Cicale, lo strano silenzio a Marina di Grosseto: la spiegazione | MaremmaOggi Skip to content

«Ma che fine hanno fatto le cicale?». Lo strano silenzio di fine agosto a Marina

Una turista si accorge che nella località balneare è quasi scomparso uno dei rumori simbolo dell’estate. Una moria, il caldo o i temporali? La spiegazione più probabile è nel ciclo naturale di questi insetti. E proprio le cicale delle pinete maremmane sono state studiate dagli scienziati
Una cicala sulla corteccia di un pino
Una cicala sulla corteccia di un pino

MARINA DI GROSSETO. Per settimane sono state la colonna sonora dell’estate. Un rumore continuo, a tratti quasi assordante, che accompagna le giornate più calde sotto i pini. Poi, quasi improvvisamente, il silenzio.

A notarlo è stata una turista che  ha affidato a Facebook una domanda tanto semplice quanto curiosa: «Ma questo silenzio stranissimo a Marina? Cosa è successo alle cicale…»

Una sensazione che potrebbe essere condivisa da molti frequentatori di Marina di Grosseto e delle pinete della costa maremmana. Che fine hanno fatto? Sono morte per il caldo? Sono state colpite dai temporali degli ultimi giorni? Si sono spostate? Oppure sta succedendo qualcosa di anomalo?

La risposta più probabile è molto meno preoccupante. Le cicale non sono improvvisamente scomparse dalla Maremma. Sta semplicemente finendo il loro momento dell’anno. 

E la spiegazione scientifica è affascinante.

Le cicale della Maremma sono state studiate proprio qui

C’è un particolare che rende la domanda della turista ancora più interessante. Le popolazioni di Cicada orni, una delle cicale più diffuse negli ambienti mediterranei, sono state oggetto di studi scientifici proprio negli habitat costieri della Maremma.

Una ricerca pubblicata sull’Italian Journal of Zoology ha studiato la densità della specie negli ambienti mediterranei costieri, confrontando pineta, macchia mediterranea e oliveto. Lo studio è conservato anche nell’archivio bibliografico del Parco della Maremma.

Il risultato è particolarmente interessante per chi conosce il paesaggio della costa grossetana. È proprio nella pineta che il rumore delle cicale risultava nettamente maggiore. E non di poco.

Nelle pinete migliaia di maschi in canto

I ricercatori utilizzarono anche il livello sonoro per stimare la densità dei maschi di Cicada orni. Nel mese di luglio la stima media arrivò a circa 9.861 maschi in canto per ettaro nella pineta, contro circa 1.618 per ettaro nell’oliveto. Un singolo esemplare, misurato a un centimetro di distanza, produceva mediamente circa 97 decibel.

Numeri che aiutano a capire perché nelle giornate estive il rumore possa diventare impressionante. E spiegano anche il fenomeno opposto. Quando quel gigantesco coro comincia a ridursi, il cambiamento viene percepito immediatamente.

In realtà non cantano tutte le cicale

C’è poi una prima curiosità da chiarire. Quando diciamo che «cantano le cicale» stiamo semplificando. A produrre il caratteristico richiamo sono i maschi, attraverso particolari organi sonori, per comunicare e soprattutto attirare le femmine.

Il canto è quindi strettamente legato alla fase riproduttiva della vita adulta. E specie diverse hanno richiami differenti. Gli studi bioacustici su Cicada orni hanno mostrato che alcune caratteristiche del canto svolgono un ruolo nel riconoscimento fra individui della stessa specie.

Quello che per noi è semplicemente il frastuono dell’estate è dunque un gigantesco sistema di comunicazione.

Perché il silenzio arriva proprio a fine agosto

Qui arriviamo alla spiegazione più probabile di ciò che è stato osservato a Marina. Le cicale che sentiamo sugli alberi rappresentano soltanto l’ultima parte del loro ciclo vitale.

La fase adulta è stagionale e l’attività sonora è fortemente concentrata nei mesi caldi. Gli studi effettuati sugli habitat mediterranei hanno misurato proprio in luglio le elevate densità dei maschi in canto di Cicada orni.

Uno studio fenologico pubblicato nel giugno 2026 e basato su una serie di osservazioni lunga quarant’anni conferma inoltre che il canto di Cicada orni è strettamente legato alle condizioni ambientali, in particolare temperatura e vento, e raggiunge la massima evidenza durante la stagione estiva.

A fine agosto, quindi, ci troviamo già nella parte avanzata della stagione degli adulti. Il grande coro estivo comincia naturalmente a spegnersi.

Ma perché sembra che siano sparite tutte insieme?

È probabilmente questa la parte più curiosa. Non è necessario che da un giorno all’altro scompaiano tutte le cicale perché noi abbiamo l’impressione che sia calato il silenzio. Immaginiamo una pineta con migliaia di maschi che cantano contemporaneamente. Il risultato è un rumore di fondo potentissimo e continuo.

Poi la stagione avanza. Gli adulti progressivamente diminuiscono e con loro diminuiscono i maschi che cantano. A un certo punto il coro perde intensità. E per il nostro orecchio il passaggio può sembrare molto più improvviso del reale.

Non è detto quindi che le cicale siano sparite in una notte. È il loro coro che si sta spegnendo.

Il caldo conta, ma non basta dire «faceva troppo caldo»

C’è poi il fattore temperatura. L’associazione fra cicale e caldo non è una leggenda. Sono insetti ectotermi e la temperatura condiziona la loro attività. Studi condotti proprio su Cicada orni hanno dimostrato che questi animali utilizzano anche comportamenti di termoregolazione per mantenere il corpo nelle condizioni necessarie al canto.

Le cicale mediterranee sono inoltre adattate a sopportare temperature elevate. Sarebbe però troppo semplice concludere che «il caldo ha fatto sparire le cicale».

Non abbiamo un monitoraggio specifico effettuato a Marina di Grosseto nell’estate 2026 che dimostri una moria o colleghi l’attuale riduzione del canto alle temperature di queste settimane.

Il caldo può influire sulla fenologia e sull’attività degli insetti, ma non abbiamo elementi per attribuirgli da solo il silenzio osservato in questi giorni.

E i temporali degli ultimi giorni?

Anche il meteo può avere un ruolo. Temperatura, vento e condizioni atmosferiche incidono sull’attività acustica delle cicale. La relazione fra canto di Cicada orni, temperatura e vento emerge anche dalle osservazioni fenologiche di lungo periodo.

Il brusco cambiamento meteorologico vissuto dalla Maremma nei giorni scorsi può quindi aver contribuito a rendere ancora più evidente una riduzione dell’attività. Ma anche in questo caso bisogna evitare conclusioni che i dati non consentono.

Non possiamo dire che i temporali abbiano fatto sparire le cicale di Marina. La spiegazione più solida resta l’avanzamento naturale della stagione, eventualmente accompagnato dagli effetti delle condizioni meteorologiche sul canto.

La loro vita segreta è sotto terra

Ed eccoci alla parte più sorprendente della storia. Quando pensiamo a una cicala immaginiamo un insetto aggrappato al tronco di un pino sotto il sole di luglio, ma quella è soltanto una piccolissima parte della sua esistenza.

Dopo la deposizione delle uova e la nascita, le forme giovanili raggiungono il terreno e trascorrono una lunga fase della loro vita sottoterra, dove si alimentano grazie ai fluidi delle radici.

Solo alla fine di questa fase le ninfe emergono dal terreno, si arrampicano su un tronco o su un altro supporto e compiono l’ultima muta. È allora che sulle cortecce troviamo quelle caratteristiche “scorze” vuote, le esuvie, che sembrano la sagoma perfetta di una cicala. Dall’involucro è uscito l’adulto ed è iniziata la brevissima estate che noi possiamo vedere e soprattutto sentire.

Il silenzio non significa che siano scomparse

Ed è probabilmente questa la risposta migliore alla turista di Marina. No, sulla base di quella osservazione non c’è motivo di parlare di una misteriosa scomparsa delle cicale. Non abbiamo dati che indichino una moria anomala nella pineta di Marina di Grosseto.

Abbiamo invece una spiegazione biologica molto più convincente: siamo arrivati alla fine di agosto e il ciclo stagionale degli adulti sta progressivamente terminando.

Le condizioni meteorologiche possono modificare l’intensità e gli orari del canto e rendere più evidente il cambiamento, ma per stabilire se quest’anno il fenomeno sia stato anticipato dal caldo servirebbero osservazioni locali confrontabili con quelle degli anni precedenti.

E c’è un’ultima immagine che forse racconta meglio di tutte cosa sta accadendo. Mentre camminiamo nella pineta e ci domandiamo dove siano finite le cicale, la prossima generazione può essere già lì. Non sopra le nostre teste. Sotto i nostri piedi.

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