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«Contro la violenza sulle donne serve educazione sessuo-affettiva»

Alla manifestazione del 23 novembre il collettivo Women Talking rilancia l’urgenza di percorsi educativi strutturati: «Servono strumenti per cambiare la società»
La manifestazione di Women Talking

GROSSETO. Il messaggio della manifestazione organizzata dal collettivo Women Talking lo scorso 23 novembre è stato diretto: la prevenzione della violenza di genere deve partire dall’educazione sessuo-affettiva, un tema che come sottolinea Sara Antonazzi: «Non può più restare in fondo all’agenda politica».

Al confronto hanno partecipato professionista e giovani provenienti da ambiti diversi: Giulia Pieraccini, docente di scuola media; Lucia Cortecci, psicoterapeuta; Gabriella Capone, avvocata; Anna Iacci e Rachele Bocci, neo diplomate; Emanuela Valle, psicologa; Bianca Baccetti, attivista di Olympia De Gouges e Laura Scudella, pedagogista ed esperta in linguaggio del corpo.

Un fronte comune

Pur con competenze e vissuti differenti, è emerso un punto condiviso: servono interventi educativi strutturati e sostenuti dalle istituzioni, perché solo un’azione continuativa può incidere sulle radici culturali della violenza.

«Tutte hanno portato prospettive diverse, ma lo stesso appello – Dice Antonazzi – senza l’impegno delle istituzioni non potremo mai vedere un cambiamento reale nella società».

La manifestazione ha registrato una buona partecipazione, un elemento che per il collettivo, nato da poco di due anni, è tutt’altro che secondario.

«Significa che c’è voglia di parlarne, di capire, di mettersi in discussione – spiega Antonazzi – La partecipazione dimostra quanto sia necessario creare spazi dedicati a questi temi, e quanto le persone cerchino strumenti per affrontarli».

L’obiettivo di Women Talking resta quello di aprire luoghi di confronto accessibili, in cui parlare di consenso, relazioni sane, prevenzione e linguaggi del rispetto.

L’incontro è diventato così non solo un punto di riflessione collettiva, ma anche un invito al territorio: continuare il dialogo, pretendere politiche educative serie e non lasciare che l’attenzione si spenga.

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