Casa di Comunità, scoppia la polemica: «Per ora è una casa vuota» | MaremmaOggi Skip to content

Casa di Comunità, scoppia la polemica: «Per ora è una casa vuota»

Dopo l’inaugurazione a Follonica con Regione e Asl, l’affondo del consigliere di opposizione Paolo Mazzocco: «Mancano i medici e i servizi promessi. Basta propaganda, servono risposte concrete»
Nella foto il sindaco Matteo Buoncristiani a sinistra, il direttore Sanitario Torre e il presidente della Regioni Giani. Nella foto piccola Paolo Mazzocco
Nella foto grande un momento dell’inaugurazione e nel riquadro il consigliere comunale di Massa M.ma Mazzocco

FOLLONICA. Ancora non si è spento l’entusiasmo per l’inaugurazione della tanto attesa Casa di Comunità di Follonica che, da parte di Paolo Marzocco, ex candidato del centrodestra alle ultime amministrative a Massa Marittima ed oggi consigliere di opposizione, arriva la doccia fredda capace di ridimensionare le migliori aspettative.

L’inaugurazione

Giovedì 19 febbraio, alla presenza di tutti i vertici dell’Asl, del presidente della Regione Eugenio Giani, dell’assessora alla sanità regionale Monia Monni e di alcuni sindaci del territorio, è stata inaugurata la casa di comunità territoriale.

Un momento importante per Follonica e il territorio, atteso da tempo, perché anche in città la carenza di medici di base e il ridimensionamento dei servizi del punto di primo soccorso avevano appesantito molto la situazione sanitaria locale, sia per i residenti che per i turisti durante il periodo del sovraffollato estivo.

La polemica. Mazzocco: «Per ora mancano i medici»

Ma non tutti hanno condiviso lo stesso entusiasmo tra cui proprio Paolo Mazzocco che qui ne spiega i motivi.

Cos’è che non la convince delle nuove Case di Comunità?

«Prima di tutto il fatto di come vengono presentate. Le vere case di comunità hanno caratteristiche diverse da quella aperta a Follonica. Esse sono organizzate in un sistema di “hub” (più grandi, aperti 24 ore su 24) e “spoke” (più piccoli, aperti 12 ore), integrandosi nella rete territoriale. Inoltre garantiscono l’assistenza primaria e la continuità assistenziale (guardia medica) con modelli che prevedono la presenza di medici 12 ore al giorno o 24 su 24, ma sempre 7 giorni su 7; applicano la telemedicina utilizzano strumenti per il monitoraggio a distanza e la gestione dei pazienti. Insomma sono un’altra cosa.

Poi questa propaganda continua sulle inaugurazioni è del tutto fuori luogo perché andava detto che è ancora tutto da fare. Diciamo che poteva essere inaugurata la struttura ma non certo i servizi che essa dovrebbe dare. Altrimenti si prendono in giro i cittadini».

Quindi secondo lei, non è vero che nei prossimi giorni chiunque potrà rivolgersi alla struttura e trovare la risposta ai propri problemi?

«Certo che non è vero. Dove sono i medici necessari a svolgere il servizio? È stato detto forse che non tutti i medici hanno accettato di dare delle ore alla casa? E che non hanno ancora trovato un accordo con i vertici dell’Asl attraverso i loro rappresentanti sindacali lo hanno detto? La verità è che è ancora tutto da fare e questo i cittadini lo devono sapere. Praticamente hanno semplicemente trasferito nella nuova struttura, su niente c’è da dire, i servizi già esistenti, nulla di più».

Anche a Massa Marittima è accaduta la stessa cosa?

«Esatto, stessa identica cosa: clamore, festa, dichiarazioni traboccanti di promesse e poi il nulla. Il fatto è che dopo i proclami dovrebbero seguire i fatti, attraverso un impegno costante per mettere in piedi il contenuto del bel contenitore inaugurato. Invece qui si sbandiera, si tagliano nastri e dal giorno dopo tutto rimane come prima. Pura propaganda appunto».

Da chi dipende secondo lei quello che ha appena descritto?

«Certamente da un insieme di cose, tra cui la direzione intrapresa che è quella di dotare tutta Italia di queste case di comunità (circa 1350) quale punto di riferimento per l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria di prossimità. Questo è ormai un percorso tracciato e anche accettato da tutti,. Ma c’è all’orizzonte un nuovo accentramento che prevederà un super dipartimento di tutta la medicina della grande area Asl; questo allontanerà ancora di più i centri decisionali dai territori e per noi, che viviamo in piccoli centri, la situazione non potrà che peggiorare. Qualcosa di simile era già accaduto in passato, quando furono accorpati i distretti sanitari sotto Grosseto, tra cui quello delle Colline Metallifere. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni».

Secondo lei quindi quale potrebbe essere la risposta a questo scenario?

«Gli unici che possono far valere la loro volontà sono gli amministratori locali attraverso la conferenza dei sindaci e proprio a loro va il mio appello: fate valere la vostra forza».

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati