di ROSSANO MARZOCCHI
FOLLONICA. Chi non conosce o ricorda la storica colonia di Follonica Luigi Pierazzi? Segnata nel corso del tempo da vicende alterne di decadenza e volontà di riscatto, rappresenta un importantissimo pezzo di storia maremmana, oltre che un esempio di bellezza architettonica e accoglienza d’altri tempi.
Inaugurata nel 1931 su progetto dell’ingegner Ernesto Ganelli, artefice anche della basilica del Sacro Cuore di Grosseto, la Colonia si presenta subito come un’opera architettonica imponente e fascinosa sulla spiaggia della cittadina del golfo, incastonata tra il mare e la pineta di Levante.
Chi era Luigi Pierazzi
Viene intitolata al giurista e agricoltore Luigi Pierazzi, scomparso due anni prima. Proveniente da Empoli, Pierazzi è un grande tenutario a Civitella Marittima, il cui palazzotto ancor oggi troneggia nel centro del paese e le cui estensioni agricole lambiscono Paganico.
Coniugato con la marchesa Patrizi, ha due figli: Ferdinando, che diventerà gerarca fascista e sottosegretario al Ministero delle comunicazioni, e Achille.
Per molti anni Pierazzi è anche presidente della Provincia di Grosseto. Dopo la scomparsa, il suo nome riecheggia nella colonia follonichese, che nel 1937 arriva ad ospitare 1.700 bambini: un record, impensabile oggi.
Dalla guerra ai profughi ungheresi
Bombardata e occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, la struttura riprende la sua funzione nel dopoguerra, anche se scomparirà il nome Pierazzi.
Essa darà anche alloggio agli sfollati dell’alluvione del Polesine, ai profughi ungheresi fuggiti alle repressioni sovietiche del 1956 e ai bambini toscani bisognosi di cure elioterapiche.
La colonia diventa una scuola
Negli anni Settanta viene adibita a scuola media e successivamente ospita eventi e associazioni ludico-sportive e culturali, oltre ad un reparto di accoglienza per i senzatetto.
Quel viavai di bambini in calzoncini corti
Dove non è arrivata la guerra, purtroppo sono poi arrivati il logorio del tempo, la carenza di fondi e i vincoli burocratici, che relegano ai ricordi lo spirito di una bellissima struttura d’accoglienza all’avanguardia, col viavai di bambini in calzoncini corti, chiassosi e felici di vivere esperienze oggi dimenticate.
Rossano Marzocchi, nota biografica
Rossano Marzocchi è nato e vive a Grosseto. Giornalista pubblicista, già direttore di banca, è un attento studioso e cultore di storia locale, tematica che da molti anni tratta su quotidiani e periodici legati al territorio.
In particolare, dal 2011 al 2025, su La Nazione Grosseto ha ripercorso ogni domenica le vite di uomini e donne che hanno segnato la Maremma, raccontando negli anni le storie di oltre seicento personaggi.
È membro delle redazioni del settimanale Toscana Oggi/Rinnovamento e del mensile Maremma Magazine, del consiglio di amministrazione della Fondazione Luciano Bianciardi e dell’Arciconfraternita di Misericordia di Grosseto.
Ha ricoperto in passato incarichi pubblici e istituzionali, tra i quali membro della Commissione Toponomastica del Comune di Grosseto, della Commissione consultiva del Teatro Comunale degli Industri e commissario dell’Azienda Farmaceutica Comunale. Per il suo impegno per il territorio, nel 2005 è stato insignito anche dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica.
È autore, inoltre, di numerosi saggi che affondano la penna nella Maremma e nella sua gente. Tra questi, Vite nel vento – Storie e persone che hanno segnato l’ultimo secolo in Maremma” (Polistampa, 2009), acquisito anche dalle biblioteche statunitensi delle Università di Princeton, Harvard e Yale, nonché dalla Library of Congress e dalla New York Public Library; Maremma voce dell’anima – Il linguaggio della nostra terra (Innocenti Editore, 2017); La storia dei Grifoni – Sessant’anni del premio della Proloco di Grosseto, scritto insieme a Umberto Carini (Innocenti Editore, 2018).
Nel 2025, La Nazione ha pubblicato il libro da lui curato “Storie di Maremma – Grosseto e la sua terra nei volti dei protagonisti”, che raccoglie una selezione di articoli dell’autore tra quelli pubblicati nel tempo per il giornale.






