Il mare della Maremma sta cambiando? L'analisi di 43 anni di dati racconta il Tirreno | MaremmaOggi Skip to content

Abbiamo analizzato 43 anni di dati: ecco come sta cambiando il mare della Maremma

Abbiamo analizzato 43 anni di dati satellitari, ascoltato chi il mare lo studia e chi lo vive ogni giorno. Ne emerge il ritratto di un Tirreno che cambia lentamente, sotto la superficie
Un sub davanti a una parete sottomarina ricoperta di mucillaggine (foto Luciano Forti)
Un sub davanti a una parete sottomarina ricoperta di mucillaggine (foto Luciano Forti)

GROSSETO – PIOMBINO. C’è un mare che tutti conosciamo.

È quello delle spiagge affollate di luglio, delle prime immersioni alle Formiche di Grosseto, dei pescherecci che rientrano all’alba nei porti della Maremma e della Val di Cornia, delle barche a vela che doppiano l’Argentario e delle giornate limpide in cui l’isola del Giglio sembra a portata di mano.

Poi ce n’è un altro. È quello che non si vede dalla battigia.

Un mare che cambia lentamente, anno dopo anno, senza fare rumore. Un mare osservato ogni giorno dai satelliti, studiato dai ricercatori, attraversato dai pescatori e raccontato dai subacquei che conoscono ogni parete rocciosa, ogni fondale, ogni corrente.

Negli ultimi anni, parlando con chi il Tirreno lo vive ogni giorno, ci siamo sentiti ripetere sempre le stesse frasi. «L’acqua è più calda». «Le stagioni non sono più quelle di una volta». «Ci sono specie che prima non c’erano». «La mucillagine compare sempre più spesso».

Erano soltanto impressioni? Oppure il mare davanti alla costa della Maremma stava davvero cambiando?

È da questa domanda che nasce questo dossier.

Non volevamo limitarci a raccogliere testimonianze. Volevamo verificare se esistessero dati capaci di confermare — o smentire — quello che pescatori, biologi e subacquei osservano da anni.

Per questo siamo partiti da una fonte indipendente: il Copernicus Marine Service, il programma europeo che monitora quotidianamente lo stato degli oceani attraverso osservazioni satellitari e modelli oceanografici.

Abbiamo scaricato e analizzato oltre 43 anni di dati, dal 1982 al 2025, relativi al tratto di Tirreno compreso tra il golfo di Follonica e il promontorio dell’Argentario, includendo anche l’area delle Formiche di Grosseto, uno dei punti più preziosi per la biodiversità dell’alto Tirreno.

I dati sono stati elaborati direttamente da MaremmaOggi per ricostruire l’evoluzione della temperatura superficiale del mare nel mese di giugno: il momento in cui la stagione estiva prende forma e molti dei cambiamenti osservati negli ultimi anni iniziano già a manifestarsi.

Ma i numeri, da soli, non bastano. Per interpretarli abbiamo scelto di affiancarli alle persone che quel mare lo conoscono meglio di chiunque altro.

Abbiamo parlato con Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio LaMMA, per comprendere il quadro climatico. Con il biologo marino Andrea Micarelli, per capire che cosa sta accadendo agli ecosistemi. Con Luciano Forti, presidente del Circolo Sub Amiata, che da decenni documenta i fondali delle Formiche di Grosseto. E con Adolfo Ciampoli, pescatore di Castiglione della Pescaia, che da oltre mezzo secolo esce in mare quasi ogni giorno.

Ne è nata un’inchiesta che intreccia dati satellitari, ricerca scientifica, osservazione diretta e memoria del territorio. Perché il mare si può osservare in molti modi: dallo spazio, da una barca, sott’acqua. Oppure attraverso una lunga serie di numeri.

Solo mettendo insieme tutti questi sguardi è possibile capire se il Tirreno davanti alla Maremma stia davvero cambiando.

Dietro questo dossier

Questo dossier nasce da un’elaborazione originale di MaremmaOggi.

Per verificare se il mare davanti alla costa maremmana stia realmente cambiando abbiamo analizzato 43 anni di dati satellitari del programma europeo Copernicus Marine Service, dal 1982 al 2025.

L’area presa in esame comprende il tratto di Tirreno davanti alla provincia di Grosseto, dal golfo di Follonica fino all’Argentario, includendo anche le Formiche di Grosseto.

I dati sono stati scaricati dagli archivi Copernicus ed elaborati da MaremmaOggi per ricostruire l’evoluzione della temperatura superficiale del mare nel mese di giugno.

I risultati sono stati confrontati con le interviste a Bernardo Gozzini, Andrea Micarelli, Luciano Forti e Adolfo Ciampoli.

Che cosa raccontano quarantatré anni di dati

Le sensazioni possono ingannare. I numeri molto meno. Per questo il punto di partenza della nostra indagine non sono state le testimonianze, ma la serie storica della temperatura superficiale del mare.

MaremmaOggi ha analizzato i dati del Copernicus Marine Service relativi al mese di giugno dal 1982 al 2025, ricostruendo l’evoluzione della temperatura del Tirreno davanti alla costa della Maremma.

Il primo risultato è netto. La temperatura media del mare mostra una crescita di circa 0,61 gradi per decennio.

Può sembrare un aumento modesto. In realtà, quando riguarda un intero mare e si ripete con continuità per oltre quarant’anni, racconta una trasformazione profonda.

Questo non significa che ogni estate sia stata più calda della precedente. Il Mediterraneo continua ad alternare stagioni relativamente fresche ad altre eccezionalmente calde, ma la direzione generale è ormai evidente.

Negli anni Ottanta la temperatura media del mare a giugno oscillava spesso tra 19 e 21 gradi. Negli ultimi anni superare i 23 gradi è diventato molto più frequente.

Il 2025 rappresenta il valore più elevato dell’intera serie storica analizzata, con una media di 24,37°C. Subito dietro si colloca il 2003, l’anno della grande estate europea, seguito dal 2022, dal 2017 e dal 2023.

Grafico 1. La temperatura media superficiale del mare nel mese di giugno davanti alla costa maremmana mostra un trend di crescita di circa 0,61°C per decennio tra il 1982 e il 2025. Elaborazione MaremmaOggi su dati Copernicus Marine Service.
Grafico 1. La temperatura media superficiale del mare nel mese di giugno davanti alla costa maremmana mostra un trend di crescita di circa 0,61°C per decennio tra il 1982 e il 2025. Elaborazione MaremmaOggi su dati Copernicus Marine Service.

Quando giugno assomiglia sempre più ad agosto

Grafico 2. Negli anni Ottanta i giorni con temperatura superiore ai 24°C erano quasi assenti. Negli ultimi anni la soglia viene superata sempre più frequentemente già nel mese di giugno
Grafico 2. Negli anni Ottanta i giorni con temperatura superiore ai 24°C erano quasi assenti. Negli ultimi anni la soglia viene superata sempre più frequentemente già nel mese di giugno

C’è però un dato che racconta ancora meglio questo cambiamento. Non è la temperatura media. È il tempo.

O meglio, il numero di giorni in cui il mare supera i 24 gradi.

Negli anni Ottanta questa soglia veniva raggiunta raramente durante il mese di giugno. Oggi accade con una frequenza completamente diversa.

Nel periodo 2020-2025, il mare è rimasto sopra i 24°C per una media di quasi dieci giorni ogni giugno.

Nel 2025 quei giorni sono diventati 18.

Nel 2003 erano stati 17.

Nel 2022, ancora 17.

È forse questo il dato che descrive meglio l’evoluzione del Tirreno. Non cambia soltanto il picco massimo. Cambia la durata del caldo.

Ed è proprio questa permanenza prolungata delle alte temperature ad avere conseguenze sugli equilibri del mare.

Cinque numeri che raccontano il cambiamento

43 anni
È la serie storica analizzata da MaremmaOggi, dal 1982 al 2025.

+0,61°C ogni decennio
È l’aumento medio stimato della temperatura superficiale del mare nel mese di giugno, nell’area analizzata.

24,37°C
È la temperatura media registrata nel giugno 2025, la più alta dell’intera serie.

18 giorni
Sono i giorni in cui il mare ha superato i 24°C nel giugno 2025.

Quasi 10 giorni
È la media dei giorni oltre i 24°C nel periodo 2020-2025. Negli anni Ottanta erano praticamente assenti.

Un cambiamento che si vede nel tempo

Anche osservando le medie dei diversi periodi il quadro resta coerente.

Tra il 1982 e il 1989 la temperatura media di giugno era di 20,52°C.

Nel decennio 1990-1999 sale a 21,24°C.

Tra il 2000 e il 2009 raggiunge 22,07°C.

Nel periodo 2020-2025 arriva a 23,12°C.

La crescita non segue una linea perfettamente regolare.

Ma il salto complessivo è evidente.

Ed è proprio questo andamento che aiuta a comprendere perché, negli ultimi anni, pescatori, biologi e subacquei abbiano iniziato a raccontare la stessa storia con parole diverse.

Il mare resta caldo più a lungo.

In poco più di quarant'anni la temperatura media del mare nel mese di giugno è aumentata di oltre 2,6°C.
In poco più di quarant’anni la temperatura media del mare nel mese di giugno è aumentata di oltre 2,6°C.

Perché il Tirreno trattiene sempre più calore

I grafici raccontano una storia precisa. Il mare davanti alla Maremma si sta scaldando. Ma che cosa significa davvero?

Per capirlo bisogna alzare lo sguardo sopra la superficie e osservare ciò che accade nell’atmosfera.

«Un’ondata di calore così persistente produce inevitabilmente effetti anche sul Mediterraneo», spiega Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio LaMMA (ente pubblico di ricerca costituito tra la Regione Toscana e il Cnr. Rappresenta il servizio meteorologico ufficiale della Regione). «Il nostro è un mare relativamente piccolo e quando, per molti giorni consecutivi, le temperature dell’aria restano intorno ai 35 gradi, l’acqua accumula calore ed energia».

Bernardo Gozzini, direttore del LaMMA
Bernardo Gozzini, direttore del LaMMA

È proprio questa la parola chiave. Accumulo.

Il mare si comporta come una gigantesca riserva naturale di energia. Si scalda più lentamente della terraferma, ma, proprio per questo, si raffredda altrettanto lentamente.

Un’ondata di calore non produce effetti soltanto nei giorni in cui il termometro segna temperature eccezionali. Lascia una traccia che può durare settimane, talvolta mesi. Ed è quello che, secondo Gozzini, sta accadendo sempre più spesso.

L’inverno non riesce più a disperdere completamente il calore accumulato durante l’estate precedente. Così il Mediterraneo arriva già alla primavera con temperature superiori alla norma.

«Il mare non si è raffreddato abbastanza durante l’inverno. Già tra aprile e maggio le temperature erano superiori alla media e le lunghe ondate di calore di giugno hanno fatto il resto».

Una gigantesca batteria naturale

Quando il mare si scalda aumenta anche l’evaporazione. Più evaporazione significa più umidità nell’aria. Più umidità significa più energia disponibile.

«Il mare caldo riempie l’atmosfera di umidità e di energia. E tutta questa energia, prima o poi, deve essere restituita».

È anche per questo che negli ultimi anni assistiamo con maggiore frequenza a temporali molto intensi, nubifragi concentrati in poche ore e grandinate improvvise.

Un Mediterraneo più caldo rappresenta infatti una fonte di energia sempre più importante per l’atmosfera.

Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire ogni singolo evento meteorologico al riscaldamento del mare. La meteorologia nasce dall’interazione di molti fattori, ma il ruolo di un Mediterraneo sempre più caldo nel rendere disponibili maggiori quantità di energia è ormai riconosciuto dalla comunità scientifica.

Una nuova normalità

La domanda, a questo punto, è inevitabile. Quella che stiamo vivendo è un’estate eccezionale? Oppure è destinata a diventare la normalità?

Gozzini non ha dubbi sulla direzione.

«Purtroppo le nostre estati sono sempre più caratterizzate da ondate di calore lunghe e persistenti. È proprio l’estate la stagione che negli ultimi decenni mostra il maggiore aumento delle temperature».

Questo non significa che ogni anno sarà più caldo del precedente. Ci saranno estati relativamente più fresche e altre più torride, ma la tendenza generale indica un Mediterraneo che continua lentamente ad accumulare calore.

Ed è un cambiamento che non riguarda soltanto il clima. Riguarda anche tutto ciò che vive sotto la superficie.

Quello che non si vede dalla spiaggia

Per chi osserva il mare dalla battigia sembra non essere cambiato nulla. L’acqua è limpida. Le spiagge si riempiono di bagnanti. Le barche lasciano i porti. Nelle giornate più serene il blu del Tirreno continua a regalare lo stesso panorama che accompagna da sempre le estati della Maremma.

Ma basta immergersi di pochi metri perché quella cartolina lasci spazio a un’altra realtà.

È una realtà che il biologo marino Primo Micarelli, fondatore e direttore scientifico del Centro Studi Squali di Massa Marittima, osserva da anni durante i monitoraggi alle Formiche di Grosseto e negli altri fondali dell’Arcipelago Toscano.

Primo Micarelli, Centro Squali
Primo Micarelli, biologo e fondatore del Centro Squali

Quando gli chiediamo quale sia il cambiamento più evidente osservato negli ultimi anni, la risposta arriva senza esitazioni.

«La presenza sempre più frequente della mucillagine».

Durante uno degli ultimi monitoraggi effettuati alle Formiche di Grosseto, racconta, le immagini restituivano una situazione che fino a pochi anni fa era molto meno comune.

«La collega Reinero ha trovato le gorgonie dove normalmente vengono deposte le uova completamente ricoperte da un tappeto di mucillagine. In alcuni punti era difficile perfino distinguere le colonie. Una situazione che può contribuire a soffocare lo sviluppo delle uova dei gattopardi».

Le gorgonie sono tra gli organismi più importanti dei fondali mediterranei. Crescono lentamente. Offrono rifugio a numerose specie. E alcune, come il gattopardo, vi fissano le proprie uova.

Per questo motivo la presenza della mucillagine non rappresenta soltanto un cambiamento del paesaggio sottomarino.

Può interferire con equilibri biologici costruiti nel corso di decenni.

Un Mediterraneo che cambia volto

Micarelli osserva anche un altro fenomeno. Negli ultimi anni alcune specie che un tempo erano considerate rare stanno diventando sempre più frequenti anche lungo la costa toscana.

Tra queste c’è il barracuda mediterraneo, ormai avvistato con una regolarità impensabile fino a pochi decenni fa.

Il biologo invita però alla prudenza. L’arrivo o l’aumento di una specie non può essere attribuito automaticamente a una sola causa. Gli ecosistemi marini sono complessi e rispondono contemporaneamente a numerosi fattori: temperatura dell’acqua, disponibilità di prede, correnti, pressione della pesca e qualità dell’ambiente.

Anche per questo motivo la ricerca scientifica evita spiegazioni semplicistiche. Quello che emerge con chiarezza è una tendenza generale: il Mediterraneo sta cambiando e con lui cambiano anche gli equilibri biologici.

Gli squali raccontano il cambiamento

Micarelli porta un esempio che arriva da altri mari ma che aiuta a comprendere il fenomeno.

In California alcuni studi hanno documentato come i giovani squali bianchi abbiano modificato la loro distribuzione seguendo lo spostamento delle prede, a loro volta influenzate dal cambiamento delle condizioni ambientali.

In Australia, invece, una ricerca sugli squali Epaulette ha evidenziato come temperature elevate possano ridurre in modo significativo lo sviluppo delle uova, con possibili conseguenze sulla sopravvivenza delle popolazioni.

Non significa che gli stessi fenomeni si ripetano automaticamente nel Mediterraneo, ma dimostra come il riscaldamento del mare possa influenzare l’intero ciclo vitale di molte specie.

Per questo, sottolinea Micarelli, è fondamentale continuare a monitorare i fondali e raccogliere dati nel tempo. Solo serie storiche lunghe permettono di distinguere un episodio isolato da una vera trasformazione dell’ecosistema.

Le immagini raccontano quello che le parole faticano a spiegare

Durante una recente immersione alle Formiche di Grosseto, Luciano Forti, presidente del Circolo Sub Amiata, ha documentato con la sua videocamera fondali ricoperti da estesi accumuli di mucillagine.

Luciano Forti, Sub Amiata
Luciano Forti, presidente del Circolo Sub Amiata, documenta da anni l’evoluzione dei fondali delle Formiche di Grosseto e del mare della Maremma

Le fotografie pubblicate in questo dossier sono tratte proprio da quel filmato.

«In tutti questi anni di immersioni alle Formiche il mare è cambiato totalmente», racconta.

«In questo momento la mucillagine ricopre gran parte della flora e della fauna marina. È come vedere un muco abbondante su tutte le forme di vita.»

Il subacqueo sottolinea come il riscaldamento del mare rappresenti uno degli elementi che osserva con maggiore evidenza, ma richiama anche l’attenzione su altri fattori, dalla pressione esercitata da alcune pratiche di pesca all’importanza di una maggiore tutela delle aree marine.

Le sue non sono conclusioni scientifiche. Sono gli appunti di chi, da decenni, torna negli stessi punti del mare e ne osserva l’evoluzione stagione dopo stagione. Ed è proprio questo il valore della sua testimonianza.

Quando un biologo marino, un subacqueo e quarantatré anni di osservazioni satellitari raccontano la stessa storia, forse non siamo più davanti a una semplice impressione.

«Il mare ti insegna a guardare»

Quando Adolfo Ciampoli parla del mare non usa quasi mai parole complicate. Non gli servono. Da oltre cinquant’anni esce in barca praticamente ogni giorno. Ha imparato a leggere il vento, le correnti, il colore dell’acqua e il comportamento dei pesci molto prima che esistessero i satelliti o le mappe digitali.

Adolfo Ciampoli, pescatore di Castiglione della Pescaia
Adolfo Ciampoli, pescatore di Castiglione, racconta oltre mezzo secolo di esperienza nel Tirreno

Per chi vive di pesca, il mare non è mai soltanto un luogo di lavoro, è una presenza quotidiana. Un compagno silenzioso che cambia continuamente e che, proprio per questo, obbliga a osservare ogni dettaglio.

È forse per questo che, quando gli chiediamo se il Tirreno davanti alla Maremma sia cambiato, non ha bisogno di pensarci molto.

La risposta arriva con la naturalezza di chi racconta qualcosa che vede ogni giorno. Dal 1974.

«Sì, il mare è cambiato. E il cambiamento più evidente è la temperatura dell’acqua».

Non parla di grafici. Non cita record. Racconta quello che vive. L’acqua che una volta restava fresca fino a buona parte di giugno oggi raggiunge temperature che, fino a pochi decenni fa, erano tipiche dell’estate inoltrata.

Per chi lavora in mare ogni giorno, queste differenze non sono numeri, sono sensazioni che diventano esperienza.

Un mare diverso cambia anche la pesca

Quando cambia il mare, cambia inevitabilmente anche ciò che vive al suo interno. Adolfo Ciampoli lo racconta senza enfasi, con il tono pacato di chi preferisce osservare piuttosto che trarre conclusioni affrettate.

Alcune specie sono diventate più frequenti, altre sembrano diminuite e i periodi migliori per la pesca non coincidono più sempre con quelli di una volta. Le stagioni sembrano meno riconoscibili.

Sono cambiamenti che un pescatore percepisce lentamente, anno dopo anno, quasi senza accorgersene. Poi, a un certo punto, si volta indietro e capisce che il mare che conosceva non è più esattamente lo stesso.

La memoria del mare

Nel corso del dossier abbiamo raccolto dati satellitari, analisi climatiche e osservazioni biologiche, ma la testimonianza di Adolfo Ciampoli aggiunge qualcosa che nessun grafico potrà mai misurare. La memoria.

Chi esce in mare da mezzo secolo costruisce inconsapevolmente un archivio fatto di immagini, stagioni, pesche abbondanti, annate difficili, fondali, correnti e incontri. Non è una memoria perfetta, perché nessuna memoria umana lo è, ma quando questa esperienza si ritrova a dialogare con quarantatré anni di osservazioni satellitari e con il lavoro di climatologi e biologi, assume un valore straordinario.

Perché racconta lo stesso cambiamento da un’altra prospettiva.

Il mare ti insegna a guardare. Prima ancora che a pescare.

Il mare non è soltanto una temperatura

Alla fine del nostro viaggio rimane forse questa l’immagine più significativa. Il mare non è soltanto una linea che sale in un grafico, non è soltanto una temperatura media. È un ecosistema complesso. 

È il lavoro dei pescatori. È la ricerca dei biologi. È il silenzio delle immersioni. È la forza delle correnti. È la memoria di chi lo frequenta ogni giorno.

Ed è proprio mettendo insieme tutti questi sguardi che emerge il significato più profondo di questo dossier.

I satelliti raccontano che il Tirreno si sta riscaldando. I climatologi spiegano perché. I biologi osservano gli effetti sugli ecosistemi. I subacquei li documentano con le immagini. I pescatori li riconoscono nella loro quotidianità.

Cinque punti di vista diversi. Una sola storia. Il mare della Maremma sta cambiando e comprenderne l’evoluzione non significa soltanto misurare qualche decimo di grado in più.

Significa capire come sta cambiando uno degli elementi più preziosi dell’identità di questo territorio.

Che cosa ci dicono davvero questi dati

Dopo aver analizzato oltre quarant’anni di osservazioni satellitari e raccolto le testimonianze di climatologi, biologi, subacquei e pescatori, resta una domanda.

Che cosa dimostra davvero questo dossier?

La risposta è semplice. I dati mostrano che la temperatura superficiale del mare davanti alla Maremma è aumentata in modo significativo negli ultimi quarant’anni, con una crescita di circa 0,61°C per decennio nel mese di giugno.

Mostrano anche che il mare raggiunge temperature elevate sempre prima e che le mantiene più a lungo rispetto al passato.

È un risultato che coincide con quanto osservano, da prospettive diverse, la ricerca scientifica e chi il mare lo vive ogni giorno.

Quello che i dati non possono dire

I grafici, però, non raccontano tutto. Da soli non possono stabilire che ogni cambiamento osservato nei fondali dipenda esclusivamente dall’aumento della temperatura.

Gli ecosistemi marini sono il risultato dell’interazione di molti fattori: correnti, qualità delle acque, disponibilità di nutrienti, pressione della pesca, eventi meteorologici e dinamiche biologiche.

Per questo motivo il dossier non cerca spiegazioni semplici. Mette insieme dati scientifici e osservazioni sul campo, lasciando che siano le diverse competenze a costruire un quadro il più possibile completo.

Perché proprio giugno

La scelta di concentrarsi sul mese di giugno non è casuale. È il periodo in cui il Mediterraneo entra nella stagione estiva, inizia ad accumulare rapidamente calore e molti organismi marini affrontano fasi delicate del loro ciclo biologico.

È il momento in cui i cambiamenti iniziano a diventare visibili.

Un punto di partenza

Questo dossier non vuole chiudere una discussione. Vuole aprirla. Le serie storiche continueranno ad allungarsi. La ricerca porterà nuove conoscenze.

E anche MaremmaOggi continuerà a seguire l’evoluzione del mare della Maremma, aggiornando periodicamente dati, analisi e testimonianze.

Perché il mare cambia lentamente. Ed è proprio per questo che va osservato con continuità.

Il mare racconta anche noi

Alla fine di questo viaggio resta forse una sola certezza. Parlare del mare della Maremma significa parlare del futuro di questo territorio.

Di ambiente, certo, ma anche di pesca, turismo, biodiversità, ricerca scientifica ed economia. Il Tirreno non è soltanto il paesaggio che accompagna le nostre estati. È una parte dell’identità della Maremma. E forse il messaggio più importante di questo dossier è proprio questo.

I cambiamenti più profondi non avvengono all’improvviso.

Accadono lentamente. Per questo hanno bisogno di essere osservati, raccontati e compresi.

«I cambiamenti più profondi del mare avvengono lontano dagli occhi di chi resta sulla spiaggia.»

È da questa convinzione che è nato questo dossier.

Questo dossier è il primo capitolo di un progetto con cui MaremmaOggi seguirà nel tempo l’evoluzione del mare della Maremma, aggiornando periodicamente dati, analisi e testimonianze.

 

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