«Chiedo solo di poter rivedere mia figlia»: gli incontri vengono sospesi, il padre presenta denuncia | MaremmaOggi Skip to content

«Chiedo solo di poter rivedere mia figlia»: gli incontri vengono sospesi, il padre presenta denuncia

Il tribunale aveva disposto incontri protetti una volta alla settimana con la bambina di quattro anni. Dopo la sospensione decisa nell’ambito dei servizi sociali, l’uomo si è rivolto ai carabinieri: «Voglio sapere perché non posso più vederla». Al centro del caso anche alcuni video che mostrerebbero un’auto simile alla sua
Il tribunale dei minori di Firenze

GROSSETO. Per settimane quell’ora del mercoledì pomeriggio è stata l’unica possibilità di stare insieme. Sessanta minuti in un ambiente protetto, con la presenza di un’educatrice, secondo le modalità stabilite dal tribunale per i minorenni nell’interesse della bambina.

Poi gli incontri si sono fermati.

L’ultima volta che un padre grossetano ha potuto vedere la figlia di quattro anni risale al 15 luglio. Da allora, sostiene l’uomo, non gli sarebbe più stato consentito di incontrarla.

Una situazione sulla quale ora chiede che venga fatta chiarezza. Dopo aver cercato spiegazioni sulla sospensione degli incontri, infatti, il padre ha deciso di presentare una denuncia ai carabinieri di Grosseto.

«Non chiedo altro – dice – vorrei soltanto poter vedere mia figlia».

Gli incontri protetti stabiliti dal tribunale

La vicenda nasce all’interno di una situazione familiare particolarmente delicata e caratterizzata da una forte conflittualità tra i genitori.

Poco dopo la nascita della bambina erano state attivate procedure di protezione a tutela della madre nell’ambito di una situazione riferita come violenza. Secondo la ricostruzione fornita dal padre, quelle procedure sarebbero successivamente venute meno per quella che l’uomo definisce «assenza di prove».

La bambina è stata comunque affidata esclusivamente alla madre. Con la separazione e il progressivo deterioramento dei rapporti tra i due genitori, la situazione è arrivata davanti al tribunale per i minorenni.

Il giudice aveva quindi disposto che, a partire da giugno, il padre potesse incontrare la figlia almeno una volta alla settimana, ma esclusivamente attraverso incontri protetti e con la presenza di personale educativo.

Per circa un mese gli appuntamenti si sarebbero svolti regolarmente, fino al 15 luglio.

La sospensione dopo l’ultimo incontro

Dopo quell’appuntamento, al padre sarebbe stata comunicata la sospensione degli incontri successivi. Alla base della decisione, secondo quanto riferito all’uomo, ci sarebbero stati alcuni comportamenti manifestati dalla bambina e interpretati dagli operatori come segnali di disagio e timore nei confronti del padre.

È a questo punto che le ricostruzioni e le valutazioni sulla vicenda diventano oggetto di contestazione. L’uomo ha infatti chiesto di conoscere nel dettaglio le ragioni che avevano portato all’interruzione degli incontri e, soprattutto, su quale presupposto fosse stato possibile sospendere gli appuntamenti previsti dal provvedimento giudiziario.

Il padre contesta la decisione e chiede che sia verificata la sua legittimità.

Quei video e l’auto simile alla sua

Nel tentativo di comprendere cosa avesse determinato la sospensione, l’uomo racconta di essere stato successivamente convocato da una psicologa.

Durante quell’incontro gli sarebbero stati mostrati alcuni video realizzati dalla madre della bambina. Nelle immagini comparirebbe un’automobile simile a quella utilizzata dal padre, circostanza che avrebbe fatto ipotizzare che madre e figlia fossero state seguite.

Una ricostruzione che l’uomo respinge completamente. «Quell’auto non è la mia e certamente non ero io a guidarla – sostiene – Posso dimostrarlo perché la mia vettura è dotata di Gps e in quel periodo era rimasta parcheggiata davanti a casa a causa di problemi al motore».

Elementi che, secondo il padre, sarebbero quindi verificabili attraverso la documentazione e i dati relativi al veicolo.

La denuncia presentata ai carabinieri

Dopo la sospensione degli incontri e le spiegazioni ricevute, l’uomo ha deciso di rivolgersi ai carabinieri di Grosseto.

Ha presentato una denuncia nei confronti dell’assistente sociale ipotizzando, nella propria ricostruzione, i reati di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e calunnia.

Si tratta, è bene sottolinearlo, delle contestazioni formulate dal denunciante: spetterà agli organi competenti valutare i fatti, verificare la fondatezza delle accuse e stabilire se vi siano eventuali responsabilità.

Al centro della vicenda resta soprattutto la bambina e la necessità che ogni decisione venga assunta tutelandone il benessere.

Il padre, dal canto suo, chiede che venga ripristinata la possibilità prevista dal provvedimento giudiziario di trascorrere almeno un’ora alla settimana con lei.

«Voglio soltanto poter rivedere mia figlia», ripete. Un’ora alla settimana: la stessa ora del mercoledì pomeriggio che, dal 15 luglio, non c’è più.

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