FOLLONICA. Per più di trent’anni ha accolto le sue clienti nel salone di via Boccaccio, con la stessa passione per il suo lavoro e quella professionalità che, nel tempo, aveva trasformato molte clienti in persone di famiglia. Rita Giusti è morta martedì 15 settembre, dopo una malattia, lasciando un grande vuoto tra i suoi familiari e nelle tante persone che l’avevano conosciuta e frequentata nel corso degli anni.
Rita era infatti una donna molto conosciuta a Follonica e la notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione. Sono stati tanti i messaggi comparsi nelle ore successive alla sua morte, ricordi che raccontano non soltanto la parrucchiera e la professionista, ma soprattutto la donna capace di ascoltare, consigliare e costruire rapporti che andavano ben oltre una semplice attività commerciale.
La scommessa vinta al Capannino
La storia professionale di Rita era cominciata nel 1988, quando aveva deciso di aprire il suo salone nel quartiere Capannino, in una zona che allora molti le avevano sconsigliato perché considerata poco adatta a ospitare un’attività commerciale. Rita, però, aveva deciso di provarci comunque. E quella che all’inizio sembrava quasi una scommessa era diventata, anno dopo anno, una storia di lavoro e di successo costruita sulla fiducia delle persone.
«In molti mi hanno detto che questa era una zona disgraziata, una zona non adatta a un’attività – aveva raccontato nel 2018, in occasione dei trent’anni dall’apertura del salone – Male che vada la richiudo, dicevo sempre. Invece, piano piano, mi sono fatta diverse clienti e il lavoro non mi è mai mancato».
Da via Boccaccio, infatti, Rita non se n’era mai voluta andare. Quel negozio era diventato il suo posto, un punto di riferimento per tante follonichesi e il luogo nel quale aveva costruito gran parte della sua vita professionale.
Il lavoro insieme al figlio Remo
Con il passare degli anni, Rita aveva continuato a portare avanti l’attività insieme al figlio Remo, anche lui parrucchiere. Quando nel 2018 aveva festeggiato i trent’anni del salone, aveva raccontato con orgoglio quello che quel lavoro le aveva dato: la possibilità di vivere, di crescere i suoi due figli e, soprattutto, di essere una donna indipendente.
«Amo il mio lavoro e lo faccio sempre con la stessa passione – aveva detto – È un lavoro che mi ha permesso di vivere e crescere due figli. Un lavoro che mi ha reso indipendente».
E proprio dall’esperienza di una vita trascorsa lavorando arrivava anche il consiglio che Rita aveva voluto rivolgere alle donne più giovani: «Lavorate e rendetevi indipendenti, è la felicità più grande che ci si possa regalare».
Quel salone diventato un punto di riferimento
Ma a raccontare chi fosse Rita erano soprattutto le sue clienti. Nel suo salone non si entrava soltanto per tagliare o sistemare i capelli: negli anni si erano creati rapporti di fiducia, confidenze e amicizie, come spesso accade nei negozi che riescono a diventare parte della vita quotidiana di un quartiere e di una città.
«Siamo molto contente del lavoro e della professionalità di Rita – aveva raccontato una delle clienti in occasione del trentesimo anniversario – Ci segue e riesce a farci stare meglio. Ci sono persone che negli anni hanno bisogno di un consiglio che le possa far stare meglio e Rita in questo è bravissima, dà sempre ottimi consigli».
Era questa, probabilmente, una delle qualità che avevano permesso a quella scommessa cominciata nel 1988 al Capannino di durare così a lungo: Rita non si occupava soltanto delle sue clienti, si prendeva cura di loro.



