GROSSETO. I saldi estivi partiranno sabato 4 luglio, ma per molti commercianti della Maremma non rappresentano una festa. Al contrario, rischiano di trasformarsi nell’ennesimo ostacolo per un settore che arriva all’appuntamento dopo mesi difficili, segnati dall’aumento dei costi e da consumi in frenata.
A lanciare l’allarme è Riccardo Colasanti, presidente di Assoterziario Confesercenti Grosseto, che chiede una revisione del calendario delle vendite di fine stagione, giudicato ormai superato e non più in linea con le esigenze del commercio e del turismo.
«Magazzini pieni e consumi in calo»
Secondo Colasanti, i saldi arrivano in un momento particolarmente delicato.
«Questi saldi arrivano al culmine di quattro mesi di inflazione galoppante a causa dei rincari del gasolio e della situazione internazionale», spiega.
Una situazione che, secondo il presidente di Assoterziario Confesercenti Grosseto, ha inciso pesantemente sulle abitudini di spesa delle famiglie.
«La paura ha causato una contrazione degli acquisti: i saldi si aprono con i negozi che hanno i magazzini pieni. Non possono essere la soluzione a una situazione ormai conclamata che ci vede purtroppo in uno stato di difficoltà», aggiunge.
I saldi valgono fino al 30% del fatturato
Per il commercio della moda, le vendite di fine stagione rappresentano ancora una voce fondamentale del bilancio.
Secondo Confesercenti, tra il 25% e il 30% del fatturato annuo di un negozio di abbigliamento dipende proprio dal periodo dei saldi.
Negli ultimi anni, però, il loro peso si è progressivamente ridotto a causa delle continue promozioni, degli sconti anticipati e delle offerte permanenti, che hanno modificato le abitudini dei consumatori.
«I turisti arrivano e noi siamo già in saldo»
Per gli operatori del commercio grossetano, il vero motore dell’estate resta il turismo.
«La nostra speranza è che a luglio e agosto i turisti facciano la differenza e scelgano di acquistare i nostri prodotti di qualità, contribuendo a risollevare una stagione difficile», afferma Colasanti.
Ed è proprio qui che nasce la critica più forte all’attuale calendario.
«Quando arrivano i turisti e finalmente si può fare cassa, noi facciamo i saldi. La stagione non è ancora partita e partono già gli sconti», osserva.
«Con i saldi a luglio perdiamo 40 giorni di lavoro pieno»
Secondo Confesercenti, anticipare le vendite promozionali penalizza soprattutto le località turistiche come quelle della Maremma.
«I saldi vanno posticipati a dopo Ferragosto. È assurdo che proprio quando si entra nel vivo delle vendite si debba iniziare a scontare la merce», sostiene Colasanti.
Il presidente quantifica anche il danno economico.
«Con i saldi il 4 luglio perdiamo circa 40 giorni di lavoro pieno, quelli più importanti della stagione. I negozi, con i loro prodotti di qualità, sono parte dell’offerta turistica del territorio e meritano di poter lavorare a prezzo pieno nel momento di maggiore afflusso».
Anche le promozioni anticipate preoccupano il settore
A complicare ulteriormente il quadro sono le vendite promozionali prima dell’avvio ufficiale dei saldi.
Secondo una rilevazione di Confesercenti nazionale, oltre un italiano su tre (36%) ha già acquistato prodotti scontati prima dell’inizio ufficiale delle vendite di fine stagione.
Un fenomeno che, secondo l’associazione, svuota di significato il periodo dei saldi e rende inefficace il divieto di promozioni nei trenta giorni precedenti, previsto in gran parte delle regioni italiane.
Sul fronte dell’e-commerce, inoltre, la concorrenza viene definita sempre più difficile da controllare.
La proposta: saldi dopo Ferragosto
Per questo motivo Confesercenti rilancia una proposta già avanzata a livello nazionale.
L’obiettivo è posticipare l’avvio dei saldi estivi almeno alla fine della prima settimana di agosto, mentre per quelli invernali si chiede uno slittamento al mese di febbraio.
Secondo l’associazione, una diversa collocazione nel calendario consentirebbe ai negozi di valorizzare meglio la stagione turistica, limitare il ricorso agli sconti continui e restituire maggiore chiarezza anche ai consumatori.
Contestualmente Confesercenti chiede anche norme nazionali più semplici e uniformi, in grado di garantire condizioni di concorrenza più equilibrate tra commercio tradizionale e vendite online.
L’associazione ha inoltre promosso una petizione rivolta alla Camera dei Deputati per chiedere una revisione della normativa sui saldi e sulle promozioni.





