Ha i soldi per ricominciare, ma nessuno le affitta una casa. Da quattro mesi vive in strada | MaremmaOggi Skip to content

Ha i soldi per ricominciare, ma nessuno le affitta una casa. Da quattro mesi vive in strada

La storia di Antonietta, arrivata a Grosseto dalla Germania per riunire la famiglia. La donna: «Ho bisogno solo di una casa»
Alcuni clochard a Grosseto (foto d'archivio)
Alcuni clochard a Grosseto (foto d’archivio)

GROSSETO. «Non chiedo né soldi né cibo, chiedo una casa»: queste sono le parole di Antonietta Luciani, 54enne che si è trasferita dalla Germania a Grosseto per riunire la sua famiglia. La donna, 13 anni fa, si era trasferita da Pisa in Germania per poter dare un futuro migliore alle sue figlie e da quattro mesi non ha un posto dove poter dormire ed è costretta a vivere per strada.

«Io e le mie figlie abbiamo deciso di venire a Grosseto per avvicinarci a mio figlio – dice la donna – La Germania ci ha sempre dato tanto e tolto altrettanto. Non ci siamo mai sentite a casa e questo, negli anni, ha iniziato a pesare tanto. Io ho sempre lavorato e qua ho trovato difficoltà a trovare un impiego, nonostante abbia esperienza in molti settori. Ho chiesto aiuto alle istituzioni, ma non è arrivato».

«Dalla casa parte tutto»

Antonietta ha 54 anni e fra marzo e aprile ha preparato i bagagli e ha deciso di venire a Grosseto, per iniziare a lavorare, trovare una casa e poi farsi raggiungere dalle sue due figlie. La donna dispone delle risorse economiche necessarie per entrare in una casa, ma da anni il mercato degli affitti è diventato sempre più restrittivo, con proprietari che chiedono un contratto a tempo indeterminato o un impiego nel pubblico.

«Ho fatto le pulizie, l’operaia, la barista, ho lavorato negli agriturismi e nelle case di riposo. Il lavoro non mi spaventa, ma è difficile accedere al lavoro a Grosseto che possa dare in breve tempo un tipo di contratto accettato dagli affittuari – dice Antonietta – Mi sono trovata in questa situazione e mai me lo sarei aspettata, anzi mi chiedo come sia stato possibile».

«Dalla casa parte tutto, avere un posto dove dormire, dove lavarsi e da cui poter ricominciare. Come spiego a un datore di lavoro la situazione in cui mi trovo? E come faccio ad aspettarmi che mi assuma? – continua – La casa è un diritto di tutti, uno dei più importanti. Mi sono trovata tutte le porte sbarrate, nonostante abbia i soldi per un affitto. Per questo vorrei che fosse chiaro che non chiedo né soldi né cibo, ma solo un tetto sopra la testa dove poter stare con la mia famiglia».

Il mercato immobiliare a Grosseto ha un accesso limitato e sono molti i proprietari che chiedono garanzie sempre più stringenti. Garanzie a cui non tutti riescono ad accedere.

Le case per l’emergenza abitativa

La donna è adulta e sa come cavarsela nella vita, ma quello che è difficile è dover affrontare ogni notte la paura.

«Di giorno giro per la città e appena cala la notte cerco un riparo, quando sono certa che non ci sia nessuno a guardarmi – dice Antonietta – Sono una donna e per me non è possibile andare al dormitorio per i senza tetto, anche perché non riuscirei a dormire. Per strada, invece, riesco almeno a chiudere gli occhi e a riposare».

Le insidie nelle vie di Grosseto durante la notte sono tante.

«Ci tengo molto all’igiene personale e ho trovato alcuni modi per rimanere pulita, non ho l’aspetto di una clochard. Penso che proprio per questo mi capita spesso che qualcuno si avvicini per chiedermi soldi e, fortunatamente, non li porto mai con me. Non mi posso fidare di nessuno – dice – Non so come fare, una casa è fondamentale anche per stare al sicuro».

La donna ha portato il suo curriculum ovunque e aspetta che qualcuno la contatti per un colloquio.

«Fortunatamente non sono scesa con le mie figlie, che sono ancora in Germania, altrimenti la situazione sarebbe ancora più critica – dice Antonietta – Ho chiesto aiuto alle istituzioni, ma non ho più ricevuto risposte. Le liste d’attesa per le case popolari sono lunghe, ma mi chiedo perché non ci siano case disponibili per l’emergenza abitativa e perché sia così difficile accedervi».

La risposta del Comune

L’assessora al sociale Carla Minacci spiega che Antonietta si è già rivolta al Comune per esporre la propria situazione. Per quanto riguarda l’assegnazione di una casa popolare, dovrà presentare domanda all’Epg, ma le graduatorie sono particolarmente lunghe: all’anno sono consegnati circa 20 alloggi, a fronte di circa 400 persone in graduatoria.

Per l’emergenza abitativa, invece, il percorso passa dalla presa in carico dei servizi sociali, che insieme alla Società della salute valutano ogni singolo caso. Solo dopo questa fase, qualora ne vengano riscontrati i requisiti, può essere avviato l’iter previsto per le situazioni di emergenza.

Il lato umano

L’indifferenza, secondo Antonietta, arriva da molti, anche dai cittadini.

«Sono partita dalla Germania perché non ci sentivamo a casa e non mi sarei mai aspettata di trovarmi in questa situazione – dice Antonietta – Mi sento invisibile, sia per le persone che passano sia per le istituzioni. Mi è stato detto che non possono fare niente, ma in mezzo alla strada ci sono io e non loro».

Vivere per strada significa anche rinunciare a tutto ciò che spesso viene dato per scontato: un bagno dove fare una doccia, un letto dove riposare e un luogo da poter chiamare casa.

Se qualcuno avesse una casa da affittare o un lavoro da offrire ad Antonietta per aiutarla a riunire la sua famiglia può contattare MaremmaOggi alla email redazione@maremmaoggi.net oppure chiamare la redazione al 331 3257187.

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