Viveva in una camper pieno di rifiuti, trasferito in Rsa | MaremmaOggi Skip to content

Viveva in una camper pieno di rifiuti, trasferito in Rsa

La Croce rossa è intervenuta in un terreno per il ricovero di un uomo paraplegico e obeso. Chiesto l’intervento dei vigili del fuoco per aprire la porta
L’intervento dei volontari della Cri nel terreno

GROSSETO. Aveva scelto di vivere da solo in un camper pieno di rifiuti e oggetti accumulati. In un terreno di proprietà di un familiare. Nonostante le sue condizioni di salute, l’uomo aveva deciso che quella sarebbe stata la sua casa. 

Reso paraplegico da una terribile malattia degenerativa, affetto da obesità, l’uomo aveva deciso di vivere ai margini, nel camper sistemato sotto agli olivi. Era seguito dal Coeso, e sono stati proprio gli assistenti sociali a convincerlo, dopo anni, a trasferirsi in una Rsa. 

Trovano la porta del camper bloccata

Quando i volontari della Croce Rossa sono arrivati al terreno alle Strillaie, dove l’uomo viveva all’interno del camper, per svolgere il servizio di trasferimento alla Rsa di Roccastrada, hanno trovato la porta bloccata. 

L’uomo era sul suo letto, all’interno del mezzo completamente coperto di sporcizia, rifiuti e oggetti accumulati nel corso del tempo. 

I volontari della Cri hanno quindi chiesto l’intervento dei vigili del fuoco, che sono arrivati nel terreno e hanno aperto la porta del camper

L’uomo è stato trasferito nella struttura di Roccastrada, dove verrà finalmente curato. 

Barbi: «Il diritto alla cura e alla salute si coniuga sempre con il diritto alla libertà»

Tania Barbi, direttrice di Coeso Società della Salute: «Non possiamo entrare nel caso specifico, chi lavora nei servizi sociali si trova più o meno quotidianamente ad affrontare situazioni estremamente complesse, che per essere comprese necessitano di approfondimenti che vadano oltre il primo sguardo, ma che riescano a cogliere la visione di insieme. Per chi opera nell’ambito del sociale, e della salute più in generale, il diritto alla cura e alla salute si coniuga sempre con il diritto alla libertà personale, all’autodeterminazione, alla privacy e alla riservatezza».

Gli assistenti sociali, di fronte a situazioni particolari, in cui si ravvisino problematiche e difficoltà personali dell’assistito o nei rapporti con la famiglia, possono avvalersi anche della collaborazione di tutori e amministratori di sostegno, che concorrano alla creazione di percorsi pensati per uscire dallo stato di bisogno».

«Non si può agire di forza, né imporre scelte che non siano condivise dalla persona – aggiunge la direttrice – Nello svolgimento quotidiano della professione riceviamo segnalazioni, talvolta anonime, come accaduto proprio in questi giorni. Colgo l’occasione per rassicurare il cittadino anonimo che ha voluto sottoporci la vicenda: la persona in questione è seguita dai servizi sociali, in collaborazione anche con altri professionisti, che stanno lavorando affinché si individui, tra le soluzioni percorribili, quella più adeguata a rispettare la dignità, la volontà e i bisogni dell’assistito».

 

 

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