GROSSETO. Una violenza «inaudita e priva di giustificazione», nata da un richiamo per un gesto incivile – urinare sulla siepe del palazzo – ma anche un percorso segnato da ammissioni, scuse e buona condotta. Sono questi i due piani su cui si muovono le motivazioni della sentenza con cui il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto Giuseppe Coniglio ha condannato Firas Otay, 19 anni, per l’aggressione del 1° ottobre 2025 in via Porsenna ai danni dell’avvocato Andrea Fabbri.
Una reazione violenta e sproporzionata
Il quadro ricostruito dal giudice è netto. L’imputato, sorpreso mentre urinava in strada, in un contesto pubblico e frequentato, non ha accettato il richiamo della vittima e ha reagito con una escalation improvvisa.
Prima gli insulti, poi la violenza fisica. Una condotta definita «volontaria e sproporzionata», che si è trasformata in una vera e propria aggressione.
Il giovane ha colpito la vittima con schiaffi e pugni, fino a farla cadere a terra, per poi infierire con una “scarpata” al volto quando l’uomo era ormai indifeso.
Lesioni gravi e intervento chirurgico
Le conseguenze dell’aggressione sono state pesanti. La vittima ha riportato lesioni gravi, con una prognosi di circa sessanta giorni.
Determinante, nella valutazione del giudice, è stata la frattura del pavimento orbitario, che ha reso necessario un intervento chirurgico e ha comportato anche problemi alla vista. Un quadro clinico che ha portato alla configurazione del reato di lesioni personali aggravate.
Esclusa la legittima difesa
Nelle motivazioni viene chiarito un passaggio centrale. Il giudice esclude qualsiasi ipotesi di legittima difesa, sottolineando come non vi sia alcuna prova di una reazione violenta da parte della vittima.
L’aggressione nasce da un semplice richiamo a un comportamento definito «incivile e inqualificabile», ma che non può in alcun modo giustificare una risposta così brutale. Il diciannovenne, prima di tirarsi su i pantaloni, ha mostrato anche i genitali all’avvocato. Poi si è avvicinato e lo ha aggredito, nonostante le due ragazze che erano con lui e con un altro giovane, fossero intervenute per allontanarli.
Le attenuanti: peso al ravvedimento
Accanto alla gravità dei fatti, il giudice valorizza il percorso successivo dell’imputato. Firas Otay, difeso dall’avvocato Giulio Parenti, appena arrestato si è assunto la responsabilità di quello che era successo. E più volte ha chiesto scusa.
La giovane età, la buona condotta durante i cinque mesi di carcere e soprattutto il ravvedimento mostrato nel corso del procedimento hanno inciso in modo decisivo.
Il giovane ha infatti ammesso le proprie responsabilità e chiesto scusa alla vittima, elementi che hanno portato al riconoscimento delle attenuanti generiche, ritenute equivalenti all’aggravante contestata.
La condanna e la pena sospesa
Alla luce di questi elementi, il giudice ha stabilito una pena di 1 anno e 8 mesi di reclusione, ridotta grazie al rito abbreviato.
Disposta anche la sospensione condizionale della pena, la revoca della misura cautelare e la condanna al risarcimento dei danni, da quantificare in sede civile.
Nelle motivazioni emerge anche una valutazione sul futuro: l’esperienza carceraria viene considerata un monito sufficiente, capace di orientare l’imputato verso comportamenti conformi alla legge.




