GROSSETO. Era il tardo pomeriggio di martedì 15 ottobre quando gli agenti della squadra mobile di Grosseto hanno notato un uomo conosciuto da tempo come assuntore di droga.
È un grossetano del 1973, al volante di una Bmw X1. Poco dopo, lo vedono far salire in auto un tunisino di 23 anni.
I due si allontanano dalla città e gli agenti cominciano a sospettare che stiano andando a comprare droga. Così decidono di seguirli.
Il ritorno sull’Aurelia e l’arresto
In tarda serata, la Bmw riappare sull’Aurelia, diretta verso sud. Viaggia ad alta velocità, verso Grosseto.
La polizia li ferma per un controllo. Nella tasca della giacca del tunisino, gli agenti trovano 100 grammi di cocaina.
Per entrambi scatta l’arresto. Il 23enne di origini nordafricane finisce in carcere, il grossetano di 52 invece, va ai domiciliari.
Le versioni dei due davanti al giudice
Davanti al giudice Giuseppe Coniglio, i due provano a difendersi, ma le loro versioni non convincono.
Il grossetano, difeso dall’avvocata Sabrina Pollini, racconta di essere stato a Fucecchio e di aver accompagnato il tunisino solo come autista. Un “lavoro” che fa spesso anche per altri nordafricani. Per andare a comprare del cibo, oppure per accompagnarli dove devono andare. In cambio, riceve qualche soldo e un po’ di droga gratis.
Questa volta, spiega, avrebbe preso 100 euro più 50 per la benzina. E, ovviamente, anche due grammi di cocaina.
Il tunisino invece racconta un’altra storia: dice di essere stato a Pisa, di aver trovato un pacco con dei vestiti e 100 grammi di coca davanti a un bar, per caso.
Il giudice però non gli crede.
Le decisioni del gip e i retroscena
Alla fine, il giudice convalida l’arresto per entrambi. Il tunisino – difeso dall’avvocata Tania Amarugi – resta in carcere.
Il grossetano invece torna a casa, ma con l’obbligo di dimora.

Dalle indagini emerge un quadro che preoccupa: ci sono persone come lui, che per avere droga gratis si mettono a disposizione degli spacciatori, facendo loro da autisti o accompagnatori.
E in questo caso, difficile pensare che il viaggio l’abbia organizzato il tunisino, che non parla nemmeno una parola di italiano.
Un fenomeno che cresce
Casi simili, in tutto il territorio provinciale, stanno diventando sempre più frequenti: italiani che aiutano gli spacciatori stranieri in cambio di piccole quantità di droga.
Una collaborazione pericolosa, che alimenta un mercato illegale e tiene in piedi un sistema di dipendenza e sfruttamento difficile da spezzare.




