GROSSETO. Un incidente, una doppia frattura scomposta del braccio destro, il trasferimento da un ospedale all’altro e dieci giorni di attesa prima dell’intervento chirurgico. È la vicenda raccontata dai genitori di un ragazzo di 15 anni, che hanno deciso di rendere pubblica la loro esperienza denunciando quello che definiscono un vero e proprio calvario sanitario.
Una ricostruzione alla quale ha risposto il direttore del dipartimento ortopedico e della riabilitazione della Asl Toscana Sud Est, Pierfrancesco Perani, che respinge l’ipotesi di un errore e difende il percorso seguito dall’ortopedico del Misericordia di Grosseto.
L’incidente a Saturnia e la corsa al Misericordia
Tutto comincia venerdì 19 giugno, quando il quindicenne cade accidentalmente in piazza Vittorio Veneto a Saturnia.
Il ragazzo viene soccorso dalla Misericordia di Manciano, che i familiari ringraziano per il tempestivo intervento, e trasportato al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Misericordia di Grosseto.
Qui viene visitato dal pediatra di turno e sottoposto agli accertamenti radiologici. Le immagini evidenziano una doppia frattura scomposta del braccio destro e il giorno successivo viene richiesta la consulenza dell’ortopedico.
La proposta di rivolgersi al Meyer
Secondo il racconto dei genitori, il sabato mattina l’ortopedico conferma che il ragazzo necessita di un intervento chirurgico, ma ritiene opportuno che venga eseguito al Meyer di Firenze, centro pediatrico di riferimento regionale.
Il medico, spiegano i familiari, avrebbe rassicurato la famiglia dicendo che avrebbe contattato personalmente uno specialista della struttura fiorentina per illustrarne il quadro clinico.
Convinti di seguire il percorso più corretto, i genitori raggiungono Firenze.
Al Meyer il ricovero viene negato
L’arrivo al Meyer, però, segna il primo momento di difficoltà.
La famiglia racconta che il ragazzo non viene ricoverato, perché per gli interventi ortopedici il limite previsto dai protocolli regionali è fissato a 14 anni. Avendone già compiuti 15, il giovane non può essere preso in carico dalla struttura pediatrica.
Per i genitori inizia così una nuova corsa, questa volta verso il Cto di Careggi, dove il ragazzo deve ricominciare l’intero percorso di accettazione.
La visita al Cto e l’attesa per l’intervento
Il 22 giugno il quindicenne viene visitato nel reparto di traumatologia e ortopedia del Cto.
Secondo quanto riferiscono i genitori, gli specialisti avrebbero spiegato che l’intervento avrebbe potuto essere eseguito anche all’ospedale di Grosseto, senza la necessità di un trasferimento.
Il giovane viene quindi inserito nella lista operatoria. A causa della programmazione della struttura e del numero di interventi già previsti, l’operazione viene fissata per lunedì 29 giugno, dieci giorni dopo l’infortunio.
I genitori precisano di non attribuire alcuna responsabilità ai professionisti del Cto, che definiscono competenti e disponibili, ma contestano quanto avvenuto nella fase iniziale del percorso.
«Se i protocolli fossero stati applicati correttamente fin dall’inizio — sostengono — nostro figlio avrebbe potuto essere operato subito a Grosseto, evitando giorni di dolore, viaggi e incertezza».
Il ringraziamento al personale di Careggi
Nonostante la lunga attesa, la famiglia tiene a sottolineare la qualità dell’assistenza ricevuta a Firenze.
I genitori esprimono infatti un sentito ringraziamento a tutto il personale medico e infermieristico del reparto di traumatologia e ortopedia del Cto di Careggi, evidenziando la professionalità, la disponibilità e l’umanità dimostrate durante la degenza del figlio.
La replica dell’Asl Toscana Sud Est
Alla denuncia della famiglia replica il direttore del dipartimento ortopedico e della riabilitazione della Asl Toscana Sud Est, Pierfrancesco Perani, che porge innanzitutto le scuse ai genitori per il disagio vissuto.
«Desidero innanzitutto porgere sentite scuse alla famiglia per il carico emotivo vissuto», afferma Perani, precisando però che è necessario ricostruire correttamente quanto accaduto.

Secondo il direttore, l’ortopedico del Misericordia conosceva perfettamente i limiti anagrafici previsti dai protocolli, ma, trovandosi di fronte a un ragazzo ancora in piena fase di accrescimento, ha ritenuto opportuno confrontarsi direttamente con uno specialista del Meyer.
L’interlocuzione tra i due medici, sottolinea l’Asl, è documentata agli atti e il collega fiorentino avrebbe inizialmente condiviso l’opportunità di una presa in carico presso la struttura pediatrica.
«La famiglia rifiutò l’intervento a Grosseto»
L’Asl aggiunge un elemento che modifica la ricostruzione dei fatti.
Quando il Meyer ha successivamente negato il ricovero per il superamento del limite di età, spiega Perani, l’ortopedico del Misericordia avrebbe immediatamente proposto alla famiglia di effettuare l’intervento direttamente a Grosseto.
Una soluzione che, secondo l’azienda sanitaria, sarebbe stata rifiutata dai genitori.
«Non si è trattato di un trasferimento tra strutture né di una carenza assistenziale – conclude Perani – ma di un percorso nato dalla volontà di garantire al giovane paziente la migliore valutazione specialistica possibile. Se il caso non fosse stato quello di un paziente ancora in età evolutiva, l’intervento sarebbe stato eseguito direttamente dai professionisti dell’ospedale Misericordia».
Due versioni della stessa vicenda
La vicenda presenta quindi due ricostruzioni differenti.
Da una parte quella della famiglia, che parla di un percorso segnato da ritardi e da un rimpallo tra ospedali culminato con dieci giorni di attesa per un intervento ritenuto urgente.
Dall’altra quella dell’Asl Toscana Sud Est, che rivendica la correttezza del percorso clinico seguito e sostiene che la possibilità di operare il ragazzo a Grosseto sia stata successivamente proposta ma non accettata dai genitori.
Resta il dato oggettivo dei tempi: l’incidente è avvenuto il 19 giugno, mentre l’intervento chirurgico è stato eseguito il 29 giugno, dopo un percorso che la famiglia definisce un’odissea e che l’azienda sanitaria considera invece il risultato di una valutazione clinica improntata alla massima tutela del paziente.




