GROSSETO. Nel giro di appena quarantott’ore Federico Clementini cambia tutto. Prima l’annuncio della possibile cessione del Belvedere, con il probabile impegno nello Sporting Cecina, poi il clamoroso dietrofront con tanto di rilancio del progetto sportivo rossonero. Una decisione che aveva sorpreso tutti, anche all’interno del suo entourage, spiazzando ambiente, giocatori e staff tecnico, che improvvisamente si erano ritrovati senza certezze sul futuro.
Dalla possibile cessione ai nuovi propositi
Solo due giorni fa il presidente del Belvedere aveva lasciato intendere che la sua esperienza alla guida del club fosse arrivata ai titoli di coda. Alla base della riflessione, problemi strutturali mai realmente risolti: la mancanza di un campo di proprietà dove allenarsi e disputare le partite, oltre a difficoltà logistiche ed economiche che negli ultimi anni hanno pesato sulla società.
Una situazione concreta, accompagnata dalla sensazione di combattere contro i mulini a vento, che aveva aperto alla possibilità di passare la mano e cedere il titolo sportivo. Una prospettiva che aveva inevitabilmente acceso voci, telefonate e ipotesi, scuotendo gli equilibri del calcio maremmano. Perché il Belvedere, dopo il Grosseto, rappresenta una delle realtà più importanti del panorama calcistico provinciale.
Poi, però, qualcosa è cambiato. E per fortuna, aggiungiamo noi.
Il dietrofront che sorprende il calcio maremmano
Quando ormai in molti immaginavano un futuro senza Clementini e senza il Belvedere, ecco arrivare la nuova versione della storia: «Resto e rilancio». Fine della crisi, almeno per il momento, e progetto nuovamente al centro del tavolo.
Un cambio di rotta che ha sorpreso un po’ tutti, soprattutto per la rapidità con cui è maturato. Nel calcio ventiquattro ore sono lunghissime, quarantott’ore possono diventare una vita. E quando si parla del vulcanico presidente del Belvedere, tutto diventa possibile.
Tra sfogo e strategia
Dietro la frenata, però, resta un malessere reale. Clementini continua a chiedere strutture adeguate e maggiore attenzione verso una società che negli ultimi anni ha investito molto, cercando di costruire un progetto importante.
Il messaggio sembra chiaro: resto, ma a determinate condizioni. E forse il clamore delle ultime ore è servito anche a far capire quanto il presidente sia disposto a farsi sentire pur di ottenere risposte concrete.
Più volte Clementini ha espresso delusione per l’impossibilità di usufruire stabilmente dello Zecchini o del campo di allenamento del Palazzoli. Quando il Belvedere ha giocato allo Zecchini lo ha fatto sostenendo costi elevatissimi. Da qui, forse, il colpo di teatro messo in scena nelle ultime ore per attirare attenzione sul problema.
Adesso servono i fatti
Archiviato il colpo di scena, il Belvedere e Federico Clementini dovranno ora trasformare le parole in programmazione concreta. Perché dopo un annuncio di vendita seguito da una conferma con rilancio, la prossima mossa non potrà essere un’altra inversione a U.
L’ambiente chiede stabilità, tifosi e simpatizzanti vogliono certezze, mentre la squadra ha bisogno di ripartire senza ulteriori telenovele. E magari anche con un’amministrazione comunale più attenta alle esigenze della seconda realtà più importante del calcio maremmano.
Negli ultimi anni il Belvedere ha dimostrato, grazie al lavoro di Nicola Brezzi, di mister Giallini e della famiglia Clementini, di avere dirigenti capaci di fare calcio. A patto, però, che Federico Clementini torni a essere il presidente vincente e concreto degli ultimi anni, lasciando da parte il lato più impulsivo e passionale che aveva caratterizzato i suoi primi passi nel mondo del pallone.



