Omicidio di Nicolas Del Rio, il padre dopo la sentenza: «Ora trovate il mandante» | MaremmaOggi Skip to content

Omicidio di Nicolas Del Rio, il padre dopo la sentenza: «Ora trovate il mandante»

Dopo le motivazioni della sentenza che ha condannato all’ergastolo i tre assassini del corriere, il padre rompe il silenzio con un lungo post su Facebook: «Accetto la decisione della giustizia, ma resta un punto oscuro. Chi disse ai killer che quel giorno mio figlio era solo?»
Eduardo Aguero, il padre di Nicolas Mathias Del Rio, durante il processo

GROSSETO. Le risposte sono 132 pagine. La domanda, invece, è sempre la stessa. Ed è quella che un padre continua a ripetersi da quando suo figlio è stato assassinato.

Chi ha detto ai killer che Nicolas era solo quel giorno?

Le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’assise di Grosseto ha condannato all’ergastolo i tre responsabili dell’omicidio di Nicolas Mathias Del Rio hanno ricostruito il delitto nei minimi dettagli, fissando responsabilità, movente e dinamica di una delle vicende di cronaca più drammatiche degli ultimi anni in Maremma.

Per Eduardo Aguero però, padre di Nicolas, il cammino verso la verità non è ancora concluso.

Lo racconta in un lungo commento pubblicato sotto all’articolo di MaremmaOggi sulle motivazioni della sentenza. Un messaggio nel quale ringrazia magistrati e investigatori, dice di accettare il verdetto e, allo stesso tempo, rilancia quella che considera la domanda rimasta ancora senza risposta.


 


«Accetto la decisione della giustizia»

Il suo non è un post scritto con rabbia. È il messaggio di un padre che ha seguito ogni fase del processo e che riconosce il lavoro compiuto da chi ha indagato e da chi ha giudicato.

Nicolas Matias Del Rio

«Come padre, accetto la decisione della giustizia e ringrazio chi ha lavorato con serietà per arrivare a questa sentenza. Ho sempre cercato la verità e continuerò a farlo».

Poche righe che arrivano dopo una sentenza destinata a segnare un punto fermo sotto il profilo processuale.

Ma il dolore, scrive, non si ferma davanti a una condanna.

«Nicolas era ed è mio figlio»

Il padre riporta subito il racconto fuori dalle aule del tribunale, esattamente come ha sempre fatto dall’inizio di questa tragica vicenda.

Prima delle intercettazioni, delle consulenze, delle testimonianze e delle ricostruzioni giudiziarie, c’è un uomo di 40 anni, padre di un bambino, che non c’è più.

«Il dolore di un padre non si ferma davanti a una sentenza. Resta la consapevolezza che Nicolas è stato messo in mezzo e ha pagato con la vita per vicende che non avrebbe mai dovuto subire».

Poi aggiunge una frase che racchiude tutto il senso del suo messaggio.

«Prima di ogni ricostruzione processuale, Nicolas era ed è mio figlio: un ragazzo con una vita davanti, che gli è stata strappata nel modo più crudele».

Dietro gli atti del processo resta una famiglia che continua a convivere con un’assenza che nessuna sentenza potrà mai colmare.

Il pensiero corre ai tre figli di Nicolas

Tra i passaggi più toccanti del post c’è quello dedicato ai bambini rimasti senza il loro padre. «Nessuna condanna potrà restituirmelo, o potrà restituirlo ai suoi amati tre figli».

Una frase che racconta meglio di qualunque ricostruzione giudiziaria il peso di quella tragedia.

La domanda che continua a tormentare un padre

Poi il messaggio cambia tono.

Per il padre di Nicolas, infatti, resta ancora un tassello che merita di essere chiarito.

«Mi auguro che questa sentenza rappresenti un punto fermo e che sia fatta piena luce su ogni responsabilità, perché la memoria di Nicolas merita rispetto, verità e giustizia».

Ed è subito dopo che arriva la domanda che continua ad accompagnarlo.

«Perché, non si dimentichi, resta un punto oscuro: il mandante. Chi ha comunicato ai tre colpevoli che Nicolas era solo quel giorno?»

Nel suo post, il padre richiama anche quella che, a suo giudizio, sarebbe la presenza di una quarta persona, mai individuata, che avrebbe potuto avere un ruolo nella preparazione dell’agguato.

Si tratta di una convinzione che continua ad accompagnare la famiglia di Nicolas e che nasce dalla lettura degli atti dell’inchiesta e dalle domande rimaste aperte nel corso degli anni.

Le motivazioni della sentenza, tuttavia, ricostruiscono le responsabilità dei tre imputati condannati senza attribuire ruoli a ulteriori persone rimaste ignote. I giudici spiegano inoltre che l’omicidio non faceva parte del piano criminoso iniziale, limitato alla rapina, e che la decisione di uccidere Nicolas e incendiare il furgone maturò successivamente, durante l’azione delittuosa.

Una sentenza chiude un processo. Non il dolore

La Corte d’Assise ha individuato i responsabili dell’omicidio e li ha condannati all’ergastolo. Per la giustizia, il processo ha fissato un punto fondamentale.

Per un padre, invece, resta ancora una domanda che nessuna sentenza può cancellare. Chi sapeva che Nicolas, quel giorno, sarebbe stato solo?

È lì che, almeno per lui, la ricerca della verità continua.

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