di Vanna Francesca Bertoncelli
GROSSETO. Il 2 giugno 1946, con le elezioni a suffragio universale, il popolo italiano fu chiamato a scegliere tra Monarchia e Repubblica e ad eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente.
Vinse la Repubblica, con uno scarto contenuto e in un clima di forte tensione politica. L’affluenza alle urne fu straordinaria: l’89,08% degli aventi diritto si recò a votare.
Quel 2 giugno fu davvero una giornata particolare. Dopo vent’anni di dittatura e oppressione, l’Italia si trovò davanti a un cambiamento epocale. Ma quella data rappresentò soprattutto una svolta per le donne, che ottennero per la prima volta il diritto di voto e la possibilità di essere elette nelle istituzioni.
Il voto delle donne che cambiò la storia
Fu determinante il contributo delle donne italiane.
Donne che durante la guerra avevano sostituito gli uomini nei campi e nelle fabbriche. Donne che avevano vissuto la tragedia di mariti, figli e fratelli impegnati al fronte, fatti prigionieri o caduti in combattimento. Donne diventate troppo presto vedove o orfane.
Molte di loro si opposero alla dittatura, operando spesso nella clandestinità, svolgendo il ruolo di staffette partigiane, organizzando manifestazioni e azioni di protesta, affiancando gli uomini nella lotta per la liberazione.
L’Italia usciva dalla guerra devastata, povera e affamata. Un Paese attraversato da profonde divisioni interne ma capace, grazie all’impegno e all’intelligenza di uomini e donne, di guardare oltre le appartenenze politiche per costruire il futuro.
Nel 1946, esercitando per la prima volta il diritto di voto, quelle donne cambiarono la storia d’Italia.
Nasce femmina questa Repubblica. E del femminile, con i suoi punti di forza e le sue fragilità, porta ancora oggi molte delle sue caratteristiche e delle sue contraddizioni.
Il significato del 2 giugno
Il tema della partecipazione femminile e della parità di genere accompagna da decenni le celebrazioni della Festa della Repubblica.
Anche le Onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, assegnate ogni anno dal Presidente della Repubblica, rappresentano un riconoscimento che va oltre il valore simbolico, premiando il merito come elemento fondamentale di coesione sociale.
Non è un caso che, anche quest’anno, sia nel messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia nel discorso della prefetta di Grosseto Paola Berardino, sia stato dedicato ampio spazio al ruolo delle donne nella costruzione della democrazia italiana.
La foto simbolo della Repubblica
Sembra quasi di sentire il clic della macchina fotografica osservando la celebre immagine pubblicata sulla prima pagina del Corriere della Sera del 3 giugno 1946, accanto al titolo «È nata la Repubblica italiana».
Lo scatto ritrae il volto di una giovane donna.
Bella, intelligente, determinata. Uno sguardo rivolto al futuro, accompagnato dal sorriso di chi crede che sia possibile cambiare le cose, trasformare i sogni in realtà e affrontare la vita con coraggio e speranza.
Per decenni quella fotografia rimase avvolta nel mistero. Soltanto nel 2016 il quotidiano Repubblica riuscì a identificarne la protagonista grazie anche al contributo dei social network.
Si chiamava Anna Iberti, aveva 24 anni e viveva a Milano, dove lavorava nell’amministrazione del quotidiano socialista Avanti!.

A immortalarla fu il grande fotoreporter Federico Patellani, considerato uno dei padri del fotogiornalismo italiano e tra i principali interpreti del neorealismo.
Ancora oggi quel volto resta una delle immagini più iconiche del Novecento italiano e un simbolo dell’emancipazione femminile.
Ottant’anni dopo
La Repubblica italiana compie oggi 80 anni.
Nel 1946 il Paese era diviso. Nel 2026, in molti aspetti, continua ad esserlo.
Permangono tensioni politiche, contrapposizioni ideologiche e difficoltà economiche che rendono complesso il percorso di crescita del Paese. A queste si aggiungono il peso del debito pubblico, la difficoltà di programmare strategie di lungo periodo e l’incapacità, spesso denunciata, di utilizzare al meglio le opportunità offerte dall’Europa.
Ma accanto alle criticità emerge anche una riflessione più profonda sui valori che dovrebbero guidare una comunità nazionale: il senso del bene comune, la responsabilità, l’etica e la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è.
Ottant’anni dopo quella storica giornata, il messaggio del 2 giugno resta attuale: costruire il futuro richiede partecipazione, consapevolezza e la capacità di guardare oltre gli interessi personali.
Perché la Repubblica, nata dal coraggio e dalla speranza di un popolo intero, continua a vivere ogni giorno nelle scelte dei suoi cittadini.



