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Latte Maremma salvata dal tribunale: omologato il concordato, ora parte la gara

Via libera al concordato semplificato del Consorzio produttori latte Maremma. Salvi azienda, stabilimento e continuità produttiva, ma la partita economica resta delicatissima
Lo stabilimento di Latte Maremma di via Scansanese

GROSSETO. Latte Maremma evita il collasso. Dopo mesi di trattative, tensioni, conti da rimettere in equilibrio e un futuro rimasto appeso a una decisione giudiziaria, il tribunale di Grosseto ha omologato il concordato semplificato del Consorzio produttori latte Maremma società agricola, aprendo ufficialmente la strada al piano di salvataggio della storica realtà cooperativa maremmana.

È una decisione pesantissima per l’economia del territorio. Perché Latte Maremma non è soltanto un’azienda: è uno dei simboli dell’agroalimentare della provincia di Grosseto, un pezzo di storia produttiva della Maremma, un riferimento per allevatori, lavoratori e famiglie.

La sentenza è stata pronunciata dal collegio del tribunale ordinario di Grosseto composto dalla presidente relatrice Claudia Frosini, dal giudice Valerio Medaglia e dal giudice Amedeo Russo.

A rappresentare il consorzio, guidato dal presidente Fabrizio Tistarelli, sono stati gli avvocati Alessandro Oneto e Marco Carollo del foro di Grosseto.

La lunga trattativa per salvare il consorzio

Dietro l’omologa del concordato c’è una lunga e complessa battaglia iniziata nell’ottobre 2024, quando il consorzio aveva chiesto le misure protettive nell’ambito della composizione negoziata della crisi.

Da quel momento si è aperta una fase delicatissima fatta di incontri con i creditori, verifiche patrimoniali, trattative bancarie e ricerca di una soluzione che potesse evitare lo scenario liquidatorio.

Il tribunale ha ripercorso ovviamente tutte le tappe decisive: ricorso per le misure di protezione nell’ambito della composizione negoziata, relazione dell’esperto al momento della chiusura della procedura negoziata, iscrizione a ruolo del concordato semplificato, parere dell’ausiliario all’interno del concordato semplificato fino all’udienza di omologazione del 5 febbraio 2026.

E proprio su un punto i giudici insistono in modo molto chiaro: secondo l’esperto e l’ausiliario nominati dal tribunale, le trattative sono state condotte «secondo correttezza e buona fede». Un elemento decisivo, questo, per arrivare all’omologa.

Come verranno pagati i creditori

Il concordato prevede il pagamento integrale delle spese di giustizia e dei crediti prededucibili, oltre alla copertura totale dei crediti bancari ipotecari nei limiti della capienza delle garanzie.

Saranno inoltre soddisfatti integralmente alcuni crediti privilegiati, mentre i creditori chirografari – comprese le banche senza copertura ipotecaria – riceveranno circa il 42,97% di quanto vantato. Tutto dovrà avvenire in un arco temporale compreso tra 18 e 24 mesi.

È uno degli aspetti più delicati dell’intera operazione: evitare il tracollo totale garantendo comunque una soddisfazione ai creditori superiore rispetto a quella che sarebbe arrivata da una liquidazione giudiziale.

Secondo il tribunale, infatti, il concordato offre prospettive migliori rispetto allo scenario alternativo della liquidazione.

La vendita degli immobili e del ramo d’azienda

Il cuore del piano riguarda la cessione di parte del patrimonio del consorzio. Verranno venduti gli immobili considerati non strategici, ma anche quelli dove oggi si trova lo stabilimento aziendale. Parallelamente è prevista la cessione del ramo d’azienda già affittato dal marzo 2024.

Ed è qui che emerge un passaggio fondamentale: il tribunale conferma che il 14 ottobre 2025 è arrivata una proposta irrevocabile di acquisto da parte della società che già gestisce in affitto l’azienda.

Tradotto: c’è già un soggetto pronto a rilevare l’attività.

La vendita dovrà comunque passare attraverso una procedura competitiva pubblica, per verificare eventuali offerte migliorative e garantire la massima trasparenza.

Salvata la continuità produttiva

Uno dei punti centrali della decisione riguarda proprio la continuità produttiva. Dietro le righe giuridiche della sentenza emerge infatti un messaggio molto concreto: il tribunale ritiene che il piano abbia una reale fattibilità e che la prosecuzione dell’attività rappresenti la soluzione meno dannosa per tutti.

Una scelta che prova a salvare non soltanto i conti, ma anche posti di lavoro, filiera agricola e produzione.

Per la Maremma sarebbe stato un colpo devastante perdere Latte Maremma. E il tribunale, nella sostanza, lo riconosce chiaramente.

Lo scontro con Banca Tema

Nel corso della procedura non sono mancate opposizioni, in particolare da parte di Banca Tema, che aveva contestato alcuni aspetti legati alla collocazione dei crediti garantiti.

I giudici però ritengono che le criticità siano state superate, anche grazie alle precisazioni fornite dal consorzio e alla previsione di un apposito fondo rischi destinato a coprire eventuali problematiche future.

Secondo il tribunale, dunque, non esistono elementi tali da impedire l’omologazione del concordato.

Nominato il liquidatore giudiziale

Con il provvedimento il tribunale ha nominato liquidatore giudiziale il commercialista Alberto Marchi, già ausiliario della procedura.

Sarà lui a seguire tutte le operazioni previste dal piano: dalla vendita del ramo d’azienda alla liquidazione degli altri beni, fino ai rapporti con i creditori.

Il tribunale ha inoltre dichiarato chiusa la procedura, precisando però che il concordato resta obbligatorio per tutti i creditori anteriori.

Una decisione che pesa sul futuro della Maremma

La sensazione, leggendo le oltre dieci pagine del provvedimento, è che il tribunale abbia scelto la strada della sopravvivenza controllata invece di quella della demolizione definitiva.

Ma la partita è tutt’altro che chiusa. Adesso serviranno vendite, incassi, equilibrio finanziario e soprattutto la capacità di dare concreta esecuzione a un piano estremamente delicato.

Perché Latte Maremma è stata salvata dal precipizio. Ma il futuro, quello vero, comincia ora.

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