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«Avevo ragione io»: la rivincita di Montauto e dei bianchi di Maremma

Mentre la Toscana e la Maremma riscoprono i vini bianchi, Riccardo Lepri e la sua Tenuta Montauto dimostrano di aver avuto ragione a investire sui propri Sauvignon con un anticipo di più di vent’anni
Riccardo Lepri insieme a uno scorcio della Tenuta Montauto

MANCIANO. C’è stato un tempo – e mica tanto lontano – in cui dire Toscana significava dire soprattutto vino rosso. Brunello, Chianti, Morellino, Supertuscan: il racconto del vino toscano sembrava già scritto, scolpito nel sangiovese e in un immaginario dominato da grandi rossi strutturati.

E la Maremma? Terra calda, intensa, mediterranea… Perfetta per i rossi, no?

E invece, negli ultimi anni qualcosa è cambiato. E qualcuno aveva già capito tutto molto prima degli altri. Perché oggi, da un po’ di tempo a questa parte, la Toscana assiste a una crescita costante della produzione di vini bianchi, e la Maremma – una delle zone più dinamiche del panorama regionale – sta vivendo una vera riscoperta della propria vocazione bianca. Vermentino, Sauvignon, Viognier, Chardonnay: etichette sempre più identitarie, sempre più premiate, sempre più presenti sulle tavole e nei mercati internazionali.

E allora viene spontaneo chiedersi: chi è che ha avuto il coraggio di scommettere sui vini bianchi quando nessun altro ci credeva?

Nel reel pubblicato sui nostri canali social non troppo tempo fa (lo trovate anche in coda all’articolo) c’era già la risposta a questa domanda, data con un tono volutamente provocatorio. «Avevo ragione io», diceva Riccardo Lepri, anima della Tenuta Montauto, riferendosi all’importante investimento fatto dalla sua azienda riguardo la produzione di vini bianchi più di vent’anni fa. E guardando a quello che sta succedendo oggi in Maremma, dargli torto diventa complicato.

 

 
 
 
 
 
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Montauto e la scommessa sui bianchi: «Quando tutti guardavano ai rossi, noi guardavamo già oltre»

All’inizio degli anni Duemila investire sui vini bianchi in Maremma sembrava quasi una follia. Il mercato chiedeva rossi, la critica parlava soprattutto di rossi, e l’idea che la Toscana potesse diventare anche una terra di grandi bianchi appariva, per molti, poco più di una suggestione.

Eppure, proprio in quegli anni, Riccardo Lepri decide di imboccare una strada diversa. Di assecondare una visione costruita sul territorio di Manciano, sull’altitudine, sulle escursioni termiche e su un’idea precisa: la Maremma non era destinata a parlare una lingua sola.

«Quando abbiamo iniziato a puntare forte sui bianchi, molti ci guardavano con scetticismo. In Toscana il bianco era quasi considerato un comprimario. Ma io ero convinto che la Maremma avesse tutte le caratteristiche per esprimere vini bianchi identitari, longevi e competitivi anche fuori dall’Italia», racconta Lepri.

Oggi quella che sembrava una scommessa controcorrente assomiglia sempre più a una fotografia del presente. La Maremma è infatti sempre più bianca: aumentano le etichette, si alza la qualità media, cresce l’attenzione del pubblico e della critica verso produzioni che fino a pochi anni fa restavano ai margini del grande racconto enologico toscano.

E forse il punto è proprio questo: non si tratta di togliere centralità ai grandi rossi toscani, che restano un patrimonio indiscusso, ma di accettare finalmente che la Toscana del vino possa essere molto più sfaccettata di quanto si sia raccontato per decenni. In fondo, la provocazione di Riccardo Lepri sta tutta qui: non chiedere il permesso per cambiare la narrazione, ma cominciare a scriverla prima degli altri.

 

I bianchi di Montauto: identità, ricerca e riconoscimenti

E così, nel tempo, la Tenuta Montauto ha costruito una straordinaria produzione di vini bianchi, la quale custodisce una filosofia territoriale precisa, fatta di freschezza, mineralità ed equilibrio.

Tra le etichette simbolo c’è sicuramente Enos I, Sauvignon che negli anni ha conquistato importanti riconoscimenti – tra cui, lo ricordiamo, i prestigiosi Tre Bicchieri del Gambero Rosso – e che è diventato uno dei vini manifesto della cantina. Un bianco capace di unire tensione, eleganza e profondità, contribuendo a rafforzare l’idea che anche dalla Maremma possano nascere vini bianchi di grande personalità.

Accanto a Enos I trova spazio il Gessaia, anch’esso un Sauvignon, la cui interpretazione racconta la versatilità del territorio di Manciano. E poi ancora il Sauvignon Poggio del Crine, il Vermentino Riflesso e un Metodo Classico che lavorano sulla precisione aromatica e sulla sapidità, senza mai perdere il legame con il carattere mediterraneo della zona. Una linea produttiva che oggi appare perfettamente in sintonia con l’evoluzione del mercato e con una domanda sempre più orientata verso vini bianchi contemporanei, territoriali e riconoscibili.

Insomma, mentre molti continuavano a ripetere che “in Toscana contano solo i rossi”, in Maremma qualcuno stava già scrivendo tutta un’altra storia. E a giudicare da come stanno andando le cose, Riccardo Lepri aveva ragione davvero. 

 


Strada Provinciale Campigliola, 58014 Manciano (GR)

 


 

0564 384521

info@montauto.org

Tenuta Montauto

tenutamontauto

www.tenutamontauto.com

 


 

 

 


 

 
 
 
 
 
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