MONTE ARGENTARIO. Il Tar della Toscana torna a dare ragione a Roberto Amato e impone all’azienda speciale Argentario Mobilità & Ambiente di tornare al punto in cui la vicenda era stata interrotta oltre due anni fa. I giudici amministrativi hanno infatti dichiarato nulli i concorsi banditi da Ama nel 2025 e nel 2026 e hanno ordinato all’azienda di completare la procedura selettiva avviata nel 2024, ripetendo le prove pratiche secondo quanto previsto dal bando originario.
La sentenza è particolarmente severa.
Il tribunale ha stabilito che Ama non ha dato esecuzione alla precedente decisione del Tar, emessa nel febbraio 2025, e ha quindi violato il giudicato. Per questo motivo è stata nominata la prefetta di Grosseto come commissaria ad acta, pronto a intervenire qualora l’azienda non esegua quanto disposto entro i termini fissati dal tribunale.
Inoltre Ama dovrà pagare una penalità di 30 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sentenza.
La storia parte dal concorso del 2024
La vicenda nasce dalla selezione pubblica indetta da Ama nel maggio 2024 per formare una graduatoria di ormeggiatori destinati ai pontili della Darsena Arturo di Porto Santo Stefano. Il bando prevedeva una graduatoria valida per tre anni e una prova pratica articolata in diverse attività: conduzione e manovra di un mezzo nautico, operazioni di ormeggio e disormeggio e realizzazione dei principali nodi marinareschi.
Roberto Amato partecipò alla selezione classificandosi al secondo posto. Successivamente impugnò gli atti sostenendo che la prova pratica non fosse stata svolta come previsto dal bando. Secondo il ricorrente, infatti, ai candidati sarebbero state richieste soltanto operazioni di ormeggio, senza la prova di conduzione del mezzo nautico prevista dalla procedura.
La prima vittoria davanti al Tar
Nel febbraio 2025 il Tar accolse il ricorso, affermando che Ama aveva violato le regole della stessa procedura che aveva predisposto. I giudici annullarono quindi la graduatoria e tutti gli atti successivi fino alla fase delle prove pratiche, stabilendo che queste dovessero essere ripetute seguendo fedelmente quanto previsto dall’avviso pubblico.
La sentenza divenne definitiva e passò in giudicato. A quel punto Ama avrebbe dovuto riavviare la procedura dal momento individuato dal tribunale e ripetere le prove pratiche.
Invece di rifare le prove arrivano due nuovi concorsi
Secondo quanto ricostruito nella nuova sentenza, Ama non ha però ripreso il concorso del 2024. Nell’aprile 2025 ha pubblicato una nuova selezione per ormeggiatori. A quella procedura ha partecipato anche Amato, ma nessun candidato è risultato idoneo.
Successivamente l’azienda ha affidato direttamente il servizio per la stagione turistica 2025 e, nel febbraio 2026, ha bandito un ulteriore concorso, questa volta per un posto a tempo pieno e indeterminato destinato ai porti di Porto Santo Stefano e Porto Ercole. Anche a questa selezione ha partecipato Amato, senza risultare vincitore.
È proprio a questo punto che il candidato è tornato davanti al Tar chiedendo l’ottemperanza della precedente sentenza.
Per il Tar il giudicato è stato violato
Il cuore della decisione è tutto qui.
Secondo Ama, la sentenza del 2025 non impediva all’azienda di rivedere le proprie esigenze organizzative e indire nuove procedure. Il Tar però ha respinto questa tesi.
I giudici osservano che Ama stessa aveva sostenuto che la procedura del 2024 fosse da considerarsi conclusa e superata dagli effetti della sentenza. Una lettura che il tribunale definisce incompatibile con quanto effettivamente deciso nel febbraio 2025.
La precedente sentenza, infatti, non aveva annullato l’intero concorso, ma soltanto la graduatoria finale e gli atti successivi alle prove pratiche. Quelle prove dovevano semplicemente essere rifatte rispettando le modalità indicate nel bando.
Per questo motivo il Tar conclude che il comportamento di Ama costituisce una vera e propria violazione del giudicato.
Annullati i concorsi del 2025 e del 2026
La conseguenza è pesante.
Il Tar dichiara nulli i provvedimenti con cui sono state avviate le selezioni del 2025 e del 2026 e tutti gli atti adottati in sostituzione del completamento del concorso originario del 2024.
I giudici ritengono inoltre che sia ancora possibile dare esecuzione alla sentenza precedente, perché il bando del 2024 prevedeva una graduatoria valida per tre anni e quindi ancora utilizzabile.
Ama dovrà dunque ripetere le prove pratiche previste dal concorso del 2024 e completare l’intera procedura entro 30 giorni dalla notifica o dalla comunicazione della sentenza.
Arriva il commissario ad acta e la multa giornaliera
Per evitare ulteriori rinvii, il Tar ha previsto anche strumenti particolarmente incisivi.
Se Ama non dovesse eseguire la sentenza, la prefetta di Grosseto potrà intervenire come commissaria ad acta e compiere direttamente tutti gli atti necessari per completare la procedura.
Inoltre l’azienda dovrà versare una penalità di mora pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo fino all’insediamento del commissario.
Respinta la richiesta di danni biologici
La sentenza affronta anche la richiesta di risarcimento avanzata da Amato.
Il Tar ha ritenuto assorbita la domanda relativa alla perdita di chance lavorative, spiegando che il completamento del concorso rappresenta già una forma di ristoro concreto del pregiudizio lamentato.
Respinta invece la richiesta di danno biologico. Secondo i giudici, la documentazione medica prodotta non dimostra in modo sufficiente che il disturbo lamentato dal ricorrente sia stato causato direttamente dalla mancata esecuzione della precedente sentenza.
Le spese a carico di Ama
Il Tar ha infine condannato l’azienda speciale Argentario Mobilità & Ambiente al pagamento delle spese legali sostenute dal ricorrente, liquidate in 3mila euro oltre agli oneri accessori e al rimborso del contributo unificato.
«La sentenza conferma che le pubbliche amministrazioni sono tenute a rispettare integralmente le decisioni dei giudici e le regole delle procedure selettive», commenta l’avvocato Pierluigi Chech, legale di Roberto Amato.



