La Maremma e i cinghiali nei paesi. Migliaia abbattuti, ma sono un caso | MaremmaOggi Skip to content

La Maremma e i cinghiali nei paesi. Migliaia abbattuti, ma sono un caso

Nel 2024 nelle due Atc, la 6 e 7, abbattuti oltre 13 mila irsuti. Zambrini presidente di Federcaccia: «Tanti i fattori che spingono gli animali a scendere nei paesi». Ma c’è chi pensa che abbatterli acuisca il problema
I cinghiali ormai raggiungono i paesi sempre più spesso
I cinghiali ormai raggiungono i paesi sempre più spesso

GROSSETO. Ormai giornalmente gli avvistamenti dei cinghiali nei paesi, a spasso, anche abbastanza lontano dalle macchie, sono all’ordine del giorno.

Segnalazioni arrivano costantemente, e se nella stragrande maggioranza dei casi gli irsuti cercano cibo e acqua lasciando stare l’uomo, può capitare magari che qualche cane da compagnia venga attaccato.

Intendiamoci, il cinghiale per sua natura lo fa per difesa, magari per proteggere i suoi porchetti.

In Maremma nel 2024 abbattuti 13337 cinghiali

La caccia al cinghiale resta, anche in Maremma, per tanti cacciatori uno svago imprescindibile, tra sport e appunto un modo per stare a contatto con la natura. I numeri degli abbattimenti nel 2024 sono importanti, ma non dicono tutto.

In provincia ci sono ci sono due ambiti territoriali: l’Atc 6 Grosseto Nord e l’Atc 7 Grosseto Sud. L’Atc 6 include i comuni di Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Monterotondo Marittimo, Montieri, Roccastrada, Civitella Paganico, Castiglione della Pescaia e Scarlino; mentre l’Atc 7 copre il resto della provincia, tra l’Amiata per arrivare alla parte meridionale di Grosseto, a Capalbio. 

Un cacciatore con un cinghiale abbattuto

Nell’Atc 6 i cinghiali abbattuti sono stati, appunto nel 2024 dati ufficiali, 3372 durante le battute di caccia, più 403 in selezione. Nell’Atc 7 invece, sempre nel 2024, i cinghiali uccisi nelle singole cacciate sono stati 6696 più 2433 in quelle selezionate. Un totale che porta il numero dei cinghiali abbattuti appunto a 13337.

In questo inizio di 2025, per esempio, in selezione sono già stati uccisi 407 irsuti.

Come detto però, il problema rimane quello dei tanti avvistamenti nei centri abitati, e a fare un po’ di chiarezza è il presidente di Federcaccia Gaetano Zambrini.

«Le problematiche che affliggono da anni la caccia al cinghiale sono da anni note – spiega Zambrini – compreso un calo dei cacciatori stessi. In Maremma la tradizione resiste, ma anno dopo anno le “doppiette” che si dilettano in questa attività diminuiscono sempre di più, e il “popolo” dei cacciatori al cinghiale aumenta d’età».

«Vuoi per i costi sempre più alti, o anche semplicemente perché c’è una disinformazione su quello che effettivamente fanno gli appassionati. Chi va a caccia al cinghiale rispetta la natura nel suo insieme e le tante regole che ci sono, mentre si pensa solo all’abbattimento dell’animale».

Il problema degli irsuti che arrivano nei paesi

«Negli ultimi anni è vero che i cinghiali si spostano anche nei paesi, ormai non solo di sera ma in tutti gli orari – dice ancora Zambrini – e credo che un’analisi corretta abbia molti aspetti. Intanto gli animali si sono abituati alla presenza dell’uomo nei boschi, e sono diventati indifferenti. Penso magari alla presenza dei lupi, che possono spingere gli irsuti e le famiglie a percorrere decine di chilometri per trovare il cibo. E poi il cinghiale è un animale abitudinario: se gli viene offerto da mangiare state certi che poi ritorna».

«Insomma, ci sono tanti perché si vedono parecchi cinghiali in giro, ovviamente alla ricerca di cibo. La macchia di fatto, ospita tante attività dal trekking, moto cross, trattori che trasportano la legna e tanti altri rumori che gravitano nel bosco. E gli animali sono ormai abituati».

Abbattimenti soluzione o problema?

Poi c’è anche una comunità scientifica che sostiene che gli abbattimenti non risolvano il problema, ma lo acuiscano.

Alcuni sostengono che, in determinate circostanze, gli abbattimenti possano paradossalmente portare ad un aumento della proliferazione. Questo avviene perché la caccia, soprattutto se non selettiva, può favorire la riproduzione di individui più giovani e quindi aumentare il numero di nascite. 

In sostanza la caccia, in quanto fattore di stress esterno, può innescare una risposta compensatoria nella popolazione di cinghiali, portando a un aumento del tasso di riproduzione per compensare le perdite. 

 

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