GROSSETO. 268 casi soltanto nei primi sei mesi. Numeri del codice rosa, di persone – donne, soprattutto, ma anche uomini e minori – che si sono rivolti al pronto soccorso dell’ospedale per casi di violenza.
Numeri che in Maremma raccontano una realtà complessa che richiede rapidità, ascolto e ambienti protetti. Non tutti i codici rosa diventano automaticamente codici rossi: spesso accade il contrario, arrivano già con la massima urgenza e vengono immediatamente inviati al pronto soccorso per la prima valutazione.
Al comando provinciale dei carabinieri di Grosseto esiste una stanza dedicata esclusivamente alle donne vittime di violenza, uno spazio riservato e silenzioso. «Prima di tutto le donne richiedono più tranquillità», spiegano dal comando provinciale dei carabinieri di Grosseto.
Una stanza “tutta per sé” è operativa anche a Follonica, mentre a Orbetello – dove non era possibile ricavare un locale – Soroptimist ha donato un kit mobile con telecamera e pc per raccogliere le informazioni in ospedale o direttamente nelle abitazioni. Una procedura che, tecnicamente, può essere svolta ovunque.
«Nelle stanze di polizia c’è sempre un viavai di persone, invece in uno spazio dedicato si può lavorare con tranquillità», chiariscono dal comando. La stanza diventa così una zona franca, dove la vittima può confrontarsi anche con avvocati o figure di supporto senza pressioni esterne.
I numeri 2025: 268 episodi di violenza e 60 casi su minori
I dati del Codice Rosa dei primi sei mesi del 2025 confermano la rilevanza del fenomeno in Maremma. Secondo le tabelle della Usl Toscana sud est:
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268 casi di violenza fisica segnalati (categoria principale)
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60 episodi che hanno coinvolto minori
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7 violenze sessuali su adulti
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10 violenze sessuali su minori
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0 casi di stalking
Le donne rappresentano la grande maggioranza delle vittime: il 77%, contro il 23% di uomini. Le fasce d’età più colpite sono quelle 30-39 anni (66 casi) e 40-49 anni (57 casi), a conferma di un picco nella fase centrale della vita adulta. Anche tra gli over 70 la presenza non è marginale: 32,9% del totale nella distribuzione generale età/sesso, con prevalenza femminile (69%).
Un dato significativo è la composizione tra adulti e minori: 275 adulti (80%) e 70 minori (20%). Tra i minori la distribuzione per sesso è equilibrata: 36 maschi e 34 femmine.
Sul fronte della cittadinanza, le vittime adulte sono per il 73% italiane e per il 27% straniere; tra i minori la quota straniera è del 17%.
Le archiviazioni: perché un dato così alto significa che il sistema funziona
Il trend giudiziario in Maremma è chiaro: 750 fascicoli aperti in un anno, di cui 520 archiviati. È un dato che potrebbe far pensare a inefficienza, ma per i carabinieri è esattamente il contrario.
«Le 520 archiviazioni devono essere lette positivamente», spiegano dal comando provinciale dei carabinieri di Grosseto. L’archiviazione arriva spesso dopo approfondimenti accurati, resi possibili dal sistema del codice rosso che consente tre giorni per chiedere eventuali misure cautelari, ma anche tempo sufficiente per valutare la reale gravità del caso.
Molti episodi, vagliati attentamente, non configurano violenza di genere: si tratta a volte di litigi di coppia particolarmente accesi.
Al contrario, è molto più preoccupante quando le donne non denunciano, restano in silenzio e tendono a giustificare comportamenti che non devono essere giustificati.
L’ambiente protetto delle stanze dedicate serve proprio a questo: garantire un luogo dove la vittima possa esprimersi, anche quando teme che ciò che vive “non sia abbastanza grave”.
Consapevolezza, fragilità economica e relazionale
Secondo i militari dell’Arma, la consapevolezza resta una delle principali sfide. «Oggi ti rendi conto di quanto siano importanti le informazioni su questo argomento», dicono dal comando.
Molte donne, soprattutto quelle provenienti da altri paesi e prive di indipendenza economica, tendono ancora a giustificare la violenza. Un dato supportato anche dai numeri della cittadinanza raccolti dalla Usl: la componente straniera, pur minoritaria, è più vulnerabile dal punto di vista sociale.
Non mancano casi che riguardano giovanissime, anche 20enni, che interpretano la violenza come una dinamica di coppia. «Magari una ragazza è stata menata, ma poi ci torna a vivere insieme».
Sono situazioni complesse, in cui la violenza rischia di essere considerata quasi un “elemento” del rapporto affettivo. Per i carabinieri è essenziale far capire che gli strumenti di tutela esistono e che la denuncia, anche quando il fatto sembra minimo, può evitare escalation future.
Formazione e strumenti: come opera l’Arma
Nell’Arma le donne carabiniere sono presenti da vent’anni e hanno portato competenze preziose nell’approccio alle vittime. Tutti i militari coinvolti seguono formazione specifica sulla violenza di genere, con un pool dedicato e un coordinamento nazionale al Racis di Roma.
Il vademecum operativo è un riferimento quotidiano: «Ci sono indicazioni operative utili – dicono dal comando provinciale – I militari hanno uno strumento importantissimo da poter prendere come riferimento».
Ma la differenza, spiegano, la fa sempre l’ascolto umano: sensibilità, tono, capacità di accogliere.
Denunciare, sempre: la priorità per evitare il silenzio
La priorità è una: far capire alle donne che gli strumenti ci sono. Il codice rosso funziona solo quando la vittima decide di chiedere aiuto.
Le 520 archiviazioni, i dati delle fasce d’età, la composizione per sesso e cittadinanza raccontano un territorio che denuncia, si espone, si mette in gioco.
I carabinieri hanno l’obbligo di ricevere ogni segnalazione. E una stanza protetta, silenziosa, accogliente può essere il primo passo per cambiare una vita.



