Stangata di settembre, rincari per bollette e carburanti | MaremmaOggi Skip to content

Le vacanze finiscono e arriva il conto: quasi 900 euro in più, e a settembre torna anche la scuola

Finite le vacanze tornano tutte insieme le spese delle famiglie. Nomisma stima fino a 876,8 euro in più nel 2026 per luce, gas e carburanti rispetto al 2025. Diesel oltre 2,11 euro al litro, poi ci sono scuola, sport e servizi
A settembre tutti gli aumenti andranno a sommarsi, per le famiglie sarà una stangata
A settembre tutti gli aumenti andranno a sommarsi, per le famiglie sarà una stangata

GROSSETO. Le valigie tornano negli armadi, gli ombrelloni si chiudono e, finite le vacanze, ricominciano i conti. E quelli di settembre 2026 rischiano di essere pesanti.

Non perché allo scoccare della mezzanotte del primo settembre scatterà una raffica di aumenti. La realtà è diversa: molti rincari sono già arrivati durante l’estate, quando il cambiamento delle abitudini quotidiane e le ferie possono averli resi meno evidenti.

A settembre, però, torna tutto insieme. Gli spostamenti quotidiani per andare al lavoro, la scuola dei figli, le attività sportive, le palestre, i servizi e la normale gestione della casa.

E soprattutto tornano a sommarsi pieno dell’auto, bollette e carrello della spesa.

Il quadro che emerge dai dati disponibili al 20 agosto mette insieme carburanti ormai oltre la soglia psicologica dei 2 euro al litro, forti tensioni sull’energia e rincari che interessano alcune categorie di alimentari e servizi.

Una simulazione di Nomisma Energia arriva a stimare per il 2026 un aggravio fino a 876,8 euro per una famiglia tipo, rispetto al 2025, considerando complessivamente luce, gas e carburanti. Quasi 900 euro. E nel conto non c’è la scuola.

Diesel sopra 2,11 euro, benzina oltre quota 2

La prima stangata è già sotto gli occhi di tutti. Basta fermarsi davanti al tabellone di un distributore.

Giovedì 20 agosto, sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio self ha raggiunto 2,002 euro al litro per la benzina e 2,116 euro per il gasolio, secondo i dati comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In autostrada il conto sale ancora: circa 2,077 euro per la benzina e 2,186 euro per il diesel.

Tradotto in soldi, un pieno da 50 litri costa mediamente 100,10 euro per un’auto a benzina e 105,80 euro per una diesel.

E proprio sul gasolio si concentra una delle maggiori incognite delle prossime settimane. Anche se, va detto, soprattutto a Grosseto e in alcune pompe, i prezzi sono un po’ più bassi.

Lo sconto sul diesel è vicino alla scadenza

Il prezzo attuale del gasolio incorpora ancora l’effetto della riduzione straordinaria dell’accisa decisa dal Governo per fronteggiare la corsa dei carburanti. La misura ha ridotto temporaneamente la componente fiscale sul diesel per circa 17 centesimi al litro, considerando anche l’effetto sull’Iva, ed è stata prevista per il periodo centrale di agosto.

Allo stato della normativa vigente, la riduzione è arrivata ormai a ridosso della sua scadenza ed è questo uno dei nodi da tenere sotto osservazione. Senza un nuovo intervento, verrebbe meno il cuscinetto fiscale che ha contribuito a contenere il prezzo del gasolio proprio mentre le quotazioni hanno spinto il diesel oltre 2,11 euro al litro.

Questo non significa che il prezzo aumenterà automaticamente di 17 centesimi alla scadenza della misura.

Il prezzo alla pompa dipende infatti dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dal cambio, dai margini della filiera e naturalmente da eventuali nuovi provvedimenti del Governo. Ma la dimensione della misura fiscale consente di capire quale sia la posta in gioco.

Otto euro e mezzo in più per un pieno da 50 litri

Se, per pura simulazione, l’intero effetto dei circa 17 centesimi oggi neutralizzati dalla riduzione fiscale si trasferisse sul prezzo finale, per un pieno da 50 litri servirebbero circa 8,50 euro in più. Con quattro pieni sarebbero 34 euro.

Non è una previsione di ciò che accadrà al distributore. È semplicemente il valore teorico dell’effetto fiscale, ma settembre è proprio il mese nel quale, terminate le ferie, per centinaia di migliaia di famiglie ricominciano gli spostamenti sistematici casa-lavoro e casa-scuola. E quindi anche pochi centesimi al litro tornano a pesare molto più che durante le vacanze.

Quasi 900 euro in più tra energia e carburanti

Il conto più impressionante arriva da una simulazione di Nomisma Energia. Secondo lo scenario elaborato dall’istituto, nel 2026 la maggiore spesa di una famiglia tipo per luce e gas potrebbe arrivare complessivamente a circa 515 euro rispetto al 2025.

A questa cifra si aggiunge l’automobile. La simulazione prende come riferimento un prezzo medio combinato di benzina e gasolio a settembre di 2,017 euro al litro, contro 1,655 euro dello stesso periodo del 2025. La differenza è di oltre 36 centesimi. Ipotizzando un consumo annuo di mille litri di carburante, l’aggravio arriverebbe a 361,80 euro. Sommando le due voci si arriva così a 876,80 euro in più.

Una precisazione è fondamentale: non sono 876 euro da pagare nel mese di settembre. Si tratta della stima dell’aumento della spesa sull’intero 2026 rispetto all’anno precedente, sulla base dello scenario energetico considerato da Nomisma.

Settembre, però, è il momento nel quale quella pressione sui bilanci rischia di diventare molto più evidente.

L’energia corre molto più dell’inflazione

L’inflazione generale, da sola, non racconta infatti tutto quello che sta succedendo. A luglio l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato una pressione ancora significativa, ma sono soprattutto alcune componenti a correre. E l’energia resta fra queste.

Gli energetici a tariffa regolata registrano incrementi a doppia cifra rispetto a un anno prima, mentre anche quelli del mercato libero rimangono sotto pressione.

È proprio l’energia uno dei principali elementi di incertezza per l’autunno.

C’è poi un altro elemento. L’estate torrida ha fatto schizzare i consumi elettrici: a luglio la domanda nazionale ha raggiunto 32,5 terawattora, spinta anche dall’utilizzo massiccio dei condizionatori.

Consumi maggiori e prezzi elevati sono una combinazione che molte famiglie vedranno materializzarsi direttamente nelle bollette.

Al supermercato gli aumenti non sono uguali per tutti i prodotti

Poi c’è la spesa quotidiana. Qui occorre evitare una semplificazione: non sta aumentando tutto allo stesso modo. Gli alimentari non lavorati mostrano una dinamica più sostenuta rispetto alla media, mentre all’interno degli scaffali le differenze tra un prodotto e l’altro possono essere significative.

Tra le categorie sotto pressione figurano ortaggi, legumi e patate. Aumenti sono stati rilevati anche per preparazioni di carne, formaggi, farine e altri prodotti a base di cereali.

Anche nella grande distribuzione i fornitori stanno avvertendo gli uffici acquisti che dovranno ritoccare i prezzi di vendita: anche loro spendono di più per trasporto e produzione e questo si riversa sul costo finale.

Il risultato per chi fa la spesa è una sensazione ben conosciuta: magari lo scontrino non esplode in modo uniforme, ma sono sempre più numerosi i prodotti per i quali bisogna mettere nel carrello qualche centesimo o qualche euro in più. E, sommati nell’arco del mese, fanno la differenza.

Anche il caffè è diventato il simbolo del caro-vita

C’è poi un piccolo acquisto quotidiano diventato quasi il simbolo dell’inflazione degli ultimi anni: il caffè al bar.

Secondo i dati di Assoutenti  il prezzo medio di un espresso ha raggiunto 1,29 euro, 25 centesimi in più rispetto al 2021. Un incremento del 24,2%.

In alcune città il prezzo medio ha ormai superato stabilmente 1,40 euro a tazzina. A Grosseto i prezzi sono più bassi, ma in qualche caso si arriva a 1,30 a tazzina.

Preso singolarmente sembra quasi irrilevante, ma è proprio attraverso questi piccoli acquisti quotidiani che l’aumento del costo della vita diventa più facilmente percepibile.

A settembre tornano palestra, sport e attività dei figli

Poi ci sono le spese che durante le vacanze spariscono o diminuiscono e che a settembre ricompaiono tutte insieme. Palestre, piscine, corsi sportivi, attività dei ragazzi, servizi alla persona, cultura e spettacoli. Anche qui i prezzi sono saliti.

L’incremento per spettacoli, servizi culturali, palestre e centri estetici viene indicato intorno al 3%. Tre punti percentuali possono sembrare poca cosa, ma il problema del rientro non è quasi mai una singola voce. È la somma.

La rata della palestra arriva insieme al pieno dell’auto. Il corso sportivo dei figli insieme alla bolletta. La spesa settimanale insieme ai libri scolastici.

Ed è così che settembre diventa tradizionalmente uno dei mesi più difficili per il bilancio familiare.

E poi suona la campanella

Manca infatti ancora una delle spese più importanti del rientro: la scuola. Libri di testo, quaderni, penne, zaini, astucci, diari e altro materiale didattico possono trasformarsi in un esborso considerevole, soprattutto quando i figli sono due o più.

Su questo fronte, però, è necessario evitare cifre facili. Al 20 agosto non è ancora disponibile una rilevazione nazionale completa per l’anno scolastico 2026-2027 delle principali associazioni dei consumatori che consenta un confronto omogeneo con gli anni precedenti.

L’ultima indagine annuale di Federconsumatori relativa al 2025 aveva stimato una spesa media di 658,20 euro per il corredo scolastico nell’arco dell’anno e di 537,10 euro per libri e dizionari, con differenze molto significative a seconda della scuola e della classe frequentata.

Sono dati dell’anno scorso e quindi non possono essere presentati come il costo della scuola nel 2026, ma servono a dare la dimensione di una delle voci che tra poche settimane torneranno a gravare sui bilanci familiari.

Attenzione: non sono 1.200 euro da spendere tutti a settembre

C’è poi un errore frequente quando si parla di caro scuola. Sommare automaticamente 658 euro di corredo e 537 di libri e sostenere che ogni studente costi quasi 1.200 euro al rientro sarebbe fuorviante.

La cifra del corredo comprende infatti materiale acquistato e utilizzato durante l’intero anno scolastico, mentre la spesa per i libri varia enormemente in base alla classe frequentata e può essere ridotta ricorrendo all’usato o ad altre forme di risparmio.

Il conto vero cambia quindi da famiglia a famiglia, ma una cosa non cambia: anche questa spesa arriva nello stesso periodo nel quale tornano tutte le altre.

L’inflazione non pesa allo stesso modo per tutti

Dietro i numeri c’è infine una questione sociale. Un aumento del 3% non ha lo stesso effetto su ogni famiglia. Chi ha una capacità di spesa più bassa destina una quota maggiore del proprio reddito proprio alle voci difficilmente comprimibili: casa, energia, alimentazione e trasporti.

Significa che l’aumento di luce, gas, benzina e generi alimentari colpisce proporzionalmente di più chi dispone di meno risorse.

Ed è qui che il caro-vita smette di essere soltanto una statistica, perché rinunciare a una cena fuori è possibile. Ridurre drasticamente la bolletta, il pieno necessario per andare al lavoro o la spesa alimentare lo è molto meno.

Settembre non porta la stangata: la rende visibile

È forse questo il modo più corretto di raccontare ciò che attende le famiglie al rientro. Non esiste un interruttore che il 1° settembre farà aumentare contemporaneamente benzina, pasta, luce, palestra e quaderni. Gran parte della stangata è già cominciata.

Durante l’estate i carburanti hanno superato i 2 euro, l’energia ha continuato a correre e diversi prodotti e servizi sono diventati più costosi. Settembre farà però una cosa diversa. Metterà tutte queste spese nello stesso conto.

E quando le famiglie torneranno alla routine quotidiana, con l’auto da riempire, la scuola che ricomincia e le bollette da pagare, sarà molto più difficile non accorgersene.

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