di Enrico Giovannelli e Jessika Biondi
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Sarà l’autopsia a stabilire con precisione le cause della morte di Giuseppe Baggiani, l’architetto di 62 anni trovato senza vita nella sua abitazione delle Paduline, a Castiglione della Pescaia, nel tardo pomeriggio di martedì 21 luglio.
L’esame dovrà chiarire non soltanto cosa abbia provocato il decesso, ma anche quando sia avvenuto. Secondo una prima ricostruzione, infatti, la morte potrebbe risalire addirittura a sabato 18 luglio.
Una notizia che ha profondamente colpito Castiglione della Pescaia. Non soltanto per le circostanze del ritrovamento, ma anche perché la famiglia Baggiani è da decenni una delle più conosciute del paese.
Il padre Renzo Baggiani, originario di Pisa e scomparso nel 2019, è stato uno dei designer più apprezzati del territorio. Molti degli arredi realizzati per le ville più prestigiose di Punta Ala portano ancora oggi la sua firma. I negozi della famiglia, quello storico di Castiglione della Pescaia, nello stesso stabile dove viveva Giuseppe, e quello di Grosseto, sono stati per anni un punto di riferimento per chi cercava mobili di qualità e pezzi d’arredo ricercati.
Renzo Baggiani aveva sposato Anna Fascetti. Il loro matrimonio si era concluso molti anni fa, ma insieme avevano costruito una famiglia conosciuta e stimata. Il figlio minore, Michele Baggiani, è oggi un apprezzato medico chirurgo ortopedico dell’ospedale di Orbetello.
Il fratello Michele davanti alla casa quando arrivarono i soccorsi
È stato proprio Michele a ritrovare il corpo del fratello.
Nel pomeriggio di martedì 21 luglio, quando al 112 è arrivata la segnalazione, davanti al palazzo delle Paduline dove Giuseppe abitava sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e un’ambulanza della Croce Rossa.
Mentre i soccorritori erano già davanti all’edificio è arrivato anche Michele Baggiani, avvisato di quanto stava accadendo. Una volta aperta la porta dell’appartamento, la tragedia è apparsa subito in tutta la sua drammaticità.
Giuseppe era senza vita.
Secondo una prima ricostruzione, il corpo si trovava riverso su una poltrona e gli accertamenti dovranno stabilire con precisione quando sia sopraggiunto il decesso. L’ipotesi è che la morte possa risalire addirittura a quattro giorni prima del ritrovamento.
L’allarme partito da Punta Ala
A far scattare i soccorsi è stato l’allarme partito dal Centro ippico di Punta Ala, il luogo dove Giuseppe trascorreva gran parte del proprio tempo libero.
Chi lo conosceva sapeva che non passava praticamente giorno senza che raggiungesse le sue cavalle. E quando, per un impegno, non riusciva ad andare personalmente al maneggio, prendeva comunque il telefono per chiedere come stessero gli animali e sincerarsi che fosse tutto a posto.
Per questo motivo, quando per alcuni giorni nessuno lo ha visto arrivare e il cellulare ha iniziato a risultare irraggiungibile, gli amici hanno capito che quel silenzio non era normale.
La loro preoccupazione si è trasformata in allarme e ha dato il via alla catena di soccorsi che ha portato al tragico ritrovamento.
La passione per il design ereditata dal padre
Come il padre Renzo, anche Giuseppe aveva trasformato il design in una professione.
Negli anni aveva ereditato la passione per la progettazione di mobili e complementi d’arredo, sviluppando uno stile personale che lo aveva portato a ottenere importanti riconoscimenti professionali.
Tra questi, uno dei più prestigiosi era arrivato durante una Fiera Campionaria di Milano, dove aveva ricevuto un premio per la progettazione di un innovativo tavolo reclinabile in basalto.
Molti dei modelli progettati da Giuseppe e realizzati nei laboratori di Cascina portano ancora oggi la sua firma.
Ma chi gli è stato vicino in questi anni ricorda soprattutto l’uomo prima ancora del professionista. Una persona per bene, affidabile, capace di esserci sempre quando qualcuno aveva bisogno di una mano. Un uomo solido, riservato e generoso, che aveva saputo coltivare con la stessa intensità il lavoro, gli affetti e le proprie passioni.
Oltre all’architettura e al mondo dell’equitazione, infatti, c’era un’altra passione che riempiva le sue giornate: la cucina. Preparare qualcosa di buono per gli amici era il suo modo di stare insieme agli altri, di condividere momenti semplici e trasformare una cena in un’occasione di amicizia.
L’amore per i cavalli e l’equitazione
Ci sono amori che non si misurano con le parole, ma con la costanza dei gesti quotidiani, con la presenza silenziosa e fedele che trasforma una passione in una vera e propria ragione di vita. Il legame che si forma tra un cavallo e il suo cavaliere è qualcosa di viscerale, un binomio profondo che, una volta stretto, non si può più scindere. E per Giuseppe Baggiani, il mondo dell’equitazione era esattamente questo: vita, respiro e dedizione pura.

Asia, Desiderata e la passione per il dressage
Presso il Centro Ippico di Punta Ala, Giuseppe custodiva le sue due grandi compagne: Asia, una cavalla da salto, e Desiderata, una splendida maremmana. Con loro praticava con pazienza e rigorosa eleganza la disciplina del dressage.
Il suo percorso nel mondo equestre era ricco e dinamico. Nel corso degli anni aveva vissuto ed esperito diversi maneggi del territorio, dal centro di Luca Ficai a Castiglione della Pescaia, fino alle scuderie di Firenze. Non perdeva occasione per perfezionarsi, partecipando a concorsi, stage ed esperienze formative con i migliori cavalieri italiani e internazionali, tra cui lo stage svolto con entusiasmo qualche anno fa a Venturina Terme sotto la guida del prestigioso cavaliere Victor Alfonso Pomares. Amava mettersi in gioco, sperimentare e provare nuove esperienze, sempre in sella alle sue amate cavalle.
Il ricordo commosso del maniscalco
A tracciare un ritratto toccante di Giuseppe è Pasquale Colella, suo maniscalco di fiducia da oltre cinque anni.
«Ci sentivamo spesso: mi parlava sempre con entusiasmo delle sue cavalle e degli spettacoli che organizzava con loro. Oltre alla sua professione e all’amore per gli animali, Giuseppe aveva una grande passione per la cucina. Ogni volta che andavo da lui per la ferratura, parlavamo molto e spesso mi portava qualcosa da mangiare, estendendo poi la sua generosità anche alle persone presenti nel maneggio. La sua improvvisa scomparsa mi ha lasciato profondamente sconvolto. Era una persona di una bontà rara: pur vivendo da solo, amava la compagnia, il dialogo e aveva sempre la battuta pronta. Il suo unico desiderio era regalare un momento di gioia e strappare un sorriso a chiunque gli stesse intorno».





