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TI-Link, Manni: «Prima capire se il Golfo può sostenerlo, poi parliamo di compensazioni»

Il consigliere chiede una valutazione pubblica e indipendente e propone di riattivare il Tavolo del Golfo: «Serve conoscere l’effetto di tutte le pressioni sul mare»
Il progetto di collegamento dalla Tunisia per l'infrastruttura energetica
Il progetto di TI-Link

FOLLONICA. Prima capire se il Golfo di Follonica può sostenere il TI-Link, poi discutere di compensazioni, prescrizioni e ricadute per il territorio. È questa la posizione del consigliere comunale Giacomo Manni, che chiede anche di riattivare il Tavolo del Golfo e costruire una fotografia aggiornata e indipendente dello stato ambientale dell’area.

Il punto di partenza non è una contrarietà al progetto. Per Manni, infatti, il TI-Link rappresenta un’iniziativa importante per la transizione energetica, la decarbonizzazione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e sarebbe sbagliato affrontare la questione partendo da un sì o da un no ideologico.

La domanda da porsi, secondo il consigliere, è un’altra: «Questa infrastruttura è compatibile con il Golfo di Follonica?».

«Prima la compatibilità, poi le compensazioni»

Negli ultimi mesi il dibattito si è concentrato anche sulle possibili compensazioni e sulle risorse che potrebbero arrivare al territorio. Un confronto che Manni considera legittimo, ma soltanto successivo alla valutazione ambientale.

«Una compensazione può compensare il disagio prodotto da un’opera compatibile – dice – Non può essere il prezzo attraverso il quale rendere accettabile un’opera che compatibile non fosse».

Il motivo, secondo il consigliere, è che il Golfo di Follonica è già sottoposto a numerose pressioni: cambiamenti climatici ed erosione costiera, turismo e nautica, impianti di acquacoltura e maricoltura, attività portuali, industriali ed energetiche, compreso il rigassificatore.

A queste si aggiunge la vicenda delle ecoballe disperse nel Golfo, che ha richiesto una lunga attività di ricerca e recupero, con ISPRA impegnata nelle operazioni di monitoraggio.

Per Manni, quindi, non è sufficiente valutare esclusivamente l’impatto del TI-Link: bisogna capire quale sia l’effetto cumulativo delle diverse pressioni che insistono sul Golfo.

Una valutazione pubblica e indipendente

Secondo il consigliere, questa analisi non dovrebbe poggiare soltanto sugli studi commissionati dal soggetto proponente.

«Zhero deve naturalmente produrre le proprie analisi – dice Manni – ma l’interesse pubblico richiede un quadro conoscitivo pubblico, indipendente, multidisciplinare e verificabile, costruito dagli enti e dagli organismi scientifici competenti».

Un percorso che, secondo Manni, non dovrebbe partire da zero. Già nel 2015 la Regione Toscana promosse un protocollo con Follonica, Scarlino, Piombino e gli altri enti interessati per il controllo della dinamica evolutiva del Golfo. Nel 2016 i tre Comuni diedero poi vita al Tavolo del Golfo, con l’obiettivo di affrontare la gestione dell’ecosistema superando i confini amministrativi.

Ed è proprio quell’esperienza che il consigliere propone di recuperare.

«Riattiviamo il Tavolo del Golfo»

Manni chiede che Follonica solleciti la Regione Toscana ad assumere la regia per la riattivazione del Tavolo del Golfo, coinvolgendo i Comuni interessati, Arpat e gli organismi scientifici competenti.

L’obiettivo sarebbe ottenere una fotografia aggiornata dello stato ambientale del mare, analizzando qualità delle acque, Posidonia e habitat, sedimenti, biodiversità, erosione e dinamica costiera, acquacoltura, pressione turistica e nautica, attività produttive ed energetiche e cambiamenti climatici.

Un quadro che, sottolinea Manni, non sarebbe utile soltanto per decidere sul TI-Link, ma anche per qualsiasi futuro progetto destinato a interessare il Golfo.

«Prima dobbiamo sapere se il Golfo può sostenere questa infrastruttura – conclude –. Poi potremo discutere dove realizzarla, con quali prescrizioni e quali ricadute debbano rimanere al territorio. Se una valutazione pubblica e indipendente dimostrerà che TI-Link è compatibile, sarà giusto affrontare anche questi temi. Se invece dovesse emergere che il Golfo non è in grado di sostenere un’ulteriore pressione, nessuna compensazione economica potrà trasformare un progetto ambientalmente incompatibile in un progetto compatibile».

Per Manni, dunque, la necessità della transizione energetica non è in discussione: «Proprio per questo deve essere anche una transizione realmente sostenibile, fondata sui dati, sulla conoscenza scientifica e sulla tutela dell’interesse collettivo».

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