GROSSETO. Basta guardarlo per capire che qualcosa non va. L’alveo si allarga, affiorano porzioni normalmente sommerse e l’acqua occupa una parte sempre più piccola del letto del fiume.
Ma questa volta a raccontare la magra dell’Ombrone non sono soltanto le immagini. Ci sono i numeri. E sono numeri impressionanti.
La mattina di lunedì 10 agosto, alla stazione di Sasso d’Ombrone, il Centro funzionale della Regione Toscana registra una portata di appena 1,35 metri cubi al secondo, con un livello idrometrico di -0,65 metri. Il dato è quello della rete automatica e va quindi considerato provvisorio fino alla validazione.
Significa che in quel punto dell’Ombrone stanno passando appena 1.350 litri d’acqua al secondo. Pochissimi per un fiume come l’Ombrone.
La portata è crollata di oltre l’80%
Per comprendere davvero cosa significhi 1,35 metri cubi al secondo bisogna confrontare il dato con la portata normalmente registrata in questo periodo dell’anno.
I dati diffusi da Anbi nelle scorse settimane indicavano per Sasso d’Ombrone una portata di 1,66 metri cubi al secondo contro una media storica del periodo di 7,16.
Applicando lo stesso riferimento storico al dato del 10 agosto, l’Ombrone si trova circa l’81% sotto la media.
In altre parole, nel fiume passa oggi meno di un quinto dell’acqua normalmente attesa in questo periodo.
E la situazione è peggiorata progressivamente durante l’estate.
Sotto il Deflusso minimo vitale
C’è un altro dato che rende ancora più evidente la criticità. La portata dell’Ombrone è scesa sotto il Deflusso minimo vitale, la quantità d’acqua che deve continuare a scorrere nel fiume per salvaguardarne le caratteristiche ambientali ed ecologiche.
Per l’Ombrone, in questo tratto, la soglia indicata nei precedenti monitoraggi è di circa 2 metri cubi al secondo. Già durante la grande siccità del 2022 il Consorzio di Bonifica Toscana Sud segnalava il fiume al di sotto di questo valore.
Con gli attuali 1,35 metri cubi al secondo siamo dunque circa il 32,5% sotto quella soglia di riferimento.

Un secolo di misurazioni sull’Ombrone
Ed è andando indietro nel tempo che la storia diventa ancora più interessante. La stazione di Sasso d’Ombrone è una delle più preziose per ricostruire la storia del fiume.
Le osservazioni iniziarono il 1° settembre 1924. Significa che oggi disponiamo di un patrimonio di rilevazioni che attraversa oltre un secolo.
La stazione controlla un bacino di circa 2.657 chilometri quadrati, a monte della confluenza con l’Orcia.
Gli antichi Annali idrologici permettono quindi di mettere la siccità del 2026 in prospettiva. E qui emerge un dato che merita attenzione.
Nel 1993 l’Ombrone scese a 0,64 metri cubi al secondo
Gli annali ufficiali del 1993 riportano per Sasso d’Ombrone una portata minima di appena 0,64 metri cubi al secondo, raggiunta il 14 agosto 1993.
È un’informazione importante perché corregge una ricostruzione che fermerebbe il minimo storico a 1,10 metri cubi al secondo.
Gli Annali più vecchi riportavano infatti come minimo conosciuto 1,10 metri cubi al secondo, raggiunto il 9 settembre 1949 e il 24 e 25 luglio 1955.
Successivamente, però, il 1993 portò il fiume ancora più in basso.
Il valore odierno di 1,35 metri cubi al secondo non è quindi un record storico, ma resta estremamente basso.
È poco più del doppio del minimo del 1993 e appena 0,25 metri cubi al secondo sopra i valori che, per decenni, erano stati considerati i minimi storici del fiume.
Quando l’Ombrone passa da 3.120 a meno di un metro cubo al secondo
La serie storica racconta anche quanto sia estremo il comportamento dell’Ombrone.
Il massimo documentato a Sasso d’Ombrone risale alla drammatica piena del 2 novembre 1944, quando la portata fu stimata in 3.120 metri cubi al secondo.
Durante l’alluvione del 4 novembre 1966 vennero raggiunti circa 3.110 metri cubi al secondo.
All’estremo opposto ci sono i 0,64 metri cubi al secondo dell’agosto 1993. Da oltre tremila a meno di uno.
È probabilmente uno dei numeri che meglio raccontano il carattere dell’Ombrone, capace di trasformarsi da un enorme fiume in piena a un corso d’acqua ridotto ai minimi durante le estati più siccitose.
La crisi idrica peggiora anche nel resto della Toscana
La situazione dell’Ombrone si inserisce in un quadro più ampio.
Il 4 agosto l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale ha innalzato il livello di severità idrica da basso a medio.
Non siamo ancora in una situazione nella quale gli utilizzi idrici non possano essere garantiti, ma l’Autorità parla di una situazione da tenere sotto costante osservazione.
Il quadro toscano, inoltre, non è uniforme. I grandi invasi regionali stanno mostrando una capacità di tenuta maggiore, mentre diversi corsi d’acqua risentono pesantemente della mancanza di precipitazioni e delle temperature elevate.
Ora gli occhi sono rivolti al cielo
Per l’Ombrone il problema, a questo punto dell’estate, è capire quanto ancora potrà scendere la portata prima dell’arrivo di precipitazioni significative nel bacino.
Il valore di 1,35 metri cubi al secondo registrato a Sasso d’Ombrone fotografa una magra molto importante e soprattutto certifica che il fiume si trova ampiamente sotto i valori normali del periodo.
Non è il minimo della sua storia. Il 1993 insegna che l’Ombrone è stato capace di scendere ancora più in basso.
Ma vedere oggi nel grande fiume della Maremma appena 1.350 litri d’acqua al secondo, contro una media storica superiore ai 7.000, dà la misura concreta di questa estate segnata dalla siccità.




