
FOLLONICA. È una femmina di circa quattro metri e mezzo, appartenente alla specie Hexanchus griseus, meglio conosciuta come squalo capopiatto, l’enorme esemplare recuperato nelle acque davanti alla spiaggia del Tony’s, a Follonica, e trasferito al porto di Scarlino per essere esaminato.
La dissezione, effettuata dal professor Primo Micarelli, uno dei maggiori esperti italiani di squali e direttore del Centro Studi Squali di Massa Marittima, non ha evidenziato, almeno a un primo esame, una causa evidente del decesso.
«Nessun segno evidente della causa della morte»
«Si tratta di un Capopiatto, Hexanchus griseus, lungo circa 450 centimetri, un esemplare femmina – spiega Micarelli – Non abbiamo riscontrato alcuna apparente ragione della morte. L’animale era stato recuperato praticamente intatto, da circa 24 ore, e non presentava neppure i normali segni della decomposizione».
Una circostanza che rende ancora più interessante il ritrovamento e che richiederà ulteriori approfondimenti.
Gli esami continueranno nei laboratori
La dissezione è stata eseguita grazie alla collaborazione tra il professor Primo Micarelli e la professoressa Letizia Marsili, dell’Università di Siena, insieme all’équipe del laboratorio MagiaMare.
Determinante anche il supporto della Capitaneria di porto, che ha consentito il recupero dell’animale e lo svolgimento delle operazioni. Il materiale biologico raccolto sarà ora analizzato nei laboratori dell’Università di Siena, di Arpat e dell’Istituto Zooprofilattico, nella speranza di individuare elementi utili a chiarire le cause della morte.
Uno squalo che vive nelle grandi profondità
Micarelli invita anche a non lasciarsi impressionare dalle dimensioni dell’animale. «È una specie assolutamente non pericolosa per l’uomo. Vive normalmente tra i 500 e i 1.000 metri di profondità e solo molto raramente risale fino a quote comprese tra i 40 e i 50 metri».
La presenza di questo squalo così vicino alla costa rappresenta quindi un evento eccezionale, ma non costituisce motivo di allarme per chi frequenta il mare.
Un precedente nel 2016 a Marina di Grosseto
Per il professor Micarelli non si tratta del primo ritrovamento di questo tipo: «Nel 2016 recuperammo a Marina di Grosseto un maschio di 298 centimetri. Alcuni dei suoi denti sono oggi conservati nel Museo degli Squali di Massa Marittima».
Anche allora, come oggi, rimase difficile spiegare perché un animale abituato agli abissi fosse arrivato fino a riva. «Si è semplicemente spiaggiato. Perché sia arrivato dalle profondità, questo ancora non possiamo dirlo», conclude l’esperto.
Adesso saranno gli esami di laboratorio a fornire eventuali risposte su uno dei ritrovamenti più affascinanti degli ultimi anni lungo la costa maremmana.



