GROSSETO. Sul corpo di Fabrizio Carini non ci sono segni di violenza. Nessuna lesione esterna che possa far pensare a un’aggressione, nessun elemento che, almeno per il momento, faccia ipotizzare che qualcuno possa aver provocato la morte dell’ex insegnante di 62 anni.
È questo il primo punto fermo nell’indagine sulla morte dell’uomo, trovato senza vita martedì 5 agosto nell’abitazione di via Meucci, a Grosseto, a pochi passi dalla Scansanese.
L’autopsia è stata eseguita sul corpo del 62enne e i primi risultati sembrano allontanare lo scenario più grave: quello dell’omicidio.
Ma il caso non è ancora chiuso. Perché resta da rispondere alla domanda principale: che cosa ha provocato la morte di Carini?
Nessun segno di aggressione sul corpo
Fin dal momento del ritrovamento, gli investigatori avevano proceduto con la massima cautela.
Carini era stato trovato morto all’interno della casa e le condizioni nelle quali era stato rinvenuto il corpo avevano reso necessario non escludere alcuna ipotesi.
L’abitazione era stata quindi isolata per consentire ai carabinieri di effettuare tutti gli accertamenti necessari. Sul posto erano stati svolti i rilievi tecnici, mentre la Procura aveva disposto l’autopsia proprio per cercare di stabilire cosa fosse successo all’ex professore.
Ora dall’esame autoptico arriva un primo elemento importante: non sarebbero state riscontrate lesioni esterne compatibili con un’aggressione o comunque con l’intervento di terze persone.
Un risultato che porta gli investigatori ad allontanare, allo stato degli accertamenti, l’ipotesi che il 62enne sia stato ucciso.
Resta da capire come sia morto
Escludere i segni di violenza, però, non significa ancora conoscere la causa della morte.
Ed è proprio su questo aspetto che adesso si concentrano gli accertamenti disposti dalla Procura.
L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Mauro Lavra, che ha disposto anche approfonditi esami tossicologici.
Saranno le analisi di laboratorio a dover fornire un’altra parte fondamentale della risposta, verificando l’eventuale presenza nell’organismo dell’uomo di sostanze che possano avere avuto un ruolo nel decesso.
Per conoscere gli esiti servirà ancora qualche giorno.
Il ritrovamento martedì in via Meucci
Era stato il forte odore proveniente dall’abitazione a far scattare l’allarme martedì mattina.
Quando i soccorritori erano entrati nella casa di via Meucci, per Fabrizio Carini non c’era ormai più niente da fare. Il 62enne era morto già da tempo.
Da quel momento erano cominciati gli accertamenti dei carabinieri, proseguiti per ore per ricostruire gli ultimi giorni dell’ex insegnante e soprattutto per verificare che dietro quella morte non ci fosse l’intervento di qualcun altro.
L’autopsia ha dato adesso una prima risposta: il prof Carini non presentava segni di violenza.
Resta l’ultimo interrogativo, quello più importante per chiudere definitivamente il caso: cosa lo ha ucciso. Una risposta che potrebbe arrivare dagli esami tossicologici disposti dalla Procura.




