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A Prata gli alunni stranieri sono il 72%: il nuovo tetto spaventa le scuole dell’entroterra

In Maremma la soglia del 30% viene superata soprattutto nelle aree interne: a Prata gli alunni senza cittadinanza italiana sono il 72%. La Cgil lancia l’allarme: «Possibili conseguenze pesanti per Amiata, Colline metallifere e Scansanese»
Alunni in classe

GROSSETO. Cosa succederebbe alle scuole della Maremma se il Governo trasformasse in legge il tetto alla presenza degli studenti stranieri nelle classi annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni?

A fare i conti, partendo dai dati delle scuole grossetane, sono Cristoforo Russo, responsabile scuola della segreteria della Cgil provinciale, e Alessandra Vegni, segretaria della Flc Cgil, la Federazione lavoratori della conoscenza.

E il quadro che emerge, secondo il sindacato, merita particolare attenzione soprattutto nelle zone interne della provincia, dove la presenza delle famiglie straniere contribuisce da anni a mantenere in vita comunità, servizi e anche piccoli plessi scolastici.

Nell’anno scolastico 2024/2025 sono 35 i plessi della provincia di Grosseto nei quali gli studenti con cittadinanza non italiana superano il 30%. Il dato più alto si registra a Prata, nel Comune di Massa Marittima, dove nella scuola primaria la percentuale arriva addirittura al 72%.

La nuova misura annunciata dal Governo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla festa di Gioventù Nazionale, ha annunciato l’arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento sulla scuola che dovrebbe intervenire sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi.

Le misure anticipate riguardano un numero massimo di studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico e il divieto di burqa e niqab a scuola.

Il provvedimento è atteso al Consiglio dei ministri di giovedì 24 settembre.

Sul tetto numerico esiste già un precedente. Risale al gennaio 2010, quando il ministero dell’Istruzione, allora guidato da Mariastella Gelmini, emanò una circolare contenente indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana.

Il criterio generale fissava al 30% la quota degli studenti con cittadinanza non italiana nelle singole classi. Una soglia, però, non assoluta: erano previste deroghe e gli Uffici scolastici potevano intervenire tenendo conto delle caratteristiche degli studenti e delle situazioni territoriali.

«Nelle zone interne potrebbero esserci conseguenze pesanti»

È proprio applicando quella soglia alla realtà grossetana che Russo e Vegni lanciano l’allarme.

«In Maremma – affermano – se davvero fosse introdotta la soglia obbligatoria del 30% degli alunni di origine straniera per ciascuna classe, non si avrebbe alcun impatto lungo la costa, ma potrebbero esserci effetti molto pesanti sulle scuole della fascia collinare e dell’Amiata».

Secondo i due rappresentanti della Cgil, le conseguenze dipenderebbero naturalmente dalle modalità concrete con le quali l’eventuale nuova norma verrebbe applicata.

«A seconda delle situazioni, ovverosia del numero di studenti senza cittadinanza italiana in ciascuna classe, potrebbe anche verificarsi il caso della chiusura di alcuni plessi scolastici, con la perdita conseguente di posti di lavoro. Per non tenere conto del relativo, improbabile e a nostro giudizio incostituzionale, “trasferimento forzato” degli studenti in paesi diversi da quelli nei quali risiedono, configurando una violazione del diritto allo studio».

I numeri della provincia: a Prata si arriva al 72%

Russo e Vegni hanno analizzato i dati contenuti in Mim Open Data, utilizzando i dataset relativi agli studenti della scuola primaria e secondaria suddivisi per cittadinanza e le informazioni anagrafiche delle scuole statali.

Nell’anno scolastico 2024/2025 risultano 35 i plessi maremmani nei quali gli studenti con cittadinanza non italiana superano il 30%.

E in numerosi casi la percentuale va molto oltre quella soglia.

Tra le situazioni con una presenza superiore al 35% figurano Manciano, dove alla primaria si arriva al 39,8%; Saturnia, con il 50% alle medie; Boccheggiano, con il 60,9% alla primaria; Monterotondo Marittimo, con il 57,4% alla primaria e il 45,5% alle medie; e Prata, che raggiunge il dato più elevato con il 72% alla primaria.

A Montieri gli studenti con cittadinanza non italiana rappresentano il 52,5% alle medie, mentre a Castell’Azzara si arriva al 45,2% nella primaria.

Percentuali elevate anche a Roccastrada, con il 39,6% alla primaria; Cinigiano, con il 42,6% alla primaria e il 39% alle medie; Scansano, con il 43,9% alla primaria; e Pomonte, con il 39,1%.

Sull’Amiata spiccano inoltre Arcidosso, dove in un istituto superiore la percentuale indicata è del 41,6%, e soprattutto Castel del Piano, con il 48% alla primaria e il 43,8% alle medie. A Seggiano, infine, gli studenti con cittadinanza non italiana raggiungono il 56% nella scuola primaria.

Amiata, Colline metallifere e Scansanese le aree più esposte

La geografia dei dati mostra quindi una concentrazione evidente soprattutto nelle aree interne.

«Le zone potenzialmente più interessate da eventuali problemi di organizzazione o smembramento dei plessi scolastici, con ricollocazione o riduzione del personale – sostengono Russo e Vegni – sarebbero concentrate nell’Amiata, nelle Colline metallifere e nello Scansanese».

Il punto, secondo la Flc Cgil, non riguarda però soltanto i numeri.

«Ciò che più ci preoccupa è che viene ignorato il fatto che gli insegnanti già lavorano sui cosiddetti gruppi classe omogenei, definiti proprio sulla base delle competenze linguistiche, in modo da favorire l’apprendimento degli studenti. Un lavoro che andrebbe incentivato sia con nuove assunzioni sia con migliori retribuzioni».

Russo e Vegni contestano quindi l’idea che il dato della cittadinanza possa, da solo, rappresentare un indicatore delle difficoltà linguistiche di uno studente.

«Molti studenti stranieri sono nati in Italia»

È questo un altro elemento sul quale il sindacato insiste.

A livello nazionale gli studenti senza cittadinanza italiana sono circa 931mila e rappresentano l’11,6% della popolazione scolastica. La maggioranza è costituita da ragazzi nati in Italia: secondo i dati disponibili per l’anno scolastico 2024/2025, sono circa due terzi del totale.

«Il paradosso – sostengono Russo e Vegni – è non rendersi conto che gran parte degli studenti stranieri residenti in Italia è nata nel nostro Paese e per molti di loro l’italiano è la lingua utilizzata quotidianamente, senza particolari difficoltà».

Per i rappresentanti della Cgil, il problema sul quale concentrare risorse e personale riguarda piuttosto «un numero molto minore di studenti arrivati da poco in Italia o che vivono in contesti di forte disagio», per i quali le difficoltà possono riguardare non soltanto la lingua ma più in generale le competenze scolastiche.

«Servono insegnanti e personale, non automatismi»

La posizione della Flc Cgil è quindi quella di evitare che un criterio esclusivamente numerico finisca per produrre conseguenze particolarmente pesanti proprio nelle comunità più piccole della provincia.

Una questione che in Maremma assume caratteristiche diverse rispetto a quelle delle grandi città: nei piccoli borghi dell’entroterra gli studenti figli di famiglie straniere possono rappresentare una parte decisiva della popolazione scolastica e, in alcuni casi, senza di loro sarebbe difficile mantenere gli attuali numeri dei plessi.

Russo e Vegni concludono chiedendo al Governo di concentrare gli interventi sulle risorse della scuola.

«I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze conoscono benissimo il significato della parola integrazione e fra loro non esistono problemi di cittadinanza. Ridurre ogni problema della scuola alla nazionalità di chi la frequenta è, secondo noi, un approccio sbagliato sotto il profilo didattico e rischia di mortificare il ruolo degli insegnanti e dei collegi dei docenti».

La richiesta del sindacato è quella di stabilizzare i precari, sia tra gli insegnanti sia tra il personale ausiliario, tecnico e amministrativo, aumentare gli organici e intervenire sulle retribuzioni.

Ma soprattutto, per la Maremma, resta una domanda molto concreta: come potrebbe essere applicato rigidamente un tetto del 30% in un paese dove, come a Prata, quasi tre bambini su quattro della scuola primaria non hanno cittadinanza italiana?

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