia dell’ospedale Misericordia.

In mezzo ci sono stati anni di cure, giornate trascorse in ospedale e altre nelle quali provava semplicemente a riprendersi la sua vita. Ma chi le è stato vicino racconta soprattutto altro.

«Tendeva sempre una mano agli altri», dice un amico di vecchia data. 

Ed è forse da qui che bisogna cominciare per raccontare Federica. Non dalla malattia, che si è presa troppo spazio nella sua vita, ma da quello che lei continuava a metterci dentro.

Una vita tra stoffe, colori e disegni

Federica era cresciuta praticamente tra le stoffe della tappezzeria di famiglia, portata avanti da sempre dal babbo Duilio e dalla mamma Sara.

Quello era un po’ il suo mondo. Le stoffe, i colori, gli abbinamenti, le case da rendere più belle. Un ambiente che negli anni aveva trasformato anche in lavoro.

Prima aveva lavorato come commessa da Hobby Casa, poi era arrivata a Maisons du Monde, dove aveva ritrovato qualcosa che conosceva da sempre: mobili, arredamento, tessuti e persone alle quali dare un consiglio.

Federica sapeva farlo con naturalezza. Chi entrava cercando qualcosa per la propria casa trovava spesso lei e quel sorriso che arrivava prima delle parole.

E poi c’erano il disegno e la pittura. Colori ancora una volta. Quelli con i quali riempiva fogli e tele e ai quali tornava appena poteva.

L’Inter e quelle trasferte che non voleva perdere

C’era poi un’altra passione che non aveva bisogno di sfumature: l’Inter. Federica era una grande tifosa nerazzurra e, quando poteva, partiva per seguire la sua squadra. Le trasferte, lo stadio, le partite erano un altro pezzo di quella normalità alla quale non aveva intenzione di rinunciare.

La malattia l’aveva costretta più volte a fermarsi. A curarsi. Ad aspettare.

Poi arrivavano i momenti nei quali sembrava potesse finalmente diventare un ricordo. E invece tornava. Federica ricominciava ancora.

Fino agli ultimi giorni trascorsi al Misericordia, nel reparto di leniterapia, dove è morta venerdì 26 settembre. Lascia il babbo Duilio, la mamma Sara e la sorella Beatrice.

L’ultimo saluto a Federica

La salma è esposta all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto. I funerali saranno celebrati lunedì 28 settembre. Il corteo partirà dall’obitorio alle 15.45 e alle 16 sarà celebrata la messa nella chiesa parrocchiale del Cottolengo.

Al termine, Federica sarà accompagnata al tempio crematorio di Grosseto. La famiglia ha espresso un desiderio: niente fiori.

Chi vorrà ricordare Federica potrà farlo attraverso opere di bene destinate al reparto di terapia lenitiva che l’ha accompagnata nell’ultimo tratto della sua vita.

Un modo semplice per continuare quel gesto che gli amici ricordano di lei. Tendere una mano agli altri.

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