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Quel “trenino” luminoso in cielo non era alieno

La sera del 23 febbraio una fila di luci ha attraversato il cielo della Maremma. Ecco cosa abbiamo visto davvero
Un disco volante e la scia luminosa in cielo
Un disco volante e la scia luminosa in cielo

GROSSETO. Il cielo ha da sempre affascinato l’essere umano: le stelle hanno permesso – e tutt’oggi permettono – di orientarsi. E lo spazio, con il suo ignoto, i buchi neri e le leggi della fisica così lontane dall’esperienza quotidiana, continua a lasciare sbalordito il genere umano. Per questo, quando si vede una scia luminosa in cielo, lo stupore è inevitabile. Com’è successo nella serata del 23 febbraio, verso le 19.15, quando su tutta la Maremma è comparsa una fila di luci perfettamente allineate.

È poco probabile che si tratti di alieni. Anche perché lo sviluppo di altre civiltà tecnologicamente avanzate potrebbe essere estremamente raro, come suggerisce l’ipotesi del “Grande Filtro”, proposta nel 1996 dall’economista Robin Hanson. Si tratta di una barriera evolutiva che renderebbe improbabile il passaggio a una fase di sviluppo capace di espandersi nello spazio.

In questo caso, però, la spiegazione è molto più concreta: si tratta dei satelliti Starlink Group 17-25, lanciati il 21 febbraio da Vandenberg, in California, a bordo di un Falcon 9.

I satelliti nel cielo

Gli Starlink sono satelliti destinati a migliorare la connessione Internet globale. Videochiamate, giochi online, comunicazioni continue e reti di emergenza richiedono infrastrutture sempre più avanzate. Nei primi giorni dopo il lancio, questi satelliti appaiono in cielo come un “trenino” luminoso prima di distribuirsi nelle loro orbite definitive.

Ma tutto questo ha un costo ambientale: un Falcon 9 produce tra le 340 e le 350 tonnellate di anidride carbonica per lancio. Per confronto, un volo da Roma a New York genera circa una tonnellata di CO₂ per passeggero. Su scala globale l’impatto dei lanci spaziali è ancora contenuto rispetto ad altri settori, ma il traffico orbitale è in crescita e il tema è oggetto di studio.

Gli alieni? Forse in un universo parallelo

Le suggestioni non mancano. La fisica moderna ha aperto scenari che fino a un secolo fa erano impensabili. La meccanica quantistica nasce anche dagli studi di Albert Einstein sull’effetto fotoelettrico, quando dimostrò che la luce è composta da quanti di energia, i fotoni. Da lì si sviluppò una teoria che descrive il comportamento del mondo microscopico.

Tra le interpretazioni più discusse c’è quella degli “universi multipli”, proposta dal fisico Hugh Everett III: secondo questa visione la funzione d’onda non collassa e tutti i possibili risultati di un evento quantistico si realizzano in rami diversi della realtà. Si tratta però di un’interpretazione teorica, non verificata sperimentalmente. E forse lì in realtà simili alla nostra la razza umana ha conosciuto specie aliene, ma questo resta nel campo delle ipotesi scientifiche.

Al genere umano non rimane lo stupore davanti al cielo e la consapevolezza che ogni progresso tecnologico, anche quello che ci permette di essere connessi in ogni momento, comporta scelte e responsabilità. E forse la vera sfida è proprio questa: evitare che il nostro sviluppo diventi, un giorno, il nostro Grande Filtro”.

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