GROSSETO. Per quasi quarant’anni ha lavorato tra hangar, piste militari, velivoli da combattimento e basi Nato. Ha trascorso gran parte della sua carriera a contatto con componenti che allora facevano parte della normale dotazione degli aerei militari. Materiali che oggi sono invece riconosciuti come altamente pericolosi.
Poi, nel 2018, durante un controllo sanitario a cui era sottoposto proprio perché considerato un lavoratore esposto all’amianto, è arrivata la scoperta che gli ha cambiato la vita: un tumore al polmone.
Ora, a distanza di anni, il tribunale di Grosseto ha stabilito che quell’ex militare dell’Aeronautica, oggi 59enne, ha diritto a essere riconosciuto come vittima del dovere, condannando il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno a riconoscergli i benefici economici e assistenziali previsti dalla legge.
La battaglia contro i ministeri
La vicenda nasce dal ricorso presentato dall’ex primo luogotenente, arruolato nell’Aeronautica militare nel 1984 e congedato nel 2022.
L’uomo, assistito dall’avvocato Enzo Bonanni del foro di Roma, si era rivolto al tribunale dopo il rigetto delle richieste presentate in sede amministrativa per ottenere il riconoscimento dello status di vittima del dovere in seguito all’adenocarcinoma polmonare che lo aveva colpito.
La causa si è sviluppata davanti al giudice del lavoro Giuseppe Grosso, che ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio per ricostruire la storia professionale del militare e verificare il nesso tra la malattia e l’attività svolta durante il servizio.
Gli anni trascorsi sugli F-104
È stata una lunga carriera nelle basi dell’Aeronautica, quella dell’ex militare. L’ex sottufficiale ha prestato servizio a Grosseto, Decimomannu, Trapani, Sigonella, Grazzanise e nella base Nato di Ramstein, in Germania. Per anni ha lavorato come tecnico avionico sugli F-104 Starfighter, occupandosi della manutenzione dei sistemi elettronici e di navigazione degli aerei.
Aerei che – ha spiegato il consulente nominato dal tribunale – contenevano amianto in numerosi componenti.
La sentenza ricorda che il materiale era utilizzato come isolante termico per cavi, guarnizioni, schermature e tubazioni sottoposte alle alte temperature generate dai motori. L’amianto era presente anche nelle pannellature isolanti e in altre parti dei velivoli sulle quali i tecnici erano chiamati a intervenire quotidianamente.
La diagnosi che cambia tutto
Nel novembre 2018, durante gli accertamenti sanitari previsti per il personale esposto all’amianto, un esame radiologico evidenziò una massa nel polmone destro.
Seguirono ulteriori accertamenti e, pochi mesi dopo, un intervento chirurgico con l’asportazione del lobo polmonare medio destro e di una porzione del lobo superiore.
L’esame istologico confermò la presenza di un adenocarcinoma invasivo con architettura papillare. Da quel momento iniziò una lunga battaglia per ottenere il riconoscimento del legame tra la malattia e il servizio svolto nell’Aeronautica.
Il nodo dell’amianto
Uno dei punti centrali del processo riguardava proprio il rapporto tra l’esposizione alle fibre di amianto e il tumore. Il consulente nominato dal tribunale ha evidenziato come l’amianto sia universalmente riconosciuto come sostanza cancerogena e come le fibre possano restare silenti nell’organismo per decenni prima di provocare una patologia tumorale.
La relazione tecnica richiama anche la classificazione dell’Inail, che inserisce il carcinoma polmonare tra le malattie professionali correlate all’esposizione all’amianto.
I ministeri avevano sostenuto che il ricorrente fosse stato anche fumatore e che il tabagismo rappresentasse un fattore di rischio importante.
Il tribunale, però, ha accolto le conclusioni del consulente tecnico, secondo cui il fumo può aver rappresentato una concausa ma non cancella il ruolo svolto dall’esposizione all’amianto nello sviluppo della malattia.
«Vittima del dovere»
Il giudice ha quindi ritenuto provato che l’ex militare abbia lavorato per anni in condizioni che lo hanno esposto alle fibre di amianto e che tale esposizione abbia avuto un ruolo determinante nella comparsa della malattia.
Da qui la decisione di riconoscergli lo status di vittima del dovere e il diritto ai relativi benefici economici e assistenziali.
La sentenza quantifica inoltre l’invalidità complessiva nel 26%, percentuale che dà accesso alle provvidenze previste dalla normativa.
La condanna dei ministeri
Nella parte finale della decisione il tribunale condanna il Ministero dell’Interno e il Ministero della Difesa a riconoscere all’ex militare tutti i benefici economici e assistenziali spettanti, oltre a interessi e rivalutazione sulle somme dovute.
Una sentenza che si inserisce nel lungo filone giudiziario relativo all’esposizione all’amianto nelle Forze armate e che riporta al centro una questione che per decenni ha riguardato migliaia di militari italiani impiegati su navi, velivoli e strutture dove quel materiale era presente in modo massiccio.
Per Antonio Borghese, dopo anni di cure e di battaglie legali, arriva così un riconoscimento che va oltre l’aspetto economico: quello del legame tra il servizio svolto per lo Stato e la malattia che ha segnato la sua vita.





