Bollette, benzina e spesa: la guerra in Iran pesa anche su Grosseto | MaremmaOggi Skip to content

Bollette, benzina e spesa: la guerra in Iran pesa anche su Grosseto

Federconsumatori Grosseto lancia l’allarme: rincari su bollette, carburanti e spesa. Una famiglia potrebbe spendere oltre 1.200 euro in più all’anno
Pesanti aumenti per la guerra: soprattutto per la spesa, i carburanti e il gas
Pesanti aumenti per la guerra: soprattutto per la spesa, i carburanti e il gas

GROSSETO. Bollette più alte, carburanti in aumento e spesa quotidiana sempre più pesante: le tensioni internazionali e il conflitto in Iran rischiano di avere effetti concreti anche sulle famiglie grossetane.

Secondo Federconsumatori, una famiglia media della provincia di Grosseto potrebbe arrivare a sostenere un aggravio complessivo di 1.216 euro all’anno, tra rincari energetici, aumenti dei carburanti e crescita dei prezzi alimentari.

Una situazione che, secondo l’associazione dei consumatori, nasce soprattutto dalle tensioni sui mercati internazionali e dai fenomeni speculativi che stanno già incidendo sul costo dell’energia.

Romualdi: «Massima attenzione, aumenti indiscriminati»

«Le rotte commerciali instabili, come la possibile chiusura dello stretto di Hormuz, e le dinamiche legate al mercato energetico e delle materie prime – spiega Giorgio Romualdi, presidente provinciale di Federconsumatori Grosseto – rischiano di produrre un nuovo salasso per famiglie già allo stremo, con un impatto negativo sul potere di acquisto e una conseguente compressione dei consumi interni».

Secondo i dati dell’Onf, l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, la stangata potrebbe arrivare a 1.216 euro annui per una famiglia grossetana media.

La persistenza del conflitto in aree strategiche come il Medio Oriente e l’incertezza sugli snodi commerciali internazionali rischiano infatti di riflettersi direttamente sui prezzi di gas, petrolio, energia elettrica e beni di prima necessità.

Aumenti in bolletta: gas +53%, energia elettrica +40%

«Il dato emerge dalla combinazione di diversi aggregati – spiega ancora Romualdi – a partire dai rincari energetici. Dall’inizio del conflitto il prezzo all’ingrosso del gas e dell’energia elettrica sono aumentati rispettivamente del 53% e del 40%».

Secondo Federconsumatori, questo potrebbe tradursi in: 349 euro in più all’anno per il gas e 114 euro in più all’anno per l’energia elettrica.

L’impatto riguarda soprattutto chi ha contratti a prezzo variabile, inclusi utenti vulnerabili e clienti del mercato libero che hanno scelto offerte indicizzate.

Il consiglio: «Non prendere decisioni affrettate»

Federconsumatori invita i cittadini a valutare con attenzione le offerte commerciali che stanno arrivando in queste settimane.

«Per chi è sul variabile – aggiunge Romualdi – bisogna fare attenzione alle proposte di prezzo fisso con spread elevati che gli operatori stanno iniziando a presentare».

Secondo l’associazione, bloccare oggi un prezzo fisso potrebbe significare fissare un costo molto alto, con decorrenza effettiva solo dopo 45 o 50 giorni dalla firma.

Se il conflitto dovesse avere una durata limitata, i prezzi potrebbero infatti tornare a scendere rapidamente, penalizzando chi ha scelto condizioni meno vantaggiose.

Carburanti: fino a 30 centesimi in più al litro

Altro effetto immediato riguarda benzina e diesel.

Secondo Federconsumatori, i rincari potrebbero arrivare fino a 25-30 centesimi al litro, con un impatto medio annuo di 186 euro a famiglia, considerando sia i costi diretti sia quelli indiretti legati al trasporto.

Sale anche il carrello della spesa

L’aumento dei costi energetici si riflette anche sui beni alimentari.

«L’effetto più diffuso si registrerà sul carrello della spesa, che nel 2026 potrebbe crescere di 386 euro annui per famiglia», spiega Romualdi.

Tra i prodotti più esposti pane, pasta, carne e pesce.

Tutti settori fortemente influenzati dai costi di energia e trasporto.

Cambiano anche le abitudini di acquisto

Federconsumatori osserva già un cambiamento nelle scelte delle famiglie: acquisto di tagli meno pregiati di carne, maggiore consumo di pesce azzurro, attenzione crescente alle offerte e acquisto di prodotti freschi scontati vicino alla scadenza.

Secondo i dati Istat, rispetto al 2025 le vendite al dettaglio crescono del 2,3% in valore ma solo dello 0,9% in volume: si spende di più ma si compra meno.

Le richieste alle istituzioni

«Questa situazione fotografa un forte disagio per cittadini e consumatori – conclude Romualdi – costretti a subire dinamiche internazionali fuori dal loro controllo».

Tra le misure richieste: diminuzione delle accise sui carburanti, soppressione degli oneri di sistema sulle bollette, vigilanza contro fenomeni speculativi e rimodulazione dell’Iva sui beni di largo consumo.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati