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In piazza per fermare la violenza: il sit-in di Women Talking

Un incontro aperto alla città per riflettere su cultura, educazione e responsabilità collettiva nella lotta alla violenza di genere
La locandina del sit-in
La locandina della manifestazione

GROSSETO. Alcune date non si rimandano e alcuni spazi non si lasciano vuoti. Il 25 novembre è uno di questi. Per questo il collettivo Women Talking ha scelto di anticipare la ricorrenza e riempire questo tempo con una riflessione pubblica su come affrontare la cultura che rende possibile la violenza. L’appuntamento è il 23 novembre alle 15.30 in piazza Dante.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha ritirato, dalla legge disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico, l’emendamento che vietava l’educazione affettiva nelle scuole medie, mantenendo però il divieto per asili ed elementari. Oggi, nonostante l’educazione sessuo-affettiva sia una realtà consolidata e riconosciuta in molti Paesi europei, in Italia non è prevista nei programmi ufficiali.

Le scuole che scelgono di proporla incontrano ostacoli amministrativi e sono costrette a inserirla come attività extracurricolare, con ulteriori limitazioni introdotte dal disegno di legge.

L’educazione sessuo-affettiva

L’educazione sessuo-affettiva non servirebbe solo per prevenire la violenza sessuale, ma anche per arginare malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate. Gli esperti credono che limitarsi a parlare dei soli aspetti biologici ai ragazzi non sia sufficiente per contrastare la violenza e l’epidemia di patologie sessuali.

Il 19 novembre la Camera dei deputati ha approvato anche la modifica dell’art. 609 bis del codice penale, introducendo il principio di “consenso libero e attuale”, come elemento centrale nel reato di violenza sessuale. E questo va a colmare un vuoto nell’articolo, che prima non prevedeva il concetto di consenso. Ma affinché una legge diventi efficace, serve sempre un lavoro sociale e culturale che insegni cosa sia davvero il consenso, come si esprime e come si riconosce.

La violenza, soprattutto quella di genere, affonda le radici in gerarchie, stereotipi e rapporti di potere che apprendiamo da bambini. Cambiare le leggi è necessario, ma non basta per liberarci dalla paura. Per questo il collettivo ha deciso di dedicare la piazza di quest’anno al tema della prevenzione.

A parlarne saranno l’associazione Olympia de Gouges (centro antiviolenza di Grosseto), la psicologa e psicoterapeuta Lucia Cortecci, l’insegnante e attivista Giulia Pieraccini del collettivo Women Talking, l’avvocata Gabriella Capone della commissione pari opportunità provinciale e Benedetta Galeotti, Rachele Bocci e Anna Iacci, ex studentesse delle scuole superiori.

Chi parteciperà è invitato a portare coperte e cuscini per sedersi, e un cartello con scritto come vorrebbe cambiare questo Paese. Al termine degli interventi, il microfono sarà aperto a chiunque vorrà condividere un vissuto o una riflessione con la piazza.

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