PORTO SANTO STEFANO. Mentre proprio in queste ore Ambra Sabatini sta ricevendo l’omaggio della sua Porto Ercole, con grandi festeggiamenti per la nuova impresa della neo campionessa paralimpica dei 100 metri, viene alla ribalta un siparietto di qualche giorno fa durante un consiglio comunale.
L’omaggio che accende la miccia
Doveva essere un gesto gentile, una parentesi di armonia in un consiglio comunale come tanti. Marco Nieto, capogruppo di opposizione, prende la parola e propone di dedicare l’inno d’Italia ad Ambra, reduce da un’ennesima prova di forza in India. Una dedica innocente, quasi patriottica.
Ma a Palazzo non c’è spazio per la poesia: il sindaco Arturo Cerulli reagisce con stizza.
«Marchino, stai bonino»
«No, perché è una cosa incredibile! — esplode il sindaco — Tra i miei appunti c’è scritto: fare gli auguri. Tu vuoi fare il furbo sempre! Ma sei furbo solo te?»
Nieto resta interdetto, il consiglio si accende e la scena scivola rapidamente dal cerimoniale istituzionale alla lite condominiale. Ambra, intanto, viene trascinata a forza in una diatriba che mai avrebbe immaginato di scatenare.
Un inno conteso
Che l’inno d’Italia potesse diventare materia di scontro non l’avrebbe previsto neanche il più fantasioso dei cronisti. Ma tra accuse di furbizia, rivendicazioni sugli “appunti ufficiali” e inviti a «stare bonini», la dedica ad Ambra si trasforma in campo di battaglia politica.
Epilogo surreale
La bagarre si chiude senza un vincitore: l’opposizione rivendica il gesto, la maggioranza il diritto di farlo per prima. L’unica certezza è che Ambra, in quei momenti dall’altra parte del mondo, è diventata inconsapevolmente l’eroina di una contesa da manuale del piccolo cabotaggio politico.
In India, con forza, sacrificio, determinazione e talento, si è riportata sul tetto del mondo. Ambra è simbolo di unità e di fair play: certo non avrebbe mai immaginato di essere «tirata per la giacchetta» in un consiglio comunale del suo paese.



