GROSSETO. C’è stato un momento, domenica mattina, in cui nella chiesa di San Francesco è calato il silenzio.
Non era quello della preghiera. Era quello delle notizie che nessuno vorrebbe mai sentire.
Dall’altare, domenica 26 luglio, è arrivato l’annuncio che in tanti, da settimane, temevano: i Frati Minori lasceranno definitivamente il convento di San Francesco. Per qualche mese resteranno ancora in due, poi anche loro se ne andranno. Dopo secoli, il convento francescano chiuderà la sua storia a Grosseto.
Non è il trasferimento di alcuni religiosi. È la fine di una presenza che ha attraversato guerre, pestilenze, alluvioni, ricostruzioni, generazioni di grossetani.
Per questo la notizia ha colpito la città ben oltre i confini della comunità cattolica.
Una chiesa che appartiene a tutta Grosseto
San Francesco non è soltanto una chiesa.
È uno di quei luoghi che, anche senza accorgersene, finiscono per entrare nella vita di tutti.
C’è chi ci è entrato bambino, tenendo la mano dei nonni. Chi lì ha celebrato il matrimonio. Chi ha salutato un genitore per l’ultima volta. Chi si è fermato davanti a una candela accesa nei giorni più difficili.
Da oltre sette secoli quel convento rappresenta molto più di un edificio religioso.
Fondato con l’arrivo dei Frati Minori nel XIII secolo e consacrato nel 1289, è stato uno dei cuori spirituali della città, un luogo di accoglienza, ascolto e solidarietà. Dopo le soppressioni napoleoniche e un periodo di chiusura, i frati minori sono ritornati stabilmente il 20 dicembre 1924
Per tanti grossetani, credenti e non, San Francesco è memoria.
Il convento di padre Ugolino e di Radio Libera
Chi ha qualche anno in più lega quel convento soprattutto a un nome: padre Ugolino.
Un frate capace di parlare ai giovani quando ancora nessuno lo faceva, di riempire l’oratorio, di organizzare incontri, gite, feste nella sala Friuli e di dare vita a esperienze che hanno segnato intere generazioni.
Fu lui uno degli artefici dell’esperienza di Radio Libera Grosseto, nata proprio all’interno del convento, quando le radio private erano una rivoluzione e diventavano uno strumento per avvicinare i ragazzi. Una storia che ha lasciato un segno profondo nella città.

E fu sempre padre Ugolino a celebrare uno dei matrimoni più celebri d’Italia: quello tra Adriano Celentano e Claudia Mori. Una scelta che raccontava il valore simbolico di quel convento, capace di attrarre persone in cerca di autenticità, ben oltre i confini della Maremma.
Gli appelli: «San Francesco non può chiudere»
Dopo l’annuncio dato durante la messa, sui social e nelle chat cittadine sono comparsi decine di messaggi.
C’è chi ricorda i frati che hanno accompagnato la propria famiglia nei momenti più importanti della vita. Chi ripensa agli anni dell’oratorio sempre pieno di ragazzi. Chi chiede che la Provincia francescana investa su frati più giovani, capaci di riportare vitalità a una comunità che negli ultimi anni si è inevitabilmente assottigliata.
Il messaggio è uno solo: San Francesco non deve essere abbandonato.
Molti sottolineano come il convento rappresenti non soltanto un presidio religioso, ma anche culturale e sociale, un punto di riferimento che appartiene all’intera città.
Mercoledì 29 luglio l’assemblea pubblica
Per questo motivo mercoledì 29 luglio, alle 18, è stata convocata un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza con il Provinciale dei Frati minori.
L’obiettivo è capire se esistano margini per evitare che il convento venga definitivamente lasciato dai Frati Minori e raccogliere idee e proposte per il futuro di uno dei luoghi simbolo di Grosseto.
Perché la sensazione, tra chi domenica era seduto nei banchi della chiesa, è stata la stessa.
Non sta chiudendo soltanto un convento.
L’annuncio è stato dato. Ma la parola fine, almeno per i grossetani, non è ancora stata scritta.




