Caos congresso Pd in Maremma: ricorsi, accuse e lettere a Schlein spaccano il partito | MaremmaOggi Skip to content

Caos congresso Pd in Maremma: ricorsi, accuse e lettere a Schlein spaccano il partito

Sospesa la fase congressuale nei 44 circoli della provincia: scontro durissimo tra l’area del segretario uscente Giacomo Termine e quella vicina ad Alessio Scheggi
Giacomo Termine e Alessio Scheggi
Giacomo Termine e Alessio Scheggi

GROSSETO. Altro che congresso unitario. Nel Pd maremmano è ormai scontro aperto tra correnti, ricorsi e accuse reciproche, con il rischio concreto di arrivare alle prossime elezioni amministrative con un partito profondamente diviso.

Del resto il Pd è così: quando capita la concreta occasione di riprendere il governo dei centri maremmani, Grosseto e Orbetello su tutti, ecco che emerge una delle caratteristiche principali del partito, farsi male da solo.

Ripicche continue fra esponenti di una corrente e dell’altra che fanno perdere di vista l’obiettivo comune e chiariscono quanto poco ci sia di strutturato in un partito che da una decina di anni pare vivere in apnea e che in questo tempo non ha saputo puntare su volti nuovi che possano trainare la ripartenza.

Poi si discute di candidati e di liste, ma se non c’è una visione comune il rischio è che anche candidati eccellenti vengano bruciati sul rogo, con piazza del Duomo trasformata in Campo dei Fiori.

Sospeso l’avvio della fase congressuale

La commissione regionale di garanzia ha deciso di sospendere per tre settimane l’avvio della fase congressuale nei 44 circoli della provincia di Grosseto, ufficialmente per approfondire alcuni ricorsi presentati nelle ultime settimane e garantire il corretto svolgimento del congresso.

Una decisione che ha fatto esplodere tensioni già fortissime all’interno della federazione provinciale, dove si contrappongono da una parte il segretario uscente Giacomo Termine e dall’altra l’area che sostiene Alessio Scheggi.

La lettera dei 77 iscritti a Elly Schlein

A rendere ancora più pesante il clima politico è stata la lettera firmata da 77 iscritti ed esponenti dell’area vicina alla segretaria nazionale Elly Schlein, inviata ai livelli regionali e nazionali del partito.

Nel documento si parla apertamente di “forzature regolamentari”, “scorrettezze politiche” e di una gestione del congresso che avrebbe escluso una parte del partito.

I firmatari denunciano inoltre violazioni statutarie, mancati versamenti economici al partito da parte di eletti e nominati nelle istituzioni ed eccessiva concentrazione degli incarichi politici e amministrativi nelle mani di poche persone.

Secondo l’area schleiniana, il Pd provinciale avrebbe perso negli ultimi anni iscritti, circoli e consenso elettorale, senza riuscire ad aprire una nuova fase politica dopo le primarie nazionali del 2023.

Nel documento si legge anche che il partito sarebbe percepito come «guidato da un patto tra amministratori ed esponenti istituzionali», con un eccessivo intreccio tra incarichi amministrativi e gestione politica.

Da qui la richiesta di «una svolta» e di «nuovi interpreti» capaci di rilanciare il Pd in vista delle prossime sfide elettorali.

La replica dell’area Termine

Durissima anche la risposta dell’area che sostiene il segretario uscente Giacomo Termine, che accusa invece gli avversari interni di utilizzare i ricorsi come arma politica per paralizzare il congresso.

Secondo i sostenitori di Termine, il rischio è quello di bloccare il partito proprio mentre il centrosinistra dovrebbe prepararsi ad appuntamenti decisivi come le amministrative di Grosseto e Orbetello e il tentativo, non proprio dietro l’angolo va detto, di riconquistare Follonica.

Nella loro presa di posizione si parla di «tatticismi personali», «conflittualità permanente» e di un utilizzo esasperato degli strumenti statutari per impedire il confronto democratico tra gli iscritti.

Congresso congelato e clima sempre più pesante

Intanto il congresso resta fermo. La commissione regionale dovrà esaminare nel dettaglio i ricorsi presentati, molti dei quali riguarderebbero tesseramento, regolarità procedurali e gestione degli organismi interni.

Ufficialmente tutti chiedono “unità” e “chiarezza”, ma il clima dentro il Pd grossetano appare sempre più teso.

E il rischio politico, a un anno dal voto nei principali comuni della provincia, è quello di consegnare al centrodestra un centrosinistra logorato da uno scontro interno che sembra ancora lontano da una soluzione.

Mentre la clessidra del tempo fa scorrere, lenta ma inesorabile, la sua sabbia.

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