Nuovo carcere Grosseto, alla Barbetti lavori ancora da iniziare | MaremmaOggi Skip to content

Nuovo carcere alla Barbetti, anni di annunci e il cantiere che Grosseto ancora aspetta

Dopo l’appello di don Enzo Capitani intervengono Azione e il presidente del Consiglio comunale Fausto Turbanti. Il progetto alla ex caserma Barbetti prevede oltre 200 posti e 11,6 milioni di investimento: ricostruiamo a che punto è l’iter
Il carcere di via Saffi e la caserma Barbetti, in via Senese
Il carcere di via Saffi e la caserma Barbetti, in via Senese

GROSSETO. L’appello di don Enzo Capitani ha rotto il silenzio intorno al carcere di Grosseto. E ora, a distanza di poche ore dalla sua lettera aperta alle istituzioni e alla politica, arrivano le prime reazioni.

Da una parte Azione Grosseto, che mette nel mirino proprio il silenzio seguito alle parole del direttore della Caritas e chiede al Governo e ai rappresentanti locali della maggioranza risposte concrete.

Dall’altra il presidente del Consiglio comunale Fausto Turbanti, che condivide l’appello di Capitani e chiede di accelerare sulla realizzazione del nuovo istituto. Due interventi diversi, che però finiscono per convergere almeno su un punto: il carcere di via Saffi non può più aspettare.

Ed è proprio qui che alle parole si affianca un’altra domanda. Quella che riguarda il progetto destinato a cambiare radicalmente il sistema penitenziario grossetano: a che punto è davvero il nuovo carcere nell’ex caserma Barbetti di via Senese?

Perché di quella struttura si parla ormai da anni. L’area è stata acquisita dal Ministero della Giustizia, sono stati annunciati oltre 200 nuovi posti, è stato indicato un investimento di 11,6 milioni di euro e nel settembre scorso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove aveva effettuato un sopralluogo insieme ai parlamentari Fabrizio Rossi e Mauro Rotelli.

Ma ad agosto 2026 il cantiere non è ancora partito. Ed è proprio il tempo trascorso tra gli annunci e i lavori a diventare oggi, dopo l’appello di don Enzo, il cuore della questione.

Azione: «Dopo quasi due giorni ancora nessuna risposta concreta»

Azione Grosseto parte proprio dalla forza delle parole del direttore della Caritas.

«Le parole di Don Enzo Capitani esprimono da sole tutto quanto si possa dire sulle condizioni carcerarie di Grosseto e non possono che raccogliere condivisione unanime, senza alcuna ragionevole eccezione. Per questo, avremmo preferito non intervenire ed evitare che qualsiasi dichiarazione ne sminuisse la portata, apparendo uno sterile protagonismo politico su una visione della persona e della società che invece deve essere patrimonio di tutti».

Ma il silenzio seguito all’appello, secondo Azione, non può essere ignorato.

«Tuttavia, sentiamo il dovere di rilevare che, dopo quasi due giorni, alcuna delle istituzioni locali o parlamentari di governo abbia preso posizione con chiarezza e concretezza sulla vicenda. Gli auspici non bastano né possono competere agli esponenti dei partiti di governo».

Azione ricorda anche come, soprattutto dopo le ultime elezioni politiche, sul futuro del carcere grossetano siano arrivate più volte prese di posizione da parte degli esponenti della maggioranza.

«Il silenzio che dispiace è quello sui fatti, quando in altri tempi, soprattutto dopo le ultime elezioni politiche, sul tema carcerario grossetano abbiamo letto ripetute prese di posizione della maggioranza parlamentare».

«La Maremma non riesce a incidere a Roma»

Il ragionamento del partito si allarga quindi al tema delle infrastrutture.

«Emerge una conclusione desolante, che accomuna la vicenda del carcere a quella delle altre infrastrutture mancanti sul nostro territorio. A Roma, da sempre, la Maremma non riesce ad incidere per le proprie priorità, che evidentemente prevalgono più sulla propaganda che sui risultati».

Secondo Azione, inoltre, il progetto della Barbetti non può essere considerato semplicemente come il trasferimento dell’attuale casa circondariale.

«La realizzazione del carcere in via Senese non è il semplice trasferimento del carcere da via Saffi, dato che le dimensioni e il numero di detenuti sarebbero enormemente diversi. La lotta alla criminalità passa anche dalla realizzazione di strutture carcerarie adeguate».

C’è poi il tema del reinserimento, uno dei punti centrali anche dell’intervento di don Enzo.

«Considerata la penuria di risorse statali a disposizione delle attività di recupero e reinserimento sociale dei detenuti, l’opera del volontariato rappresenta una fondamentale risposta sociale in luogo dello Stato, che non può essere frenata da strutture inadeguate».

Azione lega il caso Barbetti anche al dibattito sui Cpr

Il partito introduce poi un’altra questione, quella dei Centri di permanenza per il rimpatrio.

«Come noto, non abbiamo pregiudiziali sulla realizzazione di strutture di detenzione per cittadini stranieri in attesa di espulsione che, anche di recente, il governo ha ribadito di voler imporre in ogni regione. Ma sicuramente abbiamo dubbi su come potrebbero essere gestiti i Cpr, se ci dobbiamo basare sulla gestione del sistema carcerario che si protrae a Grosseto e, più in generale, nell’intero Paese».

La conclusione torna sulle condizioni delle persone detenute e di chi lavora all’interno degli istituti.

«La vivibilità del carcere è questione di dignità, sia per coloro che vi sono detenuti che per coloro che vi operano professionalmente. Riteniamo inaccettabile che alcune istituzioni statali siano ormai luoghi di degrado umano, anziché di rieducazione».

E quindi la richiesta: «Rimaniamo in attesa di notizie concrete sull’ormai improcrastinabile inizio dei lavori per il nuovo carcere di Grosseto».

Turbanti: «L’appello di don Enzo non cada nel vuoto»

Sull’intervento del direttore della Caritas prende posizione anche il presidente del consiglio comunale Fausto Turbanti. «Come presidente del consiglio comunale esprimo piena condivisione dell’appello di don Enzo Capitani, che richiama l’attenzione su una questione che riguarda da vicino tutta la nostra comunità».

Anche Turbanti mette al centro il progetto della Barbetti. «Il carcere di Grosseto attende da tanto tempo una soluzione adeguata e la prospettiva del nuovo istituto all’ex caserma Barbetti rappresenta un passaggio importante, non più rinviabile».

Il presidente del consiglio comunale richiama quindi gli annunci fatti nei mesi scorsi dal deputato grossetano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi e dal Governo.

«Per questo auspico che quanto annunciato nei mesi scorsi dall’onorevole Fabrizio Rossi e dal Governo Meloni possa proseguire rapidamente lungo l’iter previsto, arrivando in tempi brevi alla realizzazione del nuovo carcere».

Poi il ringraziamento a chi ogni giorno lavora all’interno dell’istituto di via Saffi. «A don Enzo, alla direzione, alla Polizia penitenziaria e a tutto il personale educativo e sanitario va il nostro grazie per il lavoro che svolgono ogni giorno, spesso lontano dai riflettori».

La conclusione è un invito ad accelerare: «L’appello di don Enzo non cada nel vuoto. Ora è il momento di accelerare».

Il carcere di via Saffi e quei numeri che raccontano il problema

Dietro il dibattito politico c’è una situazione che MaremmaOggi ha raccontato più volte.

L’attuale casa circondariale si trova in via Saffi, nel cuore del centro storico, in un edificio realizzato nell’Ottocento e ormai profondamente inadeguato rispetto alle necessità di un moderno istituto penitenziario.

Nel marzo 2025, intervistata da MaremmaOggi, l’allora direttrice Maria Teresa Iuliano aveva spiegato che la struttura aveva sulla carta una capienza di appena 15 detenuti, mentre le presenze oscillavano normalmente fra 20 e 30. A questo si aggiungeva la carenza di personale della Polizia penitenziaria.

Eppure, nonostante spazi e organici insufficienti, all’interno del carcere sono stati portati avanti progetti di formazione, lavoro e reinserimento.

È proprio questo uno dei punti sui quali insiste Capitani: un carcere non è soltanto il luogo dove si sconta una pena, ma deve essere anche il luogo nel quale quella pena può diventare occasione di recupero.

Barbetti, una storia cominciata molti anni fa

La soluzione individuata per superare definitivamente via Saffi è l’ex caserma Rutilio Barbetti di via Senese. Il progetto non nasce oggi.

Già nel 2019 il Ministero della Giustizia aveva inserito la Barbetti nel piano per recuperare alcune ex caserme militari e trasformarle in istituti penitenziari moderni.

Nel 2022 era arrivato anche il parere favorevole della Soprintendenza sul progetto preliminare.

Il passaggio decisivo arriva però il 18 gennaio 2024, quando viene firmato il verbale di acquisizione di una parte dell’ex caserma al patrimonio in uso governativo dell’Amministrazione penitenziaria.

Non si tratta di un’area piccola: 154mila metri quadrati e 32 edifici. Nell’agosto dello stesso anno viene annunciata anche la consegna delle chiavi alla Polizia penitenziaria. A quel punto sembrava che la fase operativa fosse ormai vicina.

L'area della caserma Barbetti
L’area della caserma Barbetti

Dai 400 posti annunciati agli oltre 200 del programma

Nel corso degli anni, però, anche le dimensioni indicate per il futuro istituto sono cambiate. Nell’agosto 2024 si parlava ancora di un carcere capace di ospitare circa 400 detenuti.

Il quadro successivo è differente.

Nel sopralluogo effettuato alla Barbetti il 25 settembre 2025 dal sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove insieme a Fabrizio Rossi e Mauro Rotelli, il progetto viene presentato come una struttura da oltre 200 posti, con un investimento di 11,6 milioni di euro.

La cifra coincide con quella contenuta nella programmazione dell’edilizia penitenziaria. Si tratta dunque di un intervento enormemente più grande dell’attuale carcere di via Saffi e destinato a cambiare completamente il peso dell’istituto grossetano nel sistema penitenziario.

L’annuncio del settembre 2025: «Il 15 ottobre il documento per progettare»

Durante quel sopralluogo era stata indicata anche una data precisa.

Il 15 ottobre 2025, era stato annunciato, sarebbe stato firmato il Documento di indirizzo alla progettazione, il passaggio tecnico necessario per procedere verso le successive gare.

La presenza di un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, dotato di poteri speciali, avrebbe dovuto inoltre contribuire ad accelerare l’iter. Ma è proprio qui che la ricostruzione degli atti diventa importante.

L’ultimo documento del Ministero: il Dip era ancora in ultimazione

Nella Relazione sull’amministrazione della Giustizia relativa al 2025, pubblicata in occasione dell’anno giudiziario 2026, il Ministero torna infatti espressamente sulla Barbetti.

Il documento conferma l’acquisizione dell’area del 18 gennaio 2024 e ricorda le dimensioni del complesso, ma aggiunge un’informazione significativa: il Documento di indirizzo alla progettazione risultava ancora «in corso di ultimazione».

Un passaggio che fotografa la situazione alla fine del 2025 e mostra come il percorso fosse ancora nella fase precedente alla progettazione e alla successiva realizzazione dell’opera.

Da allora sono trascorsi altri mesi. E, almeno sulla base degli atti pubblicamente disponibili, non risulta ancora aperto il cantiere del nuovo carcere.

Il nodo adesso sono i tempi

Ed è qui che l’appello di don Enzo, la presa di posizione di Azione e quella di Turbanti finiscono per incontrarsi. Perché ormai non è più in discussione l’individuazione dell’area. La Barbetti è stata scelta da anni. Non è più in discussione nemmeno il passaggio del complesso all’Amministrazione penitenziaria: è avvenuto nel gennaio 2024. Esiste un intervento programmato, esistono una previsione di spesa e una capacità detentiva indicata.

Quello che manca, a quasi due anni e otto mesi dall’acquisizione dell’area e a quasi un anno dal sopralluogo del sottosegretario Delmastro, è l’apertura del cantiere.

Ed è probabilmente questa, oggi, la domanda alla quale Grosseto aspetta una risposta: quando inizieranno davvero i lavori alla Barbetti e quando il nuovo carcere sarà pronto?

Perché, come ha scritto don Enzo Capitani nella sua lettera aperta, il rischio è che il carcere continui a essere fisicamente a poche centinaia di metri dai palazzi delle istituzioni e, contemporaneamente, lontanissimo dalla loro attenzione.

E dopo anni di progetti, accordi, acquisizioni, sopralluoghi e annunci, il passaggio che manca è ormai quello più importante: trasformare il nuovo carcere da progetto a cantiere.

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