Morte nel cantiere della ciclabile, assolto il coordinatore della sicurezza: «Il fatto non sussiste» | MaremmaOggi Skip to content

Morì schiacciato nel cantiere della ciclabile: dopo cinque anni arriva l’assoluzione

Il tribunale di Grosseto ha assolto Matteo Reali, ultimo imputato rimasto a processo per la morte dell’operaio Federico Regoli, travolto nel maggio 2021 durante i lavori sulla pista ciclabile di Castiglione della Pescaia
L'incidente del maggio 2021 a Casa Mora, Castiglione della Pescaia
L’incidente del maggio 2021 a Casa Mora, Castiglione della Pescaia

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Quella mattina di maggio del 2021, lungo la strada delle Collacchie, il cantiere della pista ciclabile si trasformò in una trappola mortale. Federico Regoli, operaio di 46 anni della Ancar Costruzioni, stava smontando le transenne che delimitavano l’area dei lavori quando venne travolto dal camion dell’impresa, spinto in avanti dopo essere stato tamponato da un altro mezzo.

Per lui non ci fu nulla da fare. Morì sul posto per le gravissime lesioni riportate.

A oltre cinque anni da quella tragedia, il tribunale di Grosseto ha chiuso il procedimento nei confronti dell’ultimo imputato rimasto a processo: Matteo Reali, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione dell’opera, è stato assolto dal giudice Sergio Bilisari con la formula “perché il fatto non sussiste”.

L’inchiesta e le posizioni degli imputati

L’inchiesta della Procura aveva coinvolto quattro persone.

Il responsabile unico del procedimento e il preposto di cantiere erano stati in precedenza archiviati.

Il datore di lavoro dell’impresa esecutrice e il conducente del camion avevano invece definito la loro posizione con il patteggiamento.

Davanti al tribunale era rimasto soltanto Matteo Reali, difeso dall’avvocato Massimiliano Arcioni del foro di Grosseto.

Le accuse al coordinatore della sicurezza

Secondo la Procura, il coordinatore della sicurezza avrebbe omesso di verificare la corretta applicazione del piano di sicurezza e coordinamento e delle procedure di lavoro, non accorgendosi che lo smontaggio della recinzione metallica veniva effettuato con modalità ritenute non idonee a garantire la sicurezza degli operai.

Tra le contestazioni mosse figurava anche quella di non aver verificato l’idoneità del piano operativo di sicurezza predisposto dall’impresa esecutrice, ritenuto carente nell’individuazione delle misure preventive da adottare durante le lavorazioni in interferenza con la circolazione stradale.

La difesa: «Quel piano era adeguato»

La linea difensiva dell’avvocato Massimiliano Arcioni si è concentrata proprio sulle modalità con cui quel lavoro avrebbe dovuto essere eseguito.

Secondo la difesa, infatti, il Piano di sicurezza e coordinamento era conforme alla tipologia dell’intervento e prevedeva espressamente che le operazioni di smontaggio delle transenne dovessero svolgersi all’interno della pista ciclabile, senza occupare la carreggiata.

L’iniziativa assunta quel giorno dagli operai, secondo la tesi difensiva accolta dal tribunale, non era prevedibile dal coordinatore della sicurezza, che non poteva immaginare una modalità operativa diversa da quella prevista nel piano.

Per questo motivo il giudice Bilisari ha pronunciato sentenza di assoluzione con la formula piena “perché il fatto non sussiste”.

La tragedia del 26 maggio 2021

L’incidente avvenne il 26 maggio 2021 nel cantiere della pista ciclabile lungo la provinciale delle Collacchie, tra Riva del Sole e Casa Mora.

Un autocarro fermo a bordo strada venne violentemente tamponato da un altro mezzo. L’urto spinse il camion in avanti, schiacciando Federico Regoli, che stava rimuovendo le transenne del cantiere.

I soccorsi furono immediati e sul posto intervenne anche l’elisoccorso Pegaso, ma per l’operaio non ci fu nulla da fare. La sua morte scosse profondamente Castiglione della Pescaia e tutto il mondo del lavoro della Maremma.

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