Violenza sessuale, condanna cancellata dalla Cassazione: il processo è durato troppo | MaremmaOggi Skip to content

Violenza sessuale, condanna cancellata dalla Cassazione: il processo è durato troppo

L’uomo era stato condannato dal tribunale di Grosseto e la sentenza era stata confermata in appello. La Suprema Corte annulla senza rinvio: il giudizio d’appello è durato oltre il limite previsto dalla legge
La Corte di Cassazione

GROSSETO. Una condanna confermata anche in appello, poi il colpo di scena finale. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per violenza sessuale pronunciata nei confronti di un uomo giudicato colpevole dal tribunale di Grosseto, stabilendo che il processo di secondo grado si è concluso oltre i termini massimi previsti dalla legge.

La decisione non riguarda il merito delle accuse né mette in discussione quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha infatti dichiarato l’improcedibilità dell’azione penale, perché il processo d’appello è durato troppo a lungo.

La condanna del tribunale di Grosseto

La vicenda processuale era iniziata con la sentenza pronunciata il 19 maggio 2022 dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto.

L’uomo era stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale continuata, commessa nel 2021, e condannato a due anni di reclusione. Il giudice aveva inoltre disposto il risarcimento dei danni alla parte civile e subordinato la sospensione condizionale della pena agli adempimenti previsti dalla legge.

Successivamente, il 17 novembre 2025, anche la Corte d’appello di Firenze aveva confermato integralmente quella condanna.

Il ricorso in Cassazione

Attraverso il proprio difensore, l’imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione.

Tra i motivi del ricorso, il principale riguardava il superamento dei termini di durata del giudizio di appello, previsti dall’articolo 344-bis del Codice di procedura penale, introdotto dalla riforma Cartabia.

Secondo la difesa, il termine massimo di tre anni entro il quale la Corte d’appello avrebbe dovuto concludere il processo era già scaduto quando è stata pronunciata la sentenza di secondo grado.

La Cassazione dà ragione alla difesa

La Suprema Corte ha ricostruito nel dettaglio il calendario del procedimento.

La sentenza di primo grado era stata depositata nei termini previsti e il periodo entro il quale il processo d’appello avrebbe dovuto concludersi iniziava il 7 ottobre 2022. Da quella data decorrevano i tre anni previsti dalla disciplina transitoria della riforma.

Secondo i giudici, la sospensione dei termini disposta dalla Corte d’appello poteva valere soltanto per dodici giorni, cioè dal 22 settembre al 4 ottobre 2025, quando venne completata la nuova notifica all’imputato. Di conseguenza, il termine massimo slittava soltanto al 19 ottobre 2025.

La sentenza d’appello, però, è stata pronunciata il 17 novembre 2025, quasi un mese dopo la scadenza del termine previsto dalla legge.

Il cambio di stanza al centro della difesa

Oltre alla questione dei termini processuali, il ricorso affrontava anche il merito della vicenda. La difesa sosteneva infatti che la Corte d’appello avesse travisato un elemento ritenuto decisivo: il comportamento della persona offesa dopo i primi episodi contestati.

Secondo il ricorrente, la donna aveva scelto di trasferirsi dalla camera dove dormiva con la madre, il compagno e gli altri due figli piccoli a un’altra stanza nella quale sarebbe rimasta da sola, nonostante, secondo l’accusa, due degli episodi di violenza si fossero già verificati. Per la difesa quel cambio di stanza dimostrava che la donna non nutriva timore nei confronti dell’imputato e che quest’ultimo poteva aver interpretato il suo comportamento come un consenso agli approcci.

La Corte d’appello, invece, aveva dato una lettura opposta, ritenendo che quello spostamento fosse stato deciso proprio per evitare l’uomo. Un’interpretazione che la difesa aveva contestato parlando di travisamento della prova. La Corte di Cassazione, tuttavia, non è entrata nel merito di questa censura, perché ha accolto il primo motivo di ricorso relativo all’improcedibilità del processo per il superamento dei termini di legge, dichiarando così assorbita ogni altra questione.

Il processo si chiude senza un nuovo giudizio

Per questo motivo la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’appello di Firenze, dichiarando l’improcedibilità dell’azione penale per superamento dei termini di durata massima del giudizio di appello.

La decisione significa che non ci sarà un nuovo processo. L’annullamento non è stato disposto perché la Suprema Corte abbia ritenuto infondate le accuse o innocente l’imputato, ma esclusivamente perché il procedimento è arrivato oltre il limite temporale fissato dalla legge.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati