ARCIDOSSO. Cosa succede quando un convento del XVI secolo si trova lungo uno snodo fondamentale per la realizzazione del teleriscaldamento geotermico? È il caso del convento dei Cappuccini con l’annessa chiesa di San Francesco a San Lorenzo, nella campagna di Arcidosso.
L’edificio, realizzato nel 1590, è oggi adiacente a un’area utilizzata come cantiere per i lavori legati al teleriscaldamento, dove è stato depositato materiale tecnico. Ed è proprio questo dettaglio ad aver acceso la preoccupazione di alcuni cittadini, che temono che lo spazio non sia destinato soltanto a un deposito temporaneo, ma possa diventare la sede di una stazione dell’impianto.
Un luogo simbolo per la comunità
Il convento ha ospitato i Frati Minori Cappuccini fino al giugno 2019. Successivamente è stato chiuso e oggi è gestito dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.
A fondarlo fu Ferdinando I de’ Medici nel 1590. Il granduca decise di chiamare i cappuccini per tentare di pacificare le comunità di Arcidosso e Castel del Piano, allora in continua lite. Il luogo scelto per la costruzione si trovava proprio nell’area dove più frequentemente avvenivano gli scontri. Il 25 settembre 1590 fu piantata la croce di fondazione e due anni dopo veniva aperta la chiesa, intitolata a san Francesco d’Assisi.
Un complesso che, nel tempo, è diventato punto di riferimento religioso e identitario per l’intera zona.
Le preoccupazioni dei cittadini
A destare allarme è la possibilità che proprio accanto al convento possa sorgere una stazione del teleriscaldamento.
«La stazione, se realizzata, deturperà uno dei luoghi più cari alle nostre comunità. Siti più consoni dove collocarla non mancavano, potevano e possono essere individuati. Non possiamo immolare tutto in nome del teleriscaldamento. Le persone hanno già dovuto accettare il taglio dei bei tigli in via Circonvallazione Nord che caratterizzavano l’ingresso di Arcidosso. Bisogna avere la capacità e la volontà di ascoltare i cittadini» affermano alcuni residenti.
Il timore è che l’impianto possa alterare l’equilibrio paesaggistico di un’area storica e particolarmente cara alla popolazione, in un territorio dove il tema della geotermia è da anni al centro del dibattito pubblico.



