GROSSETO. C’era il Jungle, c’era il Tiburzi, c’erano i pomeriggi alla Standa e c’erano i primi computer che cominciavano lentamente a entrare nelle case, insieme alle console, ai videogiochi e a un mondo digitale che allora sembrava ancora una novità. C’erano musiche, locali e luoghi di ritrovo che per una generazione sono diventati pezzi di memoria collettiva, mentre a Grosseto nascevano esperienze destinate a lasciare un segno molto più lungo di quel decennio.
Dal 18 al 27 settembre, la città riavvolge il nastro e torna proprio lì, negli anni Novanta, con la diciassettesima edizione de La Città Visibile, la manifestazione di arte e animazione culturale urbana organizzata dal Polo culturale Le Clarisse di Fondazione Grosseto Cultura, con il contributo di Fondazione CR Firenze e la collaborazione del Comune e della Provincia di Grosseto.

Dopo aver attraversato gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta nelle precedenti edizioni, stavolta il titolo scelto è “Pezzi da Novanta. Gli anni ’90 a Grosseto”: non soltanto una mostra, ma un racconto costruito attraverso arte, fotografie, filmati, oggetti, musica e testimonianze di una città che in quegli anni stava cambiando.
Gli oggetti degli anni Novanta tornano alle Clarisse
Si comincia venerdì 18 settembre alle 18, al Polo culturale Le Clarisse, con l’apertura di “Ninety Open Source M.R.L. – Mostra a responsabilità limitata” e con la donazione alla città di un’opera degli anni Novanta di Gunter Rechn da parte della città tedesca di Cottbus.
Ma una parte della mostra sarà costruita direttamente dai grossetani, chiamati a rovistare nei cassetti, negli armadi e magari negli scatoloni rimasti chiusi per trent’anni per riportare alla luce oggetti e ricordi degli anni Novanta.
A questi si aggiungeranno fotografie, filmati d’epoca e video familiari, insieme a computer, console, giocattoli e fumetti, mentre con il progetto “90s MOOD” di Diego Capani persino alcuni simboli del decennio torneranno a vivere attraverso la realtà aumentata sui telefoni cellulari.
Dal Jungle al Tiburzi, la Grosseto che si incontrava
Dentro il racconto ci sarà soprattutto la città vissuta da chi negli anni Novanta era giovane, quella fatta di luoghi nei quali ci si incontrava prima che smartphone e social network cambiassero per sempre il modo di stare insieme.
Martedì 22 settembre alle 18, alle Clarisse, si parlerà proprio di Jungle, Tiburzi e Standa insieme ad Aldo Ferretti, Mirko Guerrieri, Michele Mazzilli e Marco Milaneschi.
Il percorso della Città Visibile ricostruisce infatti anche esperienze molto diverse tra loro che attraversarono Grosseto in quegli anni: dal Centro sociale occupato e autogestito Tiburzi al Jungle Live Club, fino alla nascita di realtà culturali destinate a diventare punti di riferimento del territorio, come Festambiente, Storie di cinema, l’Isgrec e la Fondazione Bianciardi.
Un mosaico nel quale convivono cultura istituzionale e culture alternative, musica, arte, fotografia e le prime forme di quella rivoluzione digitale che negli anni successivi avrebbe cambiato tutto.
Il ritorno di Celtracon
C’è poi una pagina particolare della storia artistica grossetana che tornerà alla luce: Celtracon, la manifestazione internazionale di arte contemporanea organizzata a Grosseto nel 1995.
Fu un’esperienza che portò in città artisti come Daniel Spoerri, Emilio Isgrò, Giuliano Mauri, Luca Patella, Mirella Bentivoglio, Vasco Bendini e Giosetta Fioroni. Alla Città Visibile sarà dedicata a Celtracon un’intera sezione, nella quale saranno presenti anche opere di Gunter Rechn e Giuseppe Ziemacki.
Venerdì 25 settembre, durante “Bright-Night 2026 – La Notte delle ricercatrici e dei ricercatori”, alle 17 sarà possibile partecipare a una visita guidata gratuita della sezione, mentre alle 18 Francesco Falaschi, Alessio Brizzi e Anna Mazzanti racconteranno i luoghi dell’arte e le esperienze di Celtracon e Storie di cinema.
Dieci giorni di appuntamenti
Il calendario attraverserà praticamente ogni linguaggio artistico. Lunedì 21 settembre Alfredo Accatino sarà protagonista della lectio “90 Outsiders”, organizzata con Wimbledon Aps, mentre mercoledì 23 settembre la Chiesa dei Bigi ospiterà il concerto acustico di Filippo Gatti degli Elettrojoyce.
Giovedì 24 settembre si tornerà invece a parlare dei luoghi che hanno costruito la cultura grossetana, con un incontro dedicato a Isgrec e Festambiente insieme a Stefano Campagna, Angelo Gentili e Luciana Rocchi.
Sempre venerdì 25, alle 20 e alle 22 nella Chiesa dei Bigi, sarà presentata in prima nazionale “Germe”, performance di danza e installazione d’arte ideata e diretta da Stefanie Blatten Bland per il Festival d’Autunno Laboratorio Utopia.
La grande notte della cultura
Il momento più atteso arriverà sabato 26 settembre, quando il centro storico cambierà volto per la quattordicesima Notte Visibile della Cultura.
Si comincerà alle 18 in piazza Baccarini, con la distribuzione gratuita dei Passaporti dell’Arte, e si andrà avanti fino a mezzanotte, con musei aperti gratuitamente, mostre, concerti, teatro, visite guidate, laboratori e installazioni disseminati nel cuore della città.
Tornerà anche il Passaporto dell’Arte: visitando i tre musei cittadini e Palazzo della Provincia sarà possibile raccogliere i timbri necessari per partecipare all’estrazione di premi culturali. Le iniziative della manifestazione saranno gratuite, con l’eccezione della performance “Germe” del 25 settembre.
La mostra alle Clarisse resterà aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Sabato 26 settembre, in occasione della Notte Visibile, l’intero Polo culturale sarà accessibile gratuitamente dalle 18 alle 24.
Per dieci giorni, insomma, Grosseto proverà a rimettere insieme i pezzi di un decennio abbastanza vicino da essere ancora nitido nella memoria di molti e ormai abbastanza lontano da essere diventato storia: gli anni delle musicassette e dei primi computer, dei locali pieni e degli appuntamenti dati senza WhatsApp, delle fotografie che si aspettavano per giorni prima di scoprire come erano venute. E soprattutto gli anni di una Grosseto che molti riconosceranno, pezzo dopo pezzo, dentro una fotografia, una canzone, un vecchio oggetto o il nome di un locale che non c’è più.




