ISOLA DEL GIGLIO. Ci sono vite che fanno rumore anche quando se ne vanno in silenzio. E poi ci sono persone che non se ne vanno davvero mai, perché restano nei gesti, nelle abitudini, nei ricordi di chi le ha incontrate anche solo una volta.
Manuela Feri era così.
Avrebbe compiuto 51 anni tra meno di due settimane, e lo avrebbe fatto festeggiando come faceva sempre: con quel sorriso incantevole, capace di disarmare e accogliere, e con quel carattere roccioso, come la sua isola, il Giglio.
Oggi quell’isola – e con lei tutta la Maremma – è molto più povera.
Manuela se n’è andata mercoledì 29 aprile, all’ospedale di Grosseto, dov’era ricoverata nel reparto di Pneumologia.
Da tempo combatteva contro una malattia durissima. E lo ha fatto come ha vissuto: senza mai arretrare, senza mai perdere se stessa.
La forza gentile di chi non ha mai mollato
Chi le è stato accanto lo sa: Manuela non ha mai ceduto. Ha attraversato la malattia con una forza ostinata e luminosa, con quella schiettezza che non cercava mai scorciatoie, con quel modo diretto di stare al mondo.
E soprattutto, con quel sorriso: sempre quello, anche nei giorni più difficili.
Accanto a lei, fino all’ultimo, il compagno Riccardo Giusti, il Sirpe, i fratelli Stefano e Daniele, la mamma, la famiglia, gli amici. Un cerchio stretto, pieno. Un amore che non l’ha lasciata sola nemmeno un attimo.

È stato proprio Riccardo, subito dopo, a trovare le parole. Parole che non bastano mai: «Non ha mai mollato nemmeno un attimo – dice – ha combattuto con una forza che solo lei poteva avere».
E poi quel saluto, semplice e infinito affidato ai social: «Ciao Picci’. Niente più dolore ora. Niente più lacrime ora. Sono orgoglioso di essere stato al tuo fianco. Hai vinto te Picci’».
L’anima dell’hotel Campese
Manuela era cresciuta lì, all’hotel Campese, affacciato sulla spiaggia. Un albergo, sì. Ma per chi lo conosce davvero, qualcosa di più.
Perché dentro quelle stanze, dietro quella reception, c’era lei. Era Manuela l’anima che ti accoglieva, che ti faceva sentire a casa ancora prima di aprire la porta della camera o di sederti a un tavolino. Coordinava, organizzava, sorrideva e senza nemmeno il bisogno di dirlo, costruiva relazioni.
Insieme a Riccardo e ai fratelli Stefano e Daniele aveva dato vita anche al chiringuito sulla spiaggia: un angolo di leggerezza, di musica, di tramonti condivisi.
Un posto diventato negli anni rifugio e felicità per chi arrivava dalla città e per chi il Giglio lo portava dentro.
Piattella, come la chiamavano tutti
I soprannomi, a volte, raccontano più dei nomi. Per tutti, Manuela era “Piattella”, un’eredità familiare che risaliva al nonno Angelo Rossi, che quell’hotel lo aveva costruito.
E dentro quel soprannome c’era tutto: la famiglia, le radici, il mare, l’infanzia, le estati infinite.
Le parole d’amore e cordoglio
Anche il fratello Stefano le ha scritto. Parole che fanno male e che tengono insieme tutto: «Amata sorella, figlia, compagna, amica nostra, ora sei in pace. Hai lottato fino all’ultimo. Cieli immensi e immenso amore oggi per te più di sempre. Saluta babbo. Ci rivedremo dall’altra parte».
E forse è proprio questo il punto. Manuela non è più dove era, ma è ovunque dov’è stata amata. Di lei si potrebbe scrivere per giorni: degli eventi benefici, della sua presenza fondamentale, della capacità di esserci sempre.
Ma alla fine resta un’immagine, una sola: lei che sorride. E con la mano fa quel gesto delle corna, un po’ ironico, un po’ scaramantico.
La foto più bella. Quella che da oggi tutti conserveranno.
In serata sarà all’obitorio dell’ospedale Misericordia. Il corpo, lì, ma Manuela no. Manuela è già altrove: è nei ricordi, nel mare del Giglio e nel cuore, pieno, di chi le ha voluto bene.




