Si rifiuta di fare alcol e droga test dopo l'incidente: la Cassazione ribalta l'assoluzione | MaremmaOggi Skip to content

Si rifiuta di fare alcol e droga test dopo l’incidente: la Cassazione ribalta l’assoluzione

La Suprema Corte ha annullato la sentenza del tribunale di Grosseto che aveva assolto una donna. I giudici chiedono un nuovo esame della vicenda: decisiva la documentazione sanitaria dopo l’incidente avvenuto a Scarlino
Una pattuglia della polizia municipale
Gli agenti della polizia municipale

SCARLINO. Non è una condanna, ma neppure la parola fine. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con cui il tribunale di Grosseto aveva assolto una donna di Massa Marittima, accusata di essersi rifiutata di sottoporsi agli accertamenti per verificare l’eventuale assunzione di alcol e sostanze stupefacenti dopo un incidente stradale avvenuto a Scarlino. Per i giudici della Suprema Corte la decisione del tribunale presenta lacune nella motivazione e il procedimento dovrà quindi essere celebrato nuovamente davanti a un altro magistrato del Tribunale di Grosseto.

L’incidente e gli accertamenti richiesti

La vicenda risale al 24 agosto 2024. La donna stava percorrendo la strada provinciale 60 quando, per cause da chiarire, ha perso il controllo dell’auto, finendo fuori carreggiata. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia municipale di Scarlino e il personale del 118.

Secondo l’accusa, dopo l’incidente la conducente si sarebbe rifiutata di sottoporsi sia agli accertamenti del tasso alcolemico sia a quelli per rilevare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti. Da quel rifiuto è nato il procedimento penale per la violazione degli articoli 186 e 187 del Codice della strada.

L’assoluzione del tribunale di Grosseto

Con una sentenza emessa il 30 gennaio 2026, il tribunale di Grosseto aveva assolto l’imputata con la formula “perché il fatto non sussiste”. Secondo il giudice non era stata rispettata la procedura prevista dalla normativa per richiedere quel tipo di accertamenti.

Nella motivazione il tribunale aveva evidenziato che la donna non necessitava di cure mediche e che il trasferimento al pronto soccorso era avvenuto soltanto per consentire l’esecuzione delle analisi richieste dagli agenti. In questa ricostruzione, il successivo rifiuto agli esami non integrava alcun reato.

Il ricorso della Procura

Il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Firenze ha impugnato quella decisione sostenendo che il tribunale non aveva tenuto conto di elementi decisivi contenuti nella documentazione sanitaria.

Nel ricorso viene ricordato che la donna, dopo l’incidente, lamentava un forte dolore addominale dovuto al trauma riportato nello schianto. I sanitari del 118 le avevano eseguito un elettrocardiogramma, l’avevano trasportata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto e avevano classificato il caso come “urgenza indifferibile”, indicando un “trauma maggiore”.

Circostanze che, secondo la Procura, dimostrerebbero come il trasferimento in ospedale fosse motivato da esigenze sanitarie e non soltanto dalla richiesta di effettuare gli esami tossicologici.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha condiviso le osservazioni del Procuratore generale e ha ritenuto fondato il ricorso.

Secondo i giudici, il tribunale ha trascurato di esaminare la documentazione medica acquisita agli atti e non ha spiegato adeguatamente perché abbia ritenuto che la donna non avesse bisogno di cure. La Suprema Corte osserva inoltre che nella motivazione non viene chiarito se il trasferimento in ospedale sia stato deciso dai sanitari oppure richiesto dalla polizia, se gli accertamenti fossero compatibili con le attività di soccorso e se il rifiuto abbia riguardato soltanto le cure mediche oppure anche gli esami richiesti dagli investigatori.

Per la Cassazione si tratta di aspetti decisivi per stabilire se la condotta contestata integri o meno i reati previsti dal Codice della strada.

Il processo torna a Grosseto

La sentenza della Cassazione non stabilisce la colpevolezza dell’imputata. La Suprema Corte si limita ad annullare l’assoluzione perché ritiene insufficiente la motivazione con cui era stata pronunciata.

Sarà quindi un altro giudice del Tribunale di Grosseto a riesaminare l’intera vicenda, valutando tutta la documentazione sanitaria e ricostruendo con precisione quanto accaduto nei minuti successivi all’incidente. Solo al termine del nuovo processo sarà possibile stabilire se il rifiuto opposto dalla conducente costituisca oppure no un reato.

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