GROSSETO. Dopo anni di contestazioni e richieste rimaste senza risposta, arriva una sentenza destinata a fare giurisprudenza anche oltre i confini provinciali. Il tribunale di Grosseto, sezione lavoro, ha infatti riconosciuto il pieno diritto alla fruizione della mensa o del relativo buono pasto per i dipendenti del comparto sanitario che effettuano turni di lavoro pari o superiori a sei ore.
La decisione riguarda 49 lavoratrici e lavoratori dell’Asl Toscana Sud Est, sostenuti dall’Usb e assistiti dall’avvocato Andrea Bartalucci, che avevano impugnato il comportamento dell’azienda sanitaria accusandola di negare il beneficio ai dipendenti impegnati nei turni pomeridiani, serali e notturni.
Una pronuncia che, oltre a riconoscere il diritto al pasto, apre la strada anche ai risarcimenti economici per gli anni passati.
Il ricorso contro l’Asl Toscana Sud Est
La vicenda nasce dalla decisione dell’Asl Toscana Sud Est di non riconoscere i buoni pasto a una parte del personale turnista, sostenendo che il beneficio fosse collegato esclusivamente a determinate articolazioni orarie tipiche degli uffici e non ai turni variabili che caratterizzano gran parte dell’attività ospedaliera.
Secondo i ricorrenti, però, tale interpretazione finiva per creare una disparità di trattamento tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni e garantiscono lo stesso servizio pubblico essenziale.
Da qui la scelta di rivolgersi al giudice del lavoro.
La sentenza: il diritto non dipende dall’orario del turno
Nella sentenza il tribunale ha respinto integralmente la tesi dell’azienda sanitaria.
Il giudice ha chiarito che spetta all’azienda decidere se organizzare una mensa interna oppure garantire il servizio attraverso modalità sostitutive come i buoni pasto, ma non può scegliere arbitrariamente quali dipendenti abbiano diritto al beneficio e quali no, a parità di condizioni lavorative.
Un passaggio particolarmente rilevante riguarda proprio il rapporto tra pausa e consumazione del pasto. Interpretando il contratto collettivo e la normativa nazionale sull’orario di lavoro, il tribunale ha evidenziato che il diritto nasce quando il turno supera le sei ore e richiede una pausa per il recupero delle energie psicofisiche.
Secondo il giudice, inoltre, non è necessario che tale pausa cada negli orari tradizionalmente destinati al pranzo o alla cena.
In altre parole, il diritto al pasto vale anche per chi lavora di pomeriggio, di sera o durante la notte.
Un principio di uguaglianza per chi lavora negli ospedali
La sentenza richiama anche gli orientamenti consolidati della Corte di Cassazione, ribadendo che il diritto alla mensa non dipende dall’impossibilità di mangiare fuori dal luogo di lavoro.
Ciò che conta è che il dipendente effettui una prestazione giornaliera superiore alle sei ore.
Per il tribunale, quindi, tutti i lavoratori che si trovano in questa situazione devono poter usufruire del servizio mensa oppure di un beneficio equivalente.
Il giudice sottolinea inoltre la funzione antidiscriminatoria di questo principio: a parità di impegno lavorativo, il diritto non può cambiare in base all’orario in cui viene svolto il turno.
Arriva anche il risarcimento economico
Accertata l’inadempienza dell’azienda sanitaria, il tribunale ha riconosciuto che la mancata erogazione dei buoni pasto ha prodotto un danno patrimoniale ai lavoratori.
Per questo motivo l’Asl è stata condannata a risarcire i ricorrenti.
L’importo sarà calcolato tenendo conto del valore del buono pasto spettante per ciascun turno superiore alle sei ore durante il quale i lavoratori non hanno potuto usufruire né della mensa né di una soluzione sostitutiva.
Un altro aspetto particolarmente importante della decisione riguarda il riconoscimento della prescrizione decennale, che amplia significativamente il periodo entro il quale i lavoratori possono rivendicare quanto non percepito.
Usb: «Il pasto non è un privilegio ma un diritto»
Soddisfazione è stata espressa dall’Usb, che ha seguito la vertenza. Secondo il sindacato, la sentenza conferma quanto già affermato da numerosi tribunali italiani: il diritto al pasto non può essere trasformato in una concessione discrezionale dell’azienda.
L’organizzazione sindacale punta ora a una modifica chiara del contratto collettivo nazionale, chiedendo che il diritto alla mensa e ai buoni pasto venga esplicitato senza lasciare spazio a interpretazioni restrittive.
Per Usb la vicenda dimostra come, anche in presenza di una giurisprudenza ormai consolidata, alcune aziende continuino a contestare diritti riconosciuti ai lavoratori, costringendoli a ricorrere alle vie giudiziarie.
Una sentenza destinata a fare scuola
La decisione del tribunale di Grosseto rappresenta un risultato importante per i 49 lavoratori coinvolti, ma potrebbe avere effetti ben più ampi.
Il principio affermato dal giudice riguarda infatti migliaia di operatori sanitari che quotidianamente garantiscono il funzionamento degli ospedali e dei servizi territoriali attraverso turni spesso pesanti e articolati.
Per il tribunale, il diritto al pasto non può dipendere dall’orario in cui si lavora, ma esclusivamente dalla durata della prestazione e dalla necessità di una pausa durante il servizio.
Una pronuncia che rafforza la tutela dei lavoratori della sanità e che potrebbe diventare un punto di riferimento nelle future controversie sul tema.



