Tagliaerba sovrano: il manuale semiserio per la (non) cura del verde | MaremmaOggi Skip to content

Tagliaerba sovrano: il manuale semiserio per la (non) cura del verde

Elena Grasso, consulente ambientale e ornitologa, si è divertita a stilare la lista di tutto quello che non va nella gestione del verde pubblico
Quattro esempi di cura sbagliata del verde e, al centro, la consulente ambientale Elena Grasso

GROSSETO. Si è divertita, ma forse nemmeno più di tanto, a buttare giù un manuale semiserio sulla (non) gestione del verde urbano. Per sottolineare tutto quello che non si dovrebbe fare quando si imbraccia il tagliaerba per sistemare aiuole, giardini e tutti quelli spazi dove cresce la vegetazione. 

A scrivere il manuale «per un futuro meno verde e più asfaltato» è Elena Grasso, consulente ambientale e ornitologa. 

 

Idiosincrasia da prato fiorito, arbusto in fiore e albero rigoglioso

«Benvenuti nel meraviglioso mondo della cura del verde pubblico, dove l’improvvisazione è un’arte e il tagliaerba regna sovrano. Ecco come trasformare il nostro patrimonio naturale in un disastro annunciato, con stile e un paio di forbicioni.

  1. Gestione del verde? Mai sentita.
    Perché pianificare quando puoi affidarti al caos creativo? Niente mappature, zero strategia: viva l’anarchia botanica!
  2. Personale esperto? Ma no, dai!
    Chi ha bisogno di esperti e di naturalisti, quando c’è il cugino di qualcuno armato di decespugliatore?
  3. Interventi last-minute: l’adrenalina del verde.
    Quando il prato è già un’oasi per api e farfalle, ecco che arriva l’eroe col trattore a “sistemare tutto”. Risultato? L’ecosistema non sa se ridere o piangere (spoiler: muore).
  4. Tagli fuori tempo, sbagliati e, per non farsi mancare nulla, pure illegali.
    Che gusto c’è a rispettare il calendario vegetativo-riproduttivo e le normative? L’importante è fare qualcosa… purché sia fatto male.
  5. Ordinanze sindacali creative.
    “Tagliate tutto!” – anche se la legge dice il contrario. La legalità è solo un’opinione, giusto?
  6. Fobia del prato naturale.
    Avete presente un prato fiorito, pieno di colori, profumi, insetti impollinatori e vita? Erroraccio. Qui si vuole ordine militare e rasaerba ogni 3 giorni. L’erba fiorita a 5 cm? Chiamata affettuosamente “disordine”. Natura, levati. Meglio sprecare carburante e inquinare per togliere i fiorellini che si sono permessi di nascere e abbellire uno squallido parcheggio.

Meno alberi, meno ombra, meno fresco

  1. Il culto dell’erba da campo da golf.
    L’obiettivo finale non è la biodiversità, ma una distesa verde monocroma da far invidia a Wimbledon. Peccato solo che non ci giochi nessuno… neanche gli insetti, che dopo poche ore diventa gialla, secca – morta
  2. Cosa importa di ombra, fresco e belle fioriture

C’è un alberello rigoglioso con una bella chioma che fa ombra? Un oleandro al massimo della sua fioritura? Tagliamo tutto, non sia mai ci attacchino i rami fioriti, ci sia troppa ombra e fresco. Meglio lasciare il deserto, sole, e 4 stecchi di un’estetica molto dubbia.

«Per un futuro meno verde e più asfaltato – dice con l’amaro in bocca Elena Grasso – seguite questi preziosi consigli. Il pianeta ringrazierà… con un silenzioso e definitivo addio».

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